KraneShares ETF : Molti investitori, osservando come il free cash flow degli hyperscaler stia diventando negativo e come queste società facciano sempre più ricorso all’indebitamento, hanno concluso che gli investimenti (capex) in infrastrutture per l’AI stiano diventando insostenibili.
A cura degli analisti di KraneShares
Noi non siamo d’accordo.
Alphabet ha generato un flusso di cassa operativo pari a 39,1 miliardi di dollari in questo trimestre a fronte di 44,9 miliardi di dollari in investimenti in conto capitale, generando un free cash flow pari a -5,9 miliardi di dollari. Interpretare questa cifra come prova che l’investimento in sé sia insostenibile equivale a dichiarare che un ristorante non sia redditizio perché ha utilizzato la liquidità generata dalla sua prima sede per aprirne una seconda. Si finisce così per confondere il profilo del flusso di cassa legato alla crescita con la qualità dell’asset sottostante.
Ciò che occorre monitorare quindi non è se il free cash flow aggregato sia temporaneamente negativo, ma con quale rapidità l’asset sottostante riesca a recuperare il capitale in esso investito.
Un’altra questione è se i bilanci delle aziende possano continuare a sostenere investimenti di questa portata. Prendiamo il caso di CoreWeave, ampiamente riconosciuta come la più grande piattaforma neocloud.
Nell’ultimo anno, il costo medio ponderato del debito della società è sceso di quasi 300 punti base. Se applicato al saldo del debito alla fine del secondo trimestre, tale calo si traduce in un risparmio annuo sugli interessi pari a circa 1,1 miliardi di dollari. Questo mette in luce un aspetto importante: il mercato non sta semplicemente rivalutando CoreWeave come azienda, ma sta rivalutando la potenza di calcolo come asset. Da qui deriva la solidità del bilancio della società.
Il settore del computing sta inoltre assistendo a una crescente finanziarizzazione. Ad esempio, NVIDIA ha firmato protocolli d’intesa con Apollo, Blackstone, BlackRock, Brookfield, Goldman Sachs e KKR per creare pool di capitale dedicati per i propri clienti, con una potenziale capacità di finanziamento che supera i 500 miliardi di dollari. Osservando attentamente la struttura, si nota come sia l’infrastruttura di calcolo stessa a garantire il debito. I finanziamenti vengono raccolti tramite collocamenti privati e società veicolo. Un singolo veicolo può emettere titoli di debito per decine di miliardi di dollari, acquisire l’infrastruttura e affittare la capacità di calcolo risultante ai clienti di NVIDIA.
Il dettaglio più rilevante è il potenziale ruolo di NVIDIA nella struttura del capitale. Jensen Huang ha affermato che NVIDIA potrebbe coprire fino al 25% del finanziamento per una singola operazione, diventando così l’investitore subordinato rispetto ai finanziatori senior.
Riteniamo che il messaggio che emerge da questa stagione degli utili e dagli accordi di finanziamento attualmente in fase di definizione da parte di NVIDIA, ma anche di altre società come Google e Meta, sia quindi sempre più difficile da ignorare: la potenza di calcolo sta diventando un’asset class caratterizzata da contratti, garanzie collaterali, rischio stratificato, prezzi differenziati e un accesso sempre più ampio ai mercati dei capitali tradizionali.
Per tutti questi motivi crediamo che gli investimenti in conto capitale per l’AI rimangono sostenibili. Non dipendono più esclusivamente dall’ottimismo riguardo al futuro dell’intelligenza artificiale, ma si basano sempre più sui dati economici a livello di progetto e su un’architettura di finanziamento che sta già funzionando. Inoltre, gli investimenti sostenibili non rimangono bloccati in bilancio, ma si riflettono lungo tutta la value chain.
Un costo del capitale più basso aumenta il tasso di rendimento interno (IRR) di un progetto. Una frontiera di finanziamento più ampia consente a un maggior numero di clienti di realizzare i propri progetti. I contratti di durata più lunga migliorano la visibilità dei ricavi. Un migliore utilizzo delle risorse rafforza i margini. Nel corso del tempo, tali miglioramenti dovrebbero tradursi in una crescita dei ricavi, degli utili e dei rendimenti per gli azionisti.
Le grandi società del settore delle infrastrutture potrebbero trovarsi nella posizione migliore per affrontare questa transizione, poiché dispongono di ciò che spesso manca agli operatori più piccoli: capacità di finanziamento, competenze operative e capacità di gestire gli asset nel corso dei vari cicli economici. Rimaniamo quindi fiduciosi e intendiamo mantenere il nostro sovrappeso sulle società del settore delle infrastrutture per l’AI.
Se vuoi saperne di più : Gli Exchange Traded Funds (ETF): Guida Completa – Funzionamento, Costi e Rischi
Fonte: ETFWorld.it









