Swisscanto lascia invariata la strategia di investimento del mese precedente. Le azioni continueranno ad essere mantenute in sovrappeso a scapito dei titoli a reddito fisso. Nell’ambito della quota di investimento riservata all’obbligazionario i bond aziendali restano favoriti rispetto ai titoli di Stato….
Thomas Härter, Responsabile strategie di investimento,
Swisscanto Asset Management SA, Zurigo
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Noi tutti siamo testimoni di una lotta epica che ambisce sostanzialmente a stabilire chi debba sostenere l’onere principale delle conseguenze della crisi finanziaria: gli obbligazionisti con tagli al valore nominale del capitale (haircut), i contribuenti dei paesi dell’Europa core e del Nord Europa (ancora) solvibili con un incremento di tasse e imposte o i consumatori con un massiccio aumento dei tassi d’inflazione. L’adozione di una o più di queste strategie di soluzione è imprescindibile se si vuole tenere sotto controllo la crisi del debito sovrano e per non scivolare completamente nel baratro. Crediamo che le istanze politiche in Europa punteranno principalmente sul “rimedio” dei trasferimenti, che non saranno comunque riluttanti a inflazionare il debito, ma che, con un occhio al gradimento degli elettori, seguiteranno anche a percorrere la strada degli haircut, i tagli forzati al valore nominale del debito.
È importante comprendere che, con tutta probabilità, le sorti di questa battaglia per la ripartizione degli oneri non saranno decise in via definitiva per molto tempo ancora. Anche nel caso in cui gli aiuti UE dovessero essere incrementati in maniera massiccia e i credit spread dei paesi periferici in difficoltà si riducessero di conseguenza ponderosamente rispetto alle nazioni stabili, la questione della solvibilità continuerebbe comunque a scompaginare l’equilibrio dei mercati. Se si affacciasse un nuovo rallentamento della crescita potrebbe essere messo in dubbio perfino il merito di credito di quei paesi centrali dell’Unione europea su cui già grava il fardello dei trasferimenti. È impensabile che il problema dell’accumulo e della distribuzione dell’eccessiva mole di debiti prodottisi nel corso degli ultimi quindici anni possa risolversi nell’arco di tre anni. L’abbattimento delle elevate posizioni debitorie richiederà decenni e lo sviluppo demografico non farà che rallentare ulteriormente il processo.
Nella misura in cui la crisi del credito andrà perdendo d’urgenza in seno a Eurolandia, gli investitori cominceranno a interrogarsi e a mettere in discussione con maggior determinazione la solvibilità di Stati Uniti e Giappone. Dal momento che entrambi questi due paesi, a differenza dell’Europa, sono in condizioni di battere moneta e di allargare così illimitatamente la base monetaria, gli investitori sono meno preoccupati che vengano operati dei tagli al valore nominale del capitale prestato che dell’eccessivo incremento dei tassi d’inflazione che potrebbe accompagnare una svalutazione intenzionale della moneta. Gli Stati Uniti cercheranno di risolvere la questione del debito in maniera meno equilibrata di quanto non si prefigga l’Europa, puntando prevalentemente a inflazionare il debito.
I titoli di Stato tripla A europei a lunga scadenza si acquistano a caro prezzo. Socializzazione del debito e inflazione trascineranno i rendimenti reali a lungo termine a livelli estremamente bassi dal momento che a causa dei trasferimenti potrebbe diventare più marginale il vantaggio in termini di tassi d’interesse rispetto ai paesi beneficiari e le cedole in corso corrette per l’inflazione potrebbero diventare sempre più irrisorie. I veri rischi di investimento non si annidano nella maggior parte dei casi là dove si appunta l’attenzione dei media e dove convergono le paure degli investitori. Ostentare un atteggiamento troppo negativo nei confronti degli investimenti in azioni e obbligazioni dei paesi periferici che versano in situazioni problematiche può mettere a repentaglio il successo di un investimento nella stessa misura di un’eccessiva leggerezza verso gli investimenti obbligazionari negli stati apparentemente sicuri dell’Europa core. Manteniamo pertanto sottopesati per il momento i titoli di Stato a tutto vantaggio delle obbligazioni aziendali, e tra queste anche a vantaggio del segmento high yield. Grazie alla buona situazione della liquidità e alla gestione conservativa dei costi, i rischi di insolvenza sono inferiori alla media e i differenziali di rendimento si confermano di conseguenza interessanti. In considerazione di eventuali, ulteriori rialzi dei tassi d’interesse abbiamo ridotto la duration in tutti i portafogli obbligazionari, tanto che essa si colloca attualmente al di sotto della duration del benchmark.
La prevalente intonazione positiva attualmente rilevabile nei confronti dell’azionario si basa in larga misura sul presupposto di un lieve rafforzamento dell’economia USA nel 2011, su ipotesi di una continua espansione dei mercati emergenti e di ulteriori incrementi degli utili pubblicati dalle aziende. Viene mantenuta per ora la sovraponderazione delle azioni. Esse restano ancora attraenti sotto il profilo valutativo rispetto ai costosi titoli di Stato tripla A. Secondo il nostro modello di valutazione basato sugli utili tendenziali l’indice azionario mondiale MSCI evidenzia tuttora una sottovalutazione dell’8% rispetto all’equo valore di mercato. I titoli finanziari sono mantenuti in sovrappeso, ma vengono privilegiati i bancari rispetto agli assicurativi. I rischi associati ai titoli bancari sono senza dubbio elevati sulla scia della crisi dei debiti pubblici, tuttavia i livelli di valutazione sono molto bassi e gli investitori istituzionali sono piuttosto sottoesposti su questo segmento. I titoli azionari dei settori dei beni di investimento, tecnologico e dei semiconduttori, che beneficiano del ciclo di investimento in atto, vengono preferiti alle aziende che dipendono fortemente dai consumi privati .
Sul fronte delle valute manteniamo sottopesati franco svizzero, euro e yen a vantaggio delle due commodity currency CAD e AUD oltre che della corona svedese (SEK). La sterlina è nettamente sottovalutata. Nel medio termine il dollaro USA dovrebbe registrare un lieve apprezzamento sul franco svizzero. Depongono a favore di questa posizione i dati congiunturali nel complesso leggermente superiori alle attese negli USA e futuri indizi di un rallentamento in Svizzera a causa dell’apprezzamento del franco oltre alla sensibile sottovalutazione del dollaro USA sulla base della parità del potere d’acquisto.
Fonte: ETFWorld – Swisscanto









