Rame in scia ai fondamentali

L’import cinese continua ad aumentare mentre una serie di scioperi e di incidenti provoca un calo dell’offerta. Intanto i corsi volano al top ….

La Cina non smette di fare incetta di rame, sebbene nel primo semestre l’import sia balzato al top storico e a settembre sia stato registrato un incremento mensile del 23% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. China Minmetals (big asiatica nel trading di metalli fisici) ha infatti acquistato in settimana 24mila tonnellate di rame, quasi il 7% del totale delle scorte attualmente depositate nei magazzini del London metal exchange. Che da inizio gennaio sono aumentate «solo» del 7% contro una media del 130% degli altri metalli industriali.

«Il rally dei prezzi del rame – afferma Jim Lennon, analista di Macquarie Bank – ha buone chance per proseguire an-cora a lungo perché è sostenuto dai fondamentali della domanda e dell’offerta in ot-tica di medio termine, oltre che dalla speculazione di breve periodo». E le motivazioni contingenti di rialzo dei corsi certo non mancano, visti gli scioperi annunciati dai minatori in Cile e in Perù e l’incidente – occorso nella miniera australiana di Bhp Billiton a Olympic Dam, che ha causato una contrazione dell’output di 70mila tonnellate. Non solo. A spingere al rialzo i corsi, che nelle ultime sedute hanno segnato il top mensile a 6.600 dollari per tonnellata portando la performance da inizio anno te solo il 17% della semina è pronto per essere raccolto contro il 28% dello stesso periodo del 2008 e una media del 46% degli ultimi cinque anni. Inoltre, solamente il 48% delle piante è germogliato, mentre la media dal 2004 è del 54%.

Per sfruttare un potenziale ulteriore allungo dei corsi, oltre al derivato trattato al Cbot, a Piazza Affari sono disponibili un Etc emesso da Etf Securities (Isin GBOOB15KXS04) e due certificati proposti da Abn Amro (Isin NL0000472025) e Banca Imi.


Fonte: Borsa e Finanza del 24 ottobre 2009

26 Ottobre 2009

Autore: Gianluigi Raimondi