Amundi ETF – Flussi mensili degli ETF UCITS – Maggio 2026: gli investitori ricalibrano il rischio, raccolta a 36,4 miliardi di euro
Articolo creato dalla Redazione di ETFWorld.it
Analisi dei flussi di mercato degli ETF – Dati al 31 maggio 2026
Il mercato europeo degli ETF UCITS ha proseguito a maggio la traiettoria di ripresa avviata in aprile. Secondo l’analisi mensile di Amundi, i nuovi asset netti raccolti dai fondi a replica passiva domiciliati in Europa hanno raggiunto 36,4 miliardi di euro, in crescita del 35% rispetto allo stesso mese del 2025 e superiori ai 35,5 miliardi registrati ad aprile. Il dato segna un netto recupero rispetto a marzo, mese in cui la raccolta si era fermata a 10,6 miliardi a causa dell’impatto sui mercati del conflitto in Medio Oriente fra Stati Uniti, Israele e Iran, che aveva spinto gli investitori verso un posizionamento più difensivo.
Il quadro che emerge dai numeri è quello di un mercato cautamente costruttivo. Gli investitori hanno aumentato l’esposizione agli asset rischiosi, ma lo hanno fatto con strumenti diversificati e mantenendo riserve di liquidità. L’incertezza su geopolitica, traiettoria dell’inflazione, decisioni delle banche centrali e prospettive di crescita continua a pesare sulle scelte di allocazione, e a maggio si è tradotta in una preferenza per la diversificazione*, la liquidità e gli strumenti flessibili di costruzione del portafoglio rispetto alle scommesse concentrate.
Azionario: ritorno sugli Stati Uniti, l’Europa rallenta
Sul fronte azionario la raccolta netta è stata di 24,4 miliardi di euro. Quasi metà di questo importo, 11,2 miliardi, è confluita in strategie azionarie globali all-country, a conferma della volontà degli investitori di ottenere esposizioni ampie e geograficamente diversificate piuttosto che puntare su singoli mercati.
Il dato più rilevante riguarda gli Stati Uniti. Gli ETF su azionario USA hanno raccolto 7,7 miliardi di euro, in aumento del 30% rispetto ad aprile. La domanda si è concentrata sulle large cap e sul comparto tecnologico, sostenuti dal tema dell’intelligenza artificiale, che continua a essere il principale motore narrativo del mercato. Il settore IT è risultato il leader per raccolta settoriale, con 1,6 miliardi di euro di nuovi asset netti.
Andamento opposto per l’Europa, che ha registrato deflussi netti dopo un aprile sostanzialmente stabile e un avvio d’anno positivo. Si tratta di un’inversione significativa, considerato che nei mesi precedenti l’azionario europeo aveva beneficiato della rotazione tematica legata all’autonomia strategica del continente e ai piani di spesa fiscale.
I mercati emergenti hanno chiuso il mese in territorio positivo con 1,3 miliardi di euro, mantenendo flussi costanti ma non particolarmente elevati. In crescita l’interesse per l’azionario giapponese, che ha raccolto 736 milioni di euro, in aumento del 13% su base mensile.
Sul versante tematico la domanda è rimasta concentrata su due filoni: i semiconduttori, declinazione naturale dell’esposizione all’IA, con 1,1 miliardi di euro raccolti, e le infrastrutture, con 553 milioni. Quest’ultima categoria continua a beneficiare del dibattito europeo su difesa, transizione energetica e capacità industriale.
Reddito fisso: miglior avvio d’anno di sempre
Il reddito fisso ha aggiunto 11,8 miliardi di euro di nuovi asset netti, in linea con la tendenza solida osservata da gennaio. Da inizio anno l’asset class ha raccolto circa 40 miliardi di euro, il miglior avvio annuale mai registrato per gli ETF obbligazionari UCITS.
Gli investitori continuano a cercare carry e rendimento, ma restano attenti al rischio di duration e all’esito delle prossime mosse di politica monetaria. I titoli di Stato hanno guidato i flussi con 4,5 miliardi di euro, seguiti dal credito investment grade con 3,2 miliardi.
La raccolta sugli ETF monetari, pari a 1,7 miliardi di euro, conferma che la liquidità resta una componente significativa dell’allocazione anche in una fase di maggiore propensione al rischio. Il segnale più chiaro di ricalibrazione del rischio arriva però dal credito high yield, che ha raccolto 1,1 miliardi di euro, in aumento del 60% rispetto ad aprile.
Le preferenze sulla duration mostrano differenze marcate fra aree geografiche. Sui titoli di Stato statunitensi gli investitori hanno privilegiato le scadenze ultra-brevi, con 811 milioni di euro raccolti, scelta che riflette l’incertezza sull’inflazione, sulla crescita e sulla futura traiettoria della Federal Reserve. Sui titoli di Stato europei la domanda si è invece distribuita sul segmento all maturity, che ha raccolto 923 milioni di euro, indicando un posizionamento più neutrale sulla curva.
Le obbligazioni indicizzate all’inflazione hanno continuato ad attirare interesse, con 557 milioni di euro raccolti nel mese.
ESG: dinamiche divergenti fra azionario e obbligazionario
Il quadro ESG si è presentato eterogeneo. Le strategie azionarie ESG hanno raccolto 5,3 miliardi di euro, con una quota in aumento sul totale, mentre quelle obbligazionarie hanno rallentato a 2,8 miliardi, attestandosi attorno a un quarto della raccolta complessiva del fixed income.
Sul lato azionario il dato riflette un fenomeno strutturale: l’integrazione dei criteri ESG all’interno delle strategie all-country, world e settoriali. Molti fondi globali di ampia portata includono ormai screening ESG o versioni ESG-tilted come parte dell’offerta core. Una parte della domanda ESG viene quindi intercettata indirettamente attraverso allocazioni azionarie diversificate*, e non sempre risulta visibile nei flussi delle strategie etichettate esplicitamente come sostenibili.
Il contesto: due mesi di ripresa dopo il blocco di marzo
Il bimestre aprile-maggio ha visto la raccolta tornare su livelli elevati dopo il rallentamento di marzo, quando il conflitto fra Stati Uniti, Israele e Iran aveva provocato cali sui listini, un rialzo del prezzo del petrolio e una ripresa delle preoccupazioni sull’inflazione. In quel mese la raccolta si era fermata a 10,6 miliardi di euro, in forte contrazione rispetto ai picchi di gennaio (46,9 miliardi) e febbraio (48 miliardi), che erano stati i due mesi record nella storia del mercato UCITS.
Il dato di maggio conferma che la domanda strutturale per gli strumenti a replica passiva resta intatta, ma anche che gli investitori europei stanno usando gli ETF in modo più tattico, ricalibrando in tempo reale l’esposizione a rischio, geografia e duration in funzione del quadro macro.
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Fonte: ETFWorld.it








