Gli Exchange Traded Funds (ETF), noti anche come fondi negoziati in borsa, sono strumenti di investimento nati negli Stati Uniti nei primi anni ’90 ed entrati nel mercato italiano il 30 settembre 2002. Da allora la loro diffusione è cresciuta in modo costante, sia tra gli investitori istituzionali sia tra quelli individuali.
Definizione di ETF
Un ETF è un fondo o una Società di Investimento a Capitale Variabile (SICAV) negoziato in Borsa come un’azione ordinaria. L’obiettivo dello strumento è replicare l’andamento e il rendimento di un indice di riferimento: azionario, obbligazionario o di materie prime. In Italia, il mercato regolamentato di Borsa Italiana dedicato agli ETF si chiama ETFplus.
A differenza di un fondo comune tradizionale, un ETF può essere acquistato e venduto in qualsiasi momento della giornata di negoziazione, con quotazioni aggiornate in tempo reale, in modo analogo a un titolo azionario.
Come funziona un ETF
Un ETF replica un indice attraverso una delle seguenti modalità:
- Replica fisica: l’ETF acquista direttamente i titoli che compongono l’indice, nella stessa proporzione. È il metodo più diffuso e trasparente.
- Replica sintetica: l’ETF utilizza strumenti derivati (contratti swap) per ottenere il rendimento dell’indice, senza detenere direttamente i titoli sottostanti. Comporta un rischio di controparte aggiuntivo rispetto alla replica fisica.
- Replica ibrida: un approccio che combina elementi dei due metodi precedenti, meno diffuso ma presente in alcuni prodotti recenti.
Gli ETF si dividono inoltre in due categorie in base al trattamento dei proventi:
- Ad accumulazione: i dividendi o le cedole incassati vengono reinvestiti automaticamente nel fondo, senza distribuzione al sottoscrittore.
- A distribuzione: i proventi vengono corrisposti periodicamente agli investitori — solitamente una volta all’anno, nella stessa misura del sottostante — secondo un calendario stabilito dall’emittente.
Chi acquista un ETF non rinuncia ai dividendi delle società incluse nel paniere replicato: l’ETF li incassa progressivamente e li distribuisce (o li reinveste) secondo le modalità previste dal proprio regolamento. Nel giorno di stacco cedola, il prezzo dell’ETF scende in modo analogo a quanto accade per un’azione, per poi riallinearsi gradualmente all’andamento dell’indice di riferimento.
Perché la replica è così precisa: il meccanismo creation/redemption
La correlazione tra un ETF e il proprio indice di riferimento è generalmente prossima al 100%. Questo risultato si ottiene attraverso un meccanismo chiamato “creation/redemption in kind”: i Market Maker effettuano arbitraggi continui tra il paniere di titoli detenuto dall’ETF e il valore dello strumento quotato in Borsa, correggendo automaticamente ogni scostamento significativo. È questo meccanismo, più che la sola replica dell’indice, a mantenere contenuto il tracking error nel tempo.
Confronto con altri strumenti finanziari
Rispetto ai fondi comuni di investimento, gli ETF non prevedono commissioni di ingresso né di uscita. È presente solo una commissione di gestione (TER, Total Expense Ratio), generalmente più contenuta di quella dei fondi attivi, già inclusa nel prezzo di mercato dello strumento.
Rispetto ai futures, gli ETF comportano un profilo di rischio inferiore, non richiedendo l’effetto leva né il rinnovo periodico dei contratti.
Rispetto ai fondi indicizzati tradizionali, gli ETF non presentano ritardi temporali nella valorizzazione: il prezzo si aggiorna continuamente durante la seduta di Borsa, mentre un fondo indicizzato viene valorizzato una sola volta al giorno.
Vantaggi degli ETF
Semplicità. Essendo strumenti a gestione passiva, il cui unico obiettivo è seguire un indice di riferimento, non richiedono la selezione di singoli titoli da parte dell’investitore.
Trasparenza. Il portafoglio di un ETF a replica fisica è noto e consultabile; il valore ufficiale (NAV) viene pubblicato quotidianamente, e il prezzo di mercato si aggiorna in tempo reale in base all’andamento dell’indice replicato.
Flessibilità. Gli ETF non hanno scadenza e sono negoziabili in Borsa durante tutta la seduta. Il lotto minimo di negoziazione è di una sola quota, il che consente di prendere posizione su indici internazionali anche con importi contenuti.
Diversificazione. Un singolo ETF può includere centinaia o migliaia di titoli sottostanti, riducendo il rischio specifico legato a un singolo emittente o a una singola azienda.
Economicità. La gestione passiva evita i costi tipici della gestione attiva (team di analisti, ricerca su singoli titoli), e la quotazione in Borsa riduce i costi di distribuzione.
Abbattimento del rischio emittente. Il patrimonio di un ETF, in quanto fondo o SICAV, è di proprietà esclusiva dei sottoscrittori. In caso di insolvenza della società che gestisce il fondo, il patrimonio dell’ETF rimane separato e protetto.
Svantaggi e aspetti da considerare
Accanto ai vantaggi, gli ETF presentano alcuni limiti che è utile conoscere prima di investire.
Assenza di gestione attiva. Non essendo seguiti da un gestore che analizza il mercato e seleziona i titoli, un ETF replica fedelmente l’andamento del proprio indice di riferimento, comprese le fasi negative. Chi investe deve quindi monitorare autonomamente il contesto di mercato, poiché lo strumento non offre alcuna protezione automatica dalle perdite in conto capitale.
Margini contenuti per gli intermediari. I bassi costi di gestione che rendono gli ETF vantaggiosi per l’investitore comportano margini di guadagno ridotti per banche e promotori finanziari, che possono quindi privilegiare la proposta di altri strumenti più redditizi per la propria rete distributiva.
Negoziabilità continua, anche nei momenti di stress. La possibilità di comprare e vendere un ETF in ogni istante della seduta di Borsa è un vantaggio in condizioni normali, ma può facilitare decisioni di vendita impulsive durante fasi di volatilità elevata, a differenza dei fondi comuni tradizionali, il cui valore viene calcolato una sola volta al giorno.
Cosa considerare prima di investire
I costi. Il TER (Total Expense Ratio) indica il costo annuo complessivo dello strumento e varia generalmente tra lo 0,20% e lo 0,92%, in base allo strumento e all’emittente. A titolo di esempio, il QQQ — l’ETF più scambiato al mondo, che replica il Nasdaq 100 ed è quotato sull’Amex — applica una commissione di gestione dello 0,18%; la sua versione europea, EQQQ, è quotata sul segmento ETFplus di Borsa Italiana. In generale, maggiore è la liquidità di un ETF, minori tendono a essere i costi impliciti di negoziazione, ed è quindi opportuno confrontare sempre il TER tra ETF che replicano lo stesso indice.
Il rischio di tracciamento (tracking error). Nessun ETF replica un indice in modo perfetto: lo scostamento tra il rendimento dell’ETF e quello dell’indice di riferimento è un indicatore della qualità della gestione.
Il rischio di cambio. Per gli ETF che investono in mercati denominati in valute diverse dall’euro, la variazione del tasso di cambio incide sul rendimento, salvo che lo strumento preveda una copertura valutaria (hedging).
La liquidità. ETF di dimensioni maggiori e con volumi di scambio elevati tendono ad avere spread denaro-lettera più contenuti, riducendo il costo implicito della negoziazione.
Come viene garantita la liquidità
La liquidità di un ETF è sostenuta dalla figura dello Specialist (Primary Market Maker), che ha l’obbligo contrattuale di mantenere in via continuativa quotazioni in acquisto e in vendita durante l’orario di negoziazione. In caso di temporanea assenza di quotazioni, lo Specialist deve reintegrarle entro cinque minuti (dieci minuti per i fondi chiusi). A questa figura si affiancano, facoltativamente, i Liquidity Provider, intermediari che operano come market maker non ufficiali.
Borsa Italiana stabilisce inoltre obblighi specifici per ciascun ETF quotato, tra cui il rispetto di uno spread massimo tra denaro e lettera e l’esposizione di una quantità minima in acquisto e in vendita.
Orari di negoziazione su ETFplus
| Strumenti negoziati | Orario | Fase di negoziazione |
|---|---|---|
| ETF, ETF strutturati, ETC | 9:00 – 17:25 | Negoziazione continua |
Il quadro normativo
La maggior parte degli ETF quotati in Europa rispetta la disciplina UCITS (Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities), che stabilisce requisiti di diversificazione, liquidità e trasparenza a tutela degli investitori. Prima di investire, è possibile consultare il KIID (Key Investor Information Document) o il KID (Key Information Document), i documenti informativi sintetici che ogni ETF è tenuto a rendere disponibili.
Domande frequenti
Un ETF ha una scadenza? No. Gli ETF non hanno una data di scadenza e restano negoziabili in Borsa finché l’emittente non decide di chiuderli e liquidarli, comunicandolo agli investitori con anticipo.
Qual è la differenza tra un ETF e un fondo comune? Un ETF è negoziato in Borsa in tempo reale come un’azione, mentre un fondo comune viene sottoscritto e rimborsato a un valore calcolato una sola volta al giorno. Gli ETF, inoltre, non applicano tipicamente commissioni di ingresso o di uscita.
Gli ETF pagano dividendi? Dipende dalla classe dello strumento: gli ETF a distribuzione versano periodicamente i proventi agli investitori, mentre quelli ad accumulazione li reinvestono automaticamente nel fondo.
Cosa succede al mio investimento se l’emittente dell’ETF fallisce? Il patrimonio dell’ETF è segregato e di proprietà esclusiva dei sottoscrittori: rimane quindi protetto anche in caso di insolvenza della società di gestione.
Fonte: ETFWorld.it











