Ambrose Evans-Pritchard ha pubblicato su The Tdegmph in novembre un articolo sulla gravissima crisi giapponese. Il titolo è….
chiarissimo: «Worry about Japan, not America».
Il cambio di governo, con la presa di potere del democratico Yukio Hatoyama, non ha provocato eccessivo ottimismo sul mercato. Il tasso per assicurare i crediti a cinque anni del debito nipponico sono raddoppiati da 35 a 63 punti in poche settimane. Simon Johnson, a suo tempo capo-economista del Fondo monetario internazionale, si è spinto a dichiarare che «vi è un rischio reale che il Giappone possa fallire».
L’Fmi si attende che il rapporto debito/Pil nipponico possa toccare il 218% quest’anno e il 227% nel 2010. La situazione è per ora sotto controllo in quanto i tassi di interesse sono bassissimi, ma se dovessero mutare? Nel frattempo però la deflazione prosegue. In ottobre i prezzi sono scesi del 2,4%, la percentuale più elevata del recente passato.
Mentre la crescita dei debiti prosegue, n rialzo dello yen contro euro, dollaro e yuan ha poi peggiorato le previsioni deflazionistiche. risparmiatore nipponico non ha avuto grandi soddisfazioni dalla Borsa. Il rimbalzo dai minimi di marzo è stato tra i meno consistenti, considerando la forte caduta precedente, n colpo di grazia è rappresentato dal rialzo dello yen, che ha deleterie conseguenze per gli esportatori quotati.
Il rifugio è l’acquisto di oro e platino. L’ascesa di queste due materie preziose è infatti temperata dal forte rialzo dello yen. Una situazione che rende ancor più allettante l’acquisto di platino, nella tradizione locale molto usato nei monili preziosi. Il balzo del prezzo del platino può essere imputato all’accelerazione degli acquisti nipponici.
Fonte: Borsa e Finanza del 28 novembre 2009
Autore: Guido Bellosta









