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a cura dell’Ufficio Studi di Union Investment
Anche nelle ultime settimane i mercati azionari asiatici presentavano prevalentemente in condizioni di stabilità. Cina e India ancora una volta proprio in testa alla lista dei vincitori. Alla Borsa cinese spiccano soprattutto gli H-shares. Qui, in particolare, sono le più importanti aziende dei settori bancario, immobiliare e assicurativo che incontrano il favore degli investitori. Presso la Borsa indiana invece, che potrebbe presentare nuovi record di presenza, si è rafforzata la richiesta di titoli di banche e aziende di software. Anche il mercato indiano ha goduto di una performance molto buona.
Negli ultimi anni il mercato asiatico è stato evitato dagli investitori soprattutto a causa dell’instabilità politica. Tuttavia, dopo le lezioni di fine 2004, la questione si è capovolta e già negli ultimi anni gli investitori stranieri, anche se ancora titubanti, sono tornati a Jakarta. Quest’anno il ghiaccio sembra rotto una volta per tutte. Con uno sviluppo politico stabile, condizioni monetarie favorevoli, la probabilità di un taglio dei tassi e, parallelamente, di una bassa valutazione del mercato emergono gli stimoli a investire sono molteplici.
Anche la Malesia ha fatto registrare un forte aumento delle quotazioni. Per la prima volta dopo anni, la Borsa malese può presentare nuovamente volumi di scambio in rialzo. Mentre in passato il mercato è stato classificato come piuttosto costoso, questo svantaggio sui prezzi è ormai scomparso, tanto che gli investitori stanno ora procedendo all’acquisto di azioni. L’offerta di Agrarroh, collegata alla produzione dell’olio di palma, si presenta vantaggiosa. E lo stesso sta accadendo del resto anche in Indonesia.
In area asiatica vi è ancora un forte potenziale di crescita e riteniamo positivo il prossimo sviluppo del mercato azionistico asiatico. In particolare, nei mesi scorsi si è intravisto che i flussi di capitale globali fluiscono nella ricerca di attraenti opportunità di investimento all’interno dell’area. I fondi Hedge in rialzo e gli specifici fondi asiatici emessi, contavano sugli acquirenti, assidui per numero e per volumi, che hanno promosso una richiesta vivace e fatto crescere le quotazioni.
Cina e India restano comunque i motori di crescita dell’intera area. Dopo che la Cina si è distinta nel terzo trimestre del 2006, con una crescita del 10,4 %, ora anche l’India potrebbe davvero stupire positivamente, in un lasso di tempo equivalente, con un innalzamento del PIL del 9,2 %.
Lo scenario resta ugualmente positivo per quanto riguarda l’analisi delle imprese che offrono risultati positivi per quanto riguarda la distribuzione dei dividendi, mantenendo un’ampia disponibilità di mezzi d’investimento.La nostra preferenza va ai mercati dell’estremo oriente, in quanto offrono ulteriori interessanti possibilità di collocamento. In quest’area si deve prestare grande attenzione alle imprese che ricavano profitto da una crescente domanda interna. Nonostante tutti gli sviluppi positivi non bisogna dimenticare però che anche qui un forte fattore di rischio è rappresentato dal possibile aumento del costo del petrolio.
Fonte: Union Investment – Ogami








