SPDR ETF –La BCE si è riunita d’urgenza mercoledì nel tentativo di rallentare la corsa dei mercati obbligazionari dei Paesi periferici.
A cura di Jason Simpson, SPDR ETF – State Street Global Advisors
I tentativi della conferenza stampa della BCE della scorsa settimana di convincere il mercato che i problemi legati all’eccessivo allargamento degli spread all’interno del mercato obbligazionario dell’area dell’euro saranno affrontati man mano che si presenteranno, non sono riusciti a rassicurare i partecipanti dei mercati della reale esistenza di un piano. Questa delusione ha agito da catalizzatore per la vendita dei titoli di Stato italiani, spingendo il rendimento a 10 anni oltre il 4% e facendo schizzare gli spread con la Germania a 240 pb, oltre 90 pb in più rispetto ai livelli di fine marzo.
Non esiste ancora un piano, ma la BCE ha guadagnato tempo promettendo un nuovo “strumento anti-frammentazione”. Nella sua modulazione iniziale, sembra che questo strumento consentirà alla BCE di distribuire i proventi del reinvestimento del Pandemic Purchase Programme verso i mercati obbligazionari sovrani che sono maggiormente sotto stress. Sebbene ci si chieda se i reinvestimenti del PEPP saranno sufficienti a contenere i tassi dei Paesi periferici o se tale schema possa essere bloccato da dispute di natura legale, si tratta comunque di un chiaro segnale che la BCE è pronta a impegnarsi attivamente per prevenire la frammentazione del mercato.
Per ora ha fermato il sell-off. Tutti i titoli dell’area dell’euro hanno visto i rendimenti scendere, ma soprattutto i rendimenti italiani a 10 anni sono scesi di oltre 35 pb, restringendo gli spread con la Germania di circa 25 pb. Ma a questo dovranno seguire azioni concrete, altrimenti la BCE rischia di minare la propria credibilità. Dopotutto, l’unica ragione per cui il “Whatever it takes” del presidente della BCE Draghi del luglio 2012 ha funzionato nel risollevare i mercati è che la gente gli ha creduto
Fonte: ETFWorld.it








