02/03/09 Fondo indice, killer del gestito «pigro»

Fonte: Borsa e Finanza

Autore: Andrea Dragoni

2 Marzo 2009


Bellingeri (Barclays): «Ormai solo i manager attivi hanno un futuro e le Sgr lo hanno capito. E infatti stanno utilizzando sempre di più gli Etf per fondi di fondi, Gpf e Gpm». Il mercato italiano? «Può crescere ancora»….

Società di gestione sempre più «schiave» degli Etf. La conferma arriva da Emanuele Bellingeri, head of sales di iShares (gruppo Barclays Global Investors) per l’Italia, che fa notare come tra i maggiori utilizzatoli dei fondi indice targati Bgi ci siano soprattutto le Sgr. «Il 70% dei nostri asset sono riconducibili alle società di gestione – spiega a B&F Bellingeri – che inseriscono gli exchange traded fund nei portafogli dei fondi di fondi, nelle Gpf e nelle Gpm. E qui spezzo una lancia a favore delle Sgr che, spesso criticate, hanno dimostrato di aver finalmente capito la validità dello strumento Etf, oggettivamente più efficiente di altri prodotti».
Dottor Bellingeri, ma se le Sgr hanno veramente capito la validità dello strumento Etf, perché allora ai propri clienti continuano a promuovere i fondi comuni?
Attenzione. Il problema della scarsa diffusione presso il retail dell’Etf non è da ricercare nella Sgr, ovvero nella fabbrica prodotto, ma nella distribuzione. In particolare nelle banche, che non consigliano alla propria clientela lo strumento Etf. Anzi, molte volte ne limitano addirittura l’utilizzo.
Ma perché le Sgr preferiscono l’Etf al fondo comune?
Anche qui bisogna fare attenzione. Il fondo comune d’investimento, se veramente a gestione attiva, ha una sua ragione di esistere. È lo strumento passivo che non regge il confronto con gli Etf.

E perché? Non è passivo anche l’exchange traded found?
Sì, certo. Mal’Etf, oltre a essere più economico rispetto al fondo comune, ha anche il pregio di essere più trasparente. E mi spiego. Con l’Etf non solo ho la certezza del prezzo certo, ma ho anche la possibilità di vedere in tempo reale la composizione esatta del portafoglio. Con un fondo comune questo non è possibile: in primis perché non so esattamente a che valore del Nav sto comprando e poi perché se il fondo non è della casa difficilmente potrò conoscere l’asset allocation. C’è anche un discorso di benchmark, che l’Etf batte e il fondo no. In realtà, sia l’Etf sia il fondo comune passivo hanno come obiettivo quello di replicare un indice di riferimento. Ma mentre il 90% dei fondi è costantemente sotto benchmark, l’Etf riesce a batterlo, grazie all’utilizzo di alcune tec-niche di gestione che permettono di abbattere i costi che gravano sullo strumento.
Qualche esempio?
Attraverso l’ottimizzazione dei dividendi oppure con il prestito dei titoli sottostanti l’Etf. Nel caso del nostro iShares Eurostoxx 50 l’ottimizzazione della gestione ci ha permesso di abbattere totalmente il Ter (total expence ratio, ndr), così dalla data di lancio, ovvero dal 2000, la performance del fondo indice è esattamente in linea con quella del benchmark.

Ma il fondo comune passivo è destinato a scomparire?
Così come è concepito, il fondo passivo non ha ragione di esistere. Per cui è molto probabile che nel corso degli anni subirà la concorrenza diretta degli Etf. E questo diventerà ancora più vero nel momento in cui la distribuzione comincerà a ragionare nell’ottica di una maggiore consulenza al cliente finale. Inoltre, oggi l’exchange traded fund copre molte più asset class rispetto al fondo comune passivo.
A marzo in Italia saranno delistati i primi sei Etf. Ne seguiranno altri?
No, non credo. A livello mondiale forse assisteremo a un consolidamento in termini sia di attori sia di prodotto. Ma la mia impressione è che in Italia ci siano ancora margini di crescita.
Porterete altri Etf in Italia?
Sì, ci sono progetti di nuovi Etf, sia obbligazionari sia azionari. Il nostro obiettivo per il 2009 è quello di conservare la leadership sul mercato italiano in termini di numero di prodotti.

Fonte: Borsa e Finanza del 28 Febbraio 2009