Futuro incerto per l’acciaio

Fonte: Borsa e Finanza

19 Ottobre 2009

Autore: Gianluigi Raimondi

II World Steel Institute prevede nel 2010 un aumento della domanda globale. Intanto però in Cina c’è surplus di offerta e i prezzi scendono …..

Secondo le stime del World Steel Institute nel 2010 la domanda mondiale d’acciaio crescerà del 9,2%. Una buona prospettiva considerando il calo dell’8,6% atteso per quest’anno. «A trainare il mercato siderurgico – ha affermato lan Christmas, direttore generale dell’istituto – sarà ancora una volta la Cina, senza la quale la diminuzione nel 2009 ammonterebbe al 24%».

Il pacchetto di stimoli all’economia da 586 miliardi di dollari varato dalle autorità di Pechino ha avuto i suoi effetti. Fin troppo, forse. In settimana il governo cinese ha infatti avvertito che l’import nazionale di minerale di ferro ha fatto balzare il surplus di offerta intema al record di 50 milioni di tonnellate. Inoltre, almeno per il momento, in base all’ultimo report della China Iron & Steel Association le esportazioni cinesi di acciaio verso gli Stati Uniti e l’Europa sono scese nei primi otto mesi dell’anno rispettivamente del 73% e dell’85% se confrontate con lo stesso periodo del 2008.

E per ora, in aggiunta, i prezzi dell’acciaio in Cina sono in media diminuiti del 25% dal top dell’anno segnato a inizio agosto. Al London Meta! Exchange il future sul contratto mediterranean steel, a differenza dei derivati sugli altri metalli metalli industriali che seguono da tempo un trend rialzista, continua ad accusare da inizio anno un ribasso prossimo al 14%. Il quadro resta quindi estremamente incerto. «Gli strumenti economici e finanziari – ha dichiarato Roberto Lunardi, presidente di Assofermet, associazione italiana che raggnippa circa 800 aziende della filiera dei metalli industriali – hanno sviscerato ogni aspetto di questa crisi.

Eppure non sono sufficienti a farci uscire dal guado. Per farlo, è indispensabile fare ricorso all’istinto imprenditoriale, alla sfida con se stesso». A prescindere dagli aiuti esogeni.

Fonte: Borsa e Finanza del 17 ottobre 2009