Fonte: Borsa e Finanza
Autore: Gianluigi Raimondi
23 Febbraio 2009
Pechino spinge l’M&A tra i titoli del comparto. Dopo Rio Tinto e Oz Minerals la prossima preda potrebbe essere adesso il colosso americano Alcoa
In piena crisi economica mondiale c’è chi va in contro tendenza e decide di investire. Con l’effetto di far ripartire il risiko societario e di….riportare sugli scudi i titoli azionari. Accade in Cina, dove il governo è deciso a conquistare nuove quote di mercato nel comparto minerario visti anche i pesanti ribassi delle quotazioni.
Chinalco, colosso mondiale dell’alluminio, ha raddoppiato la quota nel gruppo angloaustraliano Rio Tinto con un esborso complessivo di 19,5 miliardi di dollari. China Minmetals, ha annunciato che è pronta a rilevare l’australiana Oz Minerals, secondo produttore mondiale di zinco, mettendo sul piat-to 1,7 miliardi di dollari.
China Investment punta a diventare il primo azionista dell’australiana Fortrescue, attiva nell’estrazione del minerale di ferro in Australia Ancora, Wuhan Iron & Steel e Jiangsu Shangang, rispettivamente terza e quarta azien-da siderurgica della Repubblica Popolare, hanno preannunciato di voler far shopping di concorrenti in Brasile e, di nuovo, tra le indebitate compagnie minerarie australiane.
I prossimi obiettivi? «Alcoa, gigante Usa dell’alluminio alle prese con una preoccupante crisi finanziaria e di ordinativi potrebbe diventare una preda – afferma Alex Salkever, strategist diPiqqem – Almeno per una quota di minoranza, alla che in settimana ha portato i corsi a segnare il minimo dal 1990».
Nel frattempo, da inizio anno le prime dieci big cap dell’indice Bloomberg World Mining hanno messo a segno un rialzo medio superiore al 16%, con punte di quasi il 70% per le cinesi Chalco e Zftin Mining (maggior compagnia aurifera del Paese).
Per sfruttare un potenziale allungo dei minerari, a Piazza Affari è disponibile un certificato benchmark U cui codice ISIN è N6D000019776.
Fonte: Borsa e Finanza del 21 Febbraio 2009









