21Shares : Dopo il fortissimo rally registrato nel 2024, in molti hanno ritenuto che il 2025 sarà un anno dalle prospettive brillanti per il mercato delle criptovalute e quanto osservato nel periodo natalizio sembra aver confermato queste previsioni.
Analisi a cura di Adrian Fritz, Head of Research di 21Shares
Infatti, nonostante alcune flessioni più o meno gravi come quelle di Ethereum e Solana, nelle ultime settimane il settore è cresciuto del 5,21%, spinto soprattutto dal Bitcoin (+5,92%), segnalando come la spinta che ha vissuto non si sia ancora esaurita.
Tuttavia, nello stesso periodo si sono verificati anche degli episodi che ricordano come il comparto non sia esente da rischi e che l’evoluzione della situazione deve essere monitorata attentamente. Infatti, ci sono numerosi eventi che, qualora si dovessero verificare, potrebbero avere ripercussioni negative. Ne abbiamo avuto un esempio poche settimane fa, quando la Federal Reserve ha annunciato che nel 2025 potrebbero esserci solamente due tagli dei tassi d’interesse. Ciò ha spinto al rialzo i rendimenti dei Treasury a 10 anni e, contemporaneamente, ha abbassato la propensione al rischio degli investitori, che sono diventati più propensi a investire in asset safe haven a scapito delle valute digitali. Non a caso, il prezzo del Bitcoin è tornato al di sotto dei 100mila dollari.
Guardando invece a eventi che potrebbero verificarsi nei prossimi mesi, è ormai appurato che le criptovalute performano bene in uno scenario in cui i timori e l’incertezza sono ridotti. Ciò significa che un peggioramento dello scenario geopolitico potrebbe essere deleterio per il settore. È vero che dalle ultime dichiarazioni Putin e Zelensky sembrano più predisposti a instaurare un dialogo, ma se a questo non seguiranno progressi in direzione di una tregua, i mercati globali si sentirebbero minacciati, anche alla luce dell’indebolimento dell’asse Francia-Germania, con i due paesi alle prese con seri problemi interni, che mina la solidità di tutta l’Unione Europea. Sul fronte mediorientale, l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti ha spostato il paese su posizioni molto più favorevoli a Israele, aumentando le preoccupazioni circa un possibile coinvolgimento dell’Iran.
Restando sempre sugli Usa, noi di 21Shares abbiamo spesso affermato come la vittoria di Trump abbia contribuito a dare slancio al settore delle criptovalute, dato che sia lui, sia molti dei suoi futuri ministri hanno espresso giudizi favorevoli verso questa asset class, tanto che il tycoon ha affermato:
- Di voler creare una riserva strategica in Bitcoin
- Di voler creare una regolamentazione favorevole alla finanza decentralizzata
- Di voler generare maggiore chiarezza normativa tra la SEC e la CFTC tramite la FIT21
- Di voler abrogare la SAB121 così da permettere una maggiore integrazione del settore cripto con la finanza tradizionale
- Di voler assicurare una tassazione favorevole per le cripto imprese con base negli States
- Di voler sviluppare una regolamentazione più cripto-friendly
Se questi impegni, o anche solo una parte di essi, dovessero essere mantenuti, allora il settore manterrà ancora a lungo la spinta che ha mostrato negli ultimi mesi e continuerà a crescere sviluppando nuove funzionalità. Tuttavia, ritardi o opposizioni a queste politiche pro criptovalute potrebbero generare un’incertezza diffusa, minare la fiducia del mercato e spingere parte degli investitori istituzionali a ritirarsi.
Infine, è opportuno spendere due parole anche sulla regolamentazione MiCA, che è entrata pienamente in vigore lo scorso 30 dicembre e che ha portato a un primo quadro giuridico completo per l’Ue per quanto riguarda la supervisione sulle criptovalute. Tra le sue disposizioni principali, questa legge impone agli emittenti di stablecoin di garantire le licenze e di aderire a rigorosi requisiti di riserva, trasparenza e utilizzo. Le stablecoin non conformi dovranno dovuto affrontare il delisting dalle principali borse europee, come visto con l’USDT di Tether, il che solleva non poche preoccupazioni sui potenziali rischi di liquidità, visto che le questi asset digitali sono un’approssimazione affidabile del capitale investibile. È vero che quasi l’87% del volume degli scambi di criptovalute avviene al di fuori dell’Europa, quindi l’impatto è piuttosto limitato, ma l’evoluzione generale del contesto normativo rimane un aspetto chiave da monitorare.
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Fonte: ETFWorld.it









