Le riflessioni di Tom May, Global CIO Outcome and Derivative Strategies di WisdomTree, sul peso crescente dei prodotti autocallable nella costruzione del portafoglio
Articolo creato dalla Redazione di ETFWorld.it
Tom May, Global CIO Outcome and Derivative Strategies di WisdomTree
In circa vent’anni gli strumenti autocallable hanno trovato in Europa e nel Regno Unito una collocazione stabile come via d’accesso ai mercati azionari con parametri di rischio e rendimento fissati a monte. È la ricostruzione offerta da Tom May, Global CIO Outcome and Derivative Strategies di WisdomTree, in un contributo che ripercorre l’evoluzione di questi prodotti: da nicchia specializzata a presenza ricorrente nei portafogli discrezionali e nei mandati di private banking. Secondo May, il loro successo risponde a un’esigenza sempre più sentita dagli investitori: coniugare il potenziale dell’azionario con un approccio al rischio più disciplinato, in un ambiente connotato da fasi di turbolenza, rischi geopolitici e previsioni sui tassi in continua evoluzione.
Autocallable: definizione e funzionamento
Gli autocallable appartengono alla famiglia degli strumenti strutturati e promettono rendimenti predefiniti, quasi sempre subordinati al mantenimento dell’indice di riferimento al di sopra di determinate soglie. In contropartita, chi investe ottiene una forma di tutela del capitale rispetto alle flessioni dei mercati.
Il rischio decisivo, illustra May, si materializza qualora, a scadenza, il mercato quoti sotto la barriera stabilita. È proprio in questo punto che emerge la natura modulabile dei prodotti: spetta all’investitore calibrare il livello di rischio desiderato, con dettagli contrattuali che variano da struttura a struttura.
La finalità dichiarata, si legge nel contributo, è rendere l’esperienza d’investimento meno aleatoria rispetto all’esposizione azionaria diretta, permettendo di restare presenti sui mercati senza farsi carico dell’intero ribasso potenziale dei titoli sottostanti.
Il premio di volatilità come motore del rendimento
Il pilastro della strategia, sempre secondo l’autore, è l’attitudine degli autocallable a monetizzare il premio di rischio incorporato nella volatilità di mercato, grazie a strutture dotate di opzioni integrate che traggono vantaggio dalla vendita di volatilità.
May ricorre a un’analogia con il settore assicurativo: così come le compagnie incassano premi in cambio delle coperture erogate, chi investe in strategie autocallable viene remunerato per sopportare il rischio di una discesa dei mercati.
La tesi dell’autore è che, storicamente, gli operatori accettino di pagare un prezzo per proteggersi da scenari negativi che si verificano meno spesso di quanto suggerisca la domanda di copertura. Questo divario tra volatilità implicita e volatilità effettiva costituirebbe, sull’arco del tempo, una riserva di rendimento per chi vende in modo sistematico protezione attraverso strutture autocallable.
Mercati laterali e richiamo anticipato: i punti di forza
Il contributo sottolinea inoltre il comportamento di questi strumenti quando i mercati girano lateralmente o crescono solo moderatamente. Laddove l’investimento azionario tradizionale dipende dagli apprezzamenti dei prezzi per produrre rendimento, gli autocallable possono generare risultati positivi anche in assenza di sensibili progressi del capitale, a patto che la struttura rispetti i propri parametri.
Elemento distintivo è poi il meccanismo di autocall in senso proprio: numerose emissioni contemplano date di osservazione annuali in cui l’investimento viene rimborsato anticipatamente se l’indice si colloca sopra il livello pattuito. Per May questa possibilità di rimborso precoce migliora l’efficienza complessiva del portafoglio, liberando capitale prima della scadenza naturale e riaprendo spazio a nuove opportunità di investimento.
Diversificazione e adozione crescente tra i gestori
Il valore degli autocallable, secondo May, non si esaurisce nella prospettiva di rendimento. I risultati di questi strumenti dipendono da un intreccio di andamento dei mercati, condizioni di volatilità e regole di pagamento proprie della struttura: di conseguenza, introducono fonti di rendimento distinte rispetto alle allocazioni classiche in azioni e obbligazioni.
Ecco, per l’autore, la ragione della loro espansione nei portafogli discrezionali, nei mandati di private banking e nelle soluzioni di gestione patrimoniale in tutta Europa: un fenomeno che May attribuisce sia al perfezionamento nella progettazione dei prodotti, sia alla presa d’atto da parte degli investitori che conta non solo il potenziale di guadagno, ma anche la prevedibilità del risultato.
Le prospettive
Guardando avanti, May non individua ragioni per un’inversione di tendenza: la volatilità resterà compagna di viaggio dei mercati, i rendimenti attesi delle classi di attività tradizionali continuano a essere incerti e la richiesta di strategie dal profilo rischio-rendimento più bilanciato è in crescita.
Per molti portafogli, conclude May, gli autocallable hanno smesso di essere un’allocazione tattica per diventare una componente strategica: uno spostamento che l’autore legge come conferma della centralità assunta dall’investimento orientato a risultati definiti.
In sintesi
Nel suo contributo, Tom May ritrae gli autocallable come prodotti in espansione nei portafogli europei, capaci di offrire rendimenti condizionati, protezione parziale del capitale e diversificazione rispetto agli asset tradizionali. Va però ricordato che si tratta di giudizi espressi dal responsabile di una società attiva proprio nel segmento degli strumenti d’investimento strutturati e a risultato definito: un’opinione professionale sul posizionamento della categoria nel contesto attuale, dunque, e non una ricostruzione di dati di mercato verificati in modo indipendente.
Gli autocallable restano strumenti strutturati complessi, il cui profilo rischio-rendimento dipende dai parametri specifici di ciascuna emissione (livello barriera, frequenza delle date di osservazione, sottostante di riferimento, durata). Chi valuta questa tipologia di esposizione dovrebbe esaminare la documentazione di prodotto prima di ogni decisione di investimento.
Se vuoi saperne di più : Gli Exchange Traded Funds (ETF): Guida Completa – Funzionamento, Costi e Rischi
Fonte: ETFWorld.it









