L’indagine preliminare di Invesco per il 2026 mostra uno spostamento strutturale verso l’oro come riserva strategica.
Articolo creato dalla Redazione di ETFWorld.it
Rod Ringrow, responsabile delle istituzioni ufficiali presso Invesco
Sull’intelligenza artificiale, l’interesse si sposta dalle aziende produttrici ai settori utilizzatori. La resilienza diventa un criterio guida nella costruzione dei portafogli.
Da Invesco arriva un’anticipazione della 14ª edizione del Global Sovereign Asset Management Study, previsto per l’estate 2026, che fotografa un cambiamento strutturale nel comportamento degli investitori istituzionali. Secondo un sondaggio condotto su un panel selezionato di banche centrali e fondi sovrani, che complessivamente gestiscono patrimoni per 800 miliardi di dollari, la combinazione tra un dollaro strutturalmente più debole e l’aumento della frammentazione geopolitica sta modificando le strategie di gestione delle riserve.
L’oro come leva strategica e operativa
Il dato più rilevante che emerge dall’indagine è la rivalutazione del ruolo dell’oro all’interno dei portafogli delle banche centrali. Non si tratta più di un retaggio del passato, ma di una scelta di gestione attiva. Il deprezzamento del dollaro statunitense e il rischio crescente di sanzioni (e di conseguente congelamento di asset) stanno spingendo le istituzioni a cercare forme di protezione che l’oro fisico può offrire in modo esclusivo. La detenzione nazionale di metallo prezioso viene percepita come uno scudo contro provvedimenti esterni che potrebbero colpire altre tipologie di riserve.
Parallelamente, la performance del prezzo dell’oro nel 2025 ha giocato un ruolo non secondario. Alcuni investitori intervistati hanno ammesso di aver inserito l’oro nei propri scenari di investimento per la prima volta, spinti proprio dall’andamento del mercato. “Abbiamo inserito l’oro nel nostro scenario per la prima volta, spinti dall’andamento dei prezzi”, ha commentato una banca centrale europea, secondo quanto riportato nello studio.
Con l’aumento delle allocazioni, il dibattito interno alle istituzioni si è spostato dalla ratio della detenzione alle modalità concrete di gestione. Se l’oro fisico rimane la scelta privilegiata per ragioni di sovranità e controllo sulla custodia, gli ETF sull’oro stanno guadagnando terreno come strumento per aumentare l’esposizione in modo rapido ed efficiente, specialmente quando si vuole flessibilità operativa.
Rod Ringrow, responsabile delle istituzioni ufficiali presso Invesco, ha commentato: “Le conversazioni di quest’anno mostrano un chiaro cambiamento: le banche centrali non si chiedono più se detenere oro, ma come valutarlo e conservarlo. Si tratta di un profondo cambiamento nella mentalità istituzionale” .
Intelligenza Artificiale: la fase due è nell’adozione reale
Sul fronte dell’intelligenza artificiale, l’indagine di Invesco rileva uno spostamento del baricentro degli investimenti. I fondi sovrani stanno ampliando il loro raggio d’azione: l’interesse si sta spostando dai “costruttori” di tecnologia (i grandi player del settore) agli “adottanti”, ovvero quelle aziende in settori tradizionali che stanno integrando l’IA per aumentare la produttività.
Questa fase viene descritta come una naturale estensione del ciclo di vita della tecnologia, che da infrastruttura abilitante sta diventando un fattore trasversale a tutti i comparti economici.
Tuttavia, l’approccio resta cauto. Le preoccupazioni relative a valutazioni troppo elevate e alla forte concentrazione dei benchmark, in particolare nel settore tecnologico statunitense, frenano l’entusiasmo. Un fondo sovrano dell’area Asia-Pacifico ha avvertito che si potrebbe assistere a una fase di bolla prima che emergano i vincitori dominanti.
Sul piano operativo interno, l’adozione dell’IA sta procedendo in modo metodico, con un utilizzo focalizzato sul miglioramento dell’efficienza (sintesi di ricerche, supporto alla scrittura, codifica) piuttosto che sul decision-making degli investimenti, un’area ancora considerata troppo sensibile per essere affidata a modelli automatici.
La resilienza come architrave dei portafogli 2026
L’indagine segnala infine un’evoluzione nel modo in cui i grandi investitori sovrani concepiscono la costruzione del portafoglio. Il concetto di “resilienza” sta diventando un principio attivo di progettazione, non una semplice posizione difensiva.
Le istituzioni stanno intensificando l’uso di stress test avanzati e analisi di scenario per verificare la tenuta dei portafogli in un’ampia gamma di condizioni di mercato, inclusi shock geopolitici e cambiamenti strutturali. L’obiettivo è diversificare i fattori di rischio sottostanti e non solo le classi di attivo.
Un tema operativo specifico riguarda i mercati privati: i fondi sovrani stanno guardando con crescente interesse al mercato secondario (secondaries) come strumento per riequilibrare le esposizioni senza dover uscire forzatamente da investimenti illiquidi. Questo approccio permette di mantenere un portafoglio più bilanciato e adattabile al variare delle condizioni.
“La resilienza non è più solo una posizione difensiva, ma sta diventando una componente sempre più importante nella progettazione dei portafogli per gli investitori sovrani”, ha concluso Rod Ringrow, responsabile delle istituzioni ufficiali presso Invesco.
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Fonte: etfworld.it









