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70/160/50 e high conviction: Franklin Templeton rivoluziona gli ETF tra attivi, outcome e crescita globale

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Numeri in forte crescita, una piattaforma globale da 70 miliardi di dollari, 160 ETF quotati e il 50% delle masse in strategie attive: Franklin Templeton si presenta sul mercato europeo con un’identità chiara e ambiziosa. In questa intervista, facciamo il punto sulla strategia del colosso del risparmio gestito, che punta a trasferire le best practice statunitensi in Italia e in Europa, scommettendo su ETF “High conviction”, soluzioni outcome-oriented e competenze storiche nei mercati emergenti. Dalla lezione di Mark Mobius ai nuovi ETF settoriali sull’S&P 500, fino alle prospettive per il 2026, scopriamo come Franklin Templeton intende rafforzare il proprio posizionamento in un mercato sempre più competitivo.

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Vincenzo Sagone, Head of ETF Sales Italy, Franklin Templeton

26 Maggio 2026 ETFWorld.it – Riproduzione Vietata in ogni forma anche parziale


ETFWorld : Quali sono i numeri chiave della vostra gamma ETF e qual è la strategia che adotterete per rafforzare il posizionamento in un mercato così competitivo?

Vincenzo Sagone : I nostri numeri chiave sono 70/160/50 e raccontano bene chi siamo oggi.

70 miliardi di dollari sono le masse in gestione della nostra piattaforma ETF globale, in forte crescita rispetto ai circa 25 miliardi di due anni fa. È la conferma di un business solido e di un interesse crescente da parte degli investitori.

160 è il numero di ETF quotati tra Stati Uniti, Europa, Canada e Australia. Siamo una piattaforma realmente globale e guardiamo al mercato americano come fonte di ispirazione, perché spesso anticipa trend e soluzioni che poi arrivano in Europa. Il nostro obiettivo è trasferire queste best practice nel mercato italiano con strumenti innovativi e utili ai portafogli dei clienti.

Il 50% delle nostre masse ETF è investito in strategie attive. È un dato importante, perché mostra quanto crediamo in questa evoluzione dell’industria. Gli ETF attivi ampliano le possibilità di costruzione di portafoglio e rendono accessibili competenze gestionali di alto livello in una struttura semplice, trasparente e liquida.

ETFWorld : Come trasferite la vostra esperienza storica nei mercati emergenti nella costruzione degli ETF e quali sono i mercati o i temi emergenti più promettenti per il 2026?

Vincenzo Sagone : Franklin Templeton è da sempre un punto di riferimento negli investimenti nei mercati emergenti. Mark Mobius, che è venuto a mancare proprio quest’anno e che è stato uno dei gestori chiave di Franklin Templeton, è stato il pioniere globale di questa asset class e ha contribuito a costruire un patrimonio di competenze che ancora oggi ci distingue. Questa expertise si riflette anche nella nostra gamma ETF, con esposizioni mirate a singoli Paesi come Corea del Sud, Cina, India, Taiwan, Arabia Saudita e Brasile. Per il 2026 vediamo interesse per i mercati che combinano crescita strutturale, innovazione tecnologica, sviluppo dei consumi interni e accesso a settori strategici come semiconduttori, materie prime e transizione energetica.

ETFWorld : Cosa significa esattamente “High conviction” nel vostro approccio agli ETF attivi e in che modo si differenzia da una gestione attiva tradizionale?

Vincenzo Sagone : Per noi “high conviction” significa concentrare il portafoglio sulle idee migliori dei nostri team di gestione, dove ricerca proprietaria ed esperienza possono fare la differenza. La nostra forza è poter contare su poli di investimento altamente specializzati, con competenze riconosciute a livello globale nell’azionario e obbligazionario emergente, nell’obbligazionario euro e nelle strategie income statunitensi. Attraverso l’ETF, questa competenza diventa accessibile in un veicolo efficiente, trasparente e facilmente utilizzabile in portafoglio.

ETFWorld : In quali contesti di mercato un ETF attivo High convinction può offrire un reale valore aggiunto per gli investitori?

Vincenzo Sagone : Un ETF attivo high conviction può offrire valore aggiunto nei segmenti in cui la replica passiva non è sempre la soluzione più efficiente. Pensiamo all’obbligazionario, alle small cap, alle strategie income o al debito emergente: aree in cui ricerca, selezione e gestione dinamica del portafoglio possono incidere in modo rilevante sul risultato finale. Oggi è possibile completare l’allocazione con soluzioni che mantengono i vantaggi tipici dell’ETF ma aggiungono flessibilità e potenziale extra-rendimento.

ETFWorld : Come definite il concetto di ETF “outcome-oriented” e quali bisogni degli investitori cercate di soddisfare con questa tipologia di prodotti?

Vincenzo Sagone : Per noi un ETF outcome-oriented è uno strumento che, oltre a offrire esposizione a una determinata asset class, incorpora anche un obiettivo aggiuntivo, più vicino ai bisogni concreti dell’investitore. Può trattarsi, per esempio, di allineamento a determinati valori, criteri di sostenibilità oppure ricerca rendimento. L’outcome è quindi un secondo livello di costruzione del prodotto, pensato per rendere l’ETF più aderente agli obiettivi reali del cliente.

ETFWorld : Potete descriverci un esempio emblematico di ETF outcome della vostra offerta, illustrandone la costruzione e l’obiettivo di investimento?

Vincenzo Sagone: Un esempio emblematico è il Franklin European Quality Dividend UCITS ETF. In questo caso l’investitore ottiene esposizione all’azionario europeo con un elemento distintivo: la selezione di società caratterizzate da qualità elevata e dividendi interessanti. L’obiettivo è offrire un’esposizione più efficiente e coerente con le esigenze di chi cerca non solo partecipazione al mercato, ma anche un profilo qualitativo e di rendimento superiore.

ETFWorld : Quali sono state le Vostre ultime emissioni e quali trend guideranno i lanci di nuovi ETF previsti per il 2026?

Vincenzo Sagone : Tra le ultime novità abbiamo lanciato la versione con copertura valutaria del nostro ETF Franklin US Mega Cap 100 UCITS ETF e quattro nuovi ETF settoriali sull’S&P 500, dedicati a Information Technology, Consumer Discretionary, Communication Services e Financials. Guardando al 2026, abbiamo già diversi progetti in pipeline, sia sul fronte attivo sia su quello passivo. Il filo conduttore resta l’innovazione, con soluzioni sempre più precise rispetto ai bisogni degli investitori.

Fonte: ETFWorld – Riproduzione Vietata in ogni forma anche parziale

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