James Turk, uno dei commentatori più rispettati del segmento dei preziosi ha segnalato questa settimana una strana anomalia sul mercato aurifero. Nello scorso aprile la quantità di oro detenuta dal principale…..
Fondo statunitense, lo Spdr Gold Trust, era di 1.127 tonnellate. Il prezzo ai tempi si aggirava attorno a 870 dollari per oncia. In questo semestre l’oro ha guadagnato 200 dollari e la quantità di oro di Spdr Gold Trust è scesa di 20 tonnellate. Sembra una stranezza, ma è giustificabile considerando la caccia al metallo fisico in corso da molti mesi nel mondo. Si vende l’oro cartaceo, rappresentato dai certificati dei fondi, e si compera il metallo da mettere in cassaforte. La prova segnalata da Turk è inequivocabile come conferma di tale ipotesi.
Nel frattempo affermati osservatori del mercato stanno lanciano i nuovi target per il metallo giallo. Harry Schultz reitera il suo target attorno a 1.320 dollari per oncia, mentre sull’Aden Forecast, un report di Mary Ann e Pamela Aden, che parte dall’analisi grafica è già stato più volte segnalato il target di 1.200 dollari.
L’ottimismo domina sovrano, alimentato dall’acquisto delle 200 tonnellate di oro messe in vendita dal Fondo Monetario Internazionale fatto dall’India Forse proprio questo ottimismo è la caratteristica più pericolosa per il mercato aurifero. Quando l’oro è sbattuto sulle prime pagine dei giornali il rialzo finisce. Deve smaltire l’ipercomprato e permettere agli inveterati ribassisti di ricomperare, solitamente da otto anni in perdita, quanto venduto allo scoperto. La cautela perciò a breve termine è quanto mai necessaria
Fonte: Borsa e Finanza del 14 novembre 2009
Autore: Guido Bellosta









