Fonte: Borsa e Finanza
Autore: Francesca Monti
27 Aprile 2009
Dal 2004 i migliori gestori hanno battuto il Btp (+15%), ma non l’Etf obbligazionario (+20%).
I «cloni» dei bond quotati in Piazza Affari compiono cinque anni. Il primo Etf (Exchange traded fund) fu il Lyxor Euromts global, da allora ne ….
sono arrivati altri 50. Con quali risultati? Ec-co una ricognizione sul campo e un paragone con i fondi comuni e i Btp di pari durata.
Sono ben 13 i fondi che hanno fatto meglio del Btp a 5 anni acquistato in asta a fine aprile 2004 (e che ha garantito un rendimento net-to del 15,42%) mentre nessuno dei gestori delle casse comuni obbligazionarie è riuscita a fare meglio dell’Etf che copia il mercato degli euro titoli e che ha sfiorato il 19,98%.
Gestori deludenti quindi? Purtroppo sì ed è (quasi) tutta colpa dei costi che, a vario titolo, gravano sull’attività dei fondi comuni. In base ai Ter (la somma complessi-va di tutte le spese che in un anno pesano sulla gestione del fondo, ndr) dal 2004 al 2008 il costo medio dei prodotti obbligazionari euro governativi a medio lungo termine si è attestato ali’1,14% annuo ovvero al 5,84% in 5 anni.
Non considerando questi costi, il rendimento lordo dei fondi di categoria risulta competitivo nei 5 anni non solo rispetto al Btp (36 prodotti su 40 meglio del titolo pluriennale del Tesoro) ma anche nei confronti dell’Età sono 22 i fondi di categoria (quindi più della metà) che possono vantare una performance lorda a 5 anni uguale o superiore al 19,98% dell’Etf. Tra i gestori migliori in assoluto spiccano Leonardo obbligazionario Italia (18,22% netto e 25,36% lordo a 5 anni) e Gestielle LT euro (18,03% netto e 24,54% lordo).
E se adesso si fosse gonfiata la bolla sulle obbligazioni sicure?
«Non sono di questa idea», dice Fabrizio Fiorini, responsabile obbligazionario di Aletti Gestielle e gestore del Fondo Gestielle LT Euro. E anche Mario Moschetta responsabile degli investimenti di Leonardo sgr dice: «Anche secondo noi non c’è nessuna bolla. Almeno per il prossimo futuro l’esplosione di debito pubblico non dovrebbe rappresentare un pericolo, né ci dovrebbero essere rischi di inflazione. La riduzione della leva finanziaria è un fenomeno con conseguenze recessive e deflattive molto potenti».
Moschetta preferisce le emissioni a medio-lungo termine (5-10 anni) italiane. «Allungando le scadenze si riescono a spuntare maggiorazioni di rendimen-to interessanti, dal momen-to che i titoli a breve hanno rendimenti ormai vicini allo zero. Inoltre la preferenza va all’Italia poiché il differenziale di rendimento rispetto ai bond tedeschi continua ad essere generoso. Infine, nei prossimi anni proprio i Paesi come Germania e Francia registreranno, rispetto all’Italia, un peggioramento relativo dei conti pubblici a causa dei più massicci interventi a sostegno del sistema bancario.
I bond societari, infine, sono una strategia molto comune per i gestori. «Su tutti i nostri fondi obbligazionari abbiamo inserito una per-centuale significativa circa il 20% di corporate — dice Moschetta —. I loro elevatissimi spread di rendimi rispetto ai governativi scontano già il peggior ciclo di default mai osservato storia».
Fonte: Corriere Economia del 27 aprile 2009









