Secondo Andrew Ye, Investment Strategist di Global X ETFs, la spesa in conto capitale per l’intelligenza artificiale continuerà a trainare reti elettriche, rame, argento e litio.
Articolo creato dalla Redazione di ETFWorld.it
Andrew Ye, Investment Strategist di Global X ETFs
Per navigare la volatilità attesa, la società consiglia di affiancare all’esposizione azionaria tradizionale strategie basate su opzioni.
Il tema portante dei mercati nella seconda parte del 2026 sarà ancora una volta il legame profondo tra la rivoluzione tecnologica e il mondo fisico. È questa la tesi centrale dell’outlook di metà anno firmato da Andrew Ye per Global X, che delinea uno scenario in cui infrastrutture e metalli industriali giocano un ruolo da protagonisti.
L’analisi ripercorre un primo semestre dominato dagli interrogativi sulla tenuta degli investimenti degli hyperscaler tecnologici, per poi individuare nell’energia il principale collo di bottiglia per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La soluzione proposta da Global X, attiva negli ETF tematici e a reddito, è quella di guardare all’intera filiera: dai semiconduttori alle reti elettriche, fino ai metalli che alimentano questa espansione, gestendo i rischi con strumenti finanziari più sofisticati.
La spesa degli hyperscaler regge la prova del mercato
Le preoccupazioni di inizio anno sulla sostenibilità dei massicci investimenti in conto capitale (capex) da parte dei colossi del cloud sembrano, per ora, superate. Il primo semestre ha messo alla prova questo flusso di denaro, e la spesa non solo è proseguita, ma le proiezioni sono state riviste al rialzo.
Ye sottolinea come i benefici di questa spesa non si limitino ai produttori di chip, ma si estendano a tutta la filiera a valle: infrastrutture di rete, sistemi energetici e i metalli necessari a costruirli. Un ulteriore fattore di supporto arriva dalla geopolitica: il conflitto in Medio Oriente ha riacceso i riflettori sui vantaggi economici di una minore dipendenza dai combustibili fossili, rafforzando il ruolo delle energie rinnovabili non solo come scelta di sostenibilità, ma come vera e propria necessità strategica.
L’energia: il vero collo di bottiglia per i data center
Il punto cruciale emerso nel primo semestre è che l’energia sta diventando il fattore limitante per l’espansione dei data center. L’outlook cita l’esempio emblematico di Microsoft, che ha rivelato un portafoglio ordini Azure per decine di miliardi di dollari impossibile da evadere a causa della mancanza di potenza elettrica. Nel frattempo, nei principali mercati statunitensi, i tempi di attesa per l’allacciamento alla rete elettrica hanno ormai superato i quattro anni.
Questi dati trovano conferma in report indipendenti. Microsoft ha effettivamente comunicato un arretrato di circa 80 miliardi di dollari, attribuibile proprio ai vincoli di potenza. Anche la stima dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), citata nell’outlook, secondo cui circa un quinto degli investimenti globali in data center è a rischio di ritardo a causa delle reti elettriche, riflette un problema ormai riconosciuto a livello globale.
La risposta: investimenti record dalle utility USA
Per sciogliere questo nodo, le utility statunitensi hanno risposto con piani di investimento senza precedenti. Global X evidenzia programmi aggregati per quasi 1.300 miliardi di dollari nel periodo 2026-2030, destinati alla trasmissione, alla modernizzazione della rete e all’incremento della capacità di generazione. Una cifra colossale, coerente con le stime di S&P Global, e che rappresenta un’enorme opportunità per le aziende che costruiranno queste infrastrutture.
Un ciclo di investimenti più ampio della sola AI
L’outlook segnala un cambiamento di paradigma: la spinta non viene solo dall’AI. Dopo anni di sotto-investimenti, anche le infrastrutture tradizionali—strade, ponti, trasporti—stanno vivendo una fase di rilancio negli Stati Uniti, in Europa e nei mercati emergenti. La costruzione dell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale si è quindi innestata su un ciclo infrastrutturale convenzionale già in fase di svolta, creando un effetto combinato particolarmente potente.
I diretti beneficiari sono le società di sviluppo infrastrutturale, i cui contratti, tipicamente pluriennali o addirittura decennali, garantiscono utili a lungo termine e poco sensibili alle fluttuazioni economiche. I loro titoli azionari, sia negli USA che in Europa, si trovano nella posizione ideale per capitalizzare questo flusso di capitale.
L’effetto moltiplicatore sulle materie prime: rame e argento protagonisti
Questa ondata di investimenti ha un effetto moltiplicatore diretto sulle materie prime. I data center sono di per sé ad alta intensità di metalli, ma la rete elettrica necessaria a sostenerli lo è in misura ancora maggiore. Questo rende rame e argento due asset da tenere d’occhio.
Il rame, considerato il termometro del ciclo industriale, si è mantenuto vicino ai massimi storici nonostante un contesto di tassi d’interesse sfavorevole e uno shock geopolitico. Per Ye, questa resilienza è la prova che il mercato guarda ai fondamentali: la domanda rimane robusta, mentre la crescita dell’offerta è limitata.
Questa forza si riflette anche sull’argento, la cui domanda è per circa metà di natura industriale. L’outlook suggerisce che l’attenzione alle dinamiche monetarie abbia messo in ombra ciò che il mercato fisico sta mostrando: acquisti industriali costanti, visibili soprattutto nei volumi di importazione cinesi.
Litio e batterie: la spinta da rinnovabili e mobilità elettrica
Anche il litio è destinato a beneficiare di questo scenario. La necessità di gestire l’intermittenza delle fonti rinnovabili spinge le utility ad affiancare alla generazione sistemi di accumulo a batteria (BESS). A questo si somma la crescente domanda di veicoli elettrici, incentivata anche dal rialzo dei prezzi dei carburanti tradizionali.
Gestire i rischi: il ruolo delle strategie a opzioni
Nonostante le prospettive positive, Ye mette in guardia dai rischi. Le valutazioni tirate e le elevate correlazioni tra azioni e obbligazioni hanno reso inefficaci le tradizionali coperture. Lo shock del primo semestre ha dimostrato che la duration obbligazionaria non protegge più dal rischio azionario.
Per la seconda parte dell’anno, Global X suggerisce quindi di affiancare all’esposizione azionaria strategie basate su opzioni, che offrono protezione dai ribassi senza rinunciare del tutto ai rialzi. In particolare, vengono citate due soluzioni:
Strategie “Covered Call“: ideali in un contesto di volatilità elevata. Convertono una parte del potenziale rialzo in reddito, riducendo al contempo il rischio complessivo del portafoglio.
Strategie con “Buffer”: offrono una protezione esplicita contro le perdite fino a un certo limite (es. -10%), in cambio di una partecipazione al rialzo limitata.
Il vantaggio di entrambe è che non richiedono di prevedere la direzione del mercato, ma semplicemente di modellarne il profilo di rischio-rendimento.
In conclusione, la visione di Global X per la fine del 2026 è chiara: il megatrend dell’AI continua a spingere la domanda di infrastrutture e metalli. Per gli investitori, la sfida è cavalcare questo trend, proteggendosi al tempo stesso dalle turbolenze che potrebbero presentarsi lungo il percorso.
Se vuoi saperne di più : Gli Exchange Traded Funds (ETF): Guida Completa – Funzionamento, Costi e Rischi
Fonte: ETFWorld.it









