Pasini (Federacciai): «L’impennata dei prezzi delle materie prime e i nuovi contratti trimestrali sul minerale di ferro penalizzano la ripresa del settore»…
Secondo i calcoli di Federacciai, nel primo trimestre di quest’anno, a livello mondiale, la produzione siderurgica è cresciuta del 29% rispetto allo stesso periodo del 2009, annus horribilis per il comparto, tornando ai livelli pre-crisi del 2008. «D 65% dell’offerta arriva però dall’Asia- avverte Giuseppe Pasini, presidente dell’associazione – mentre in Europa l’output, benché sia salito del 37% nel trimestre, resta inferiore del 20% rispetto a due anni fa In questo scenario l’Italia è il Pae-se che cresce me-no (+37%) e che mostra il gap mag-giore sul 2008 (-23%)».
Diverse le problematiche che preoccupano le aziende del settore. «A cominciare dai nuovi contratti trimestrali sul minerale di ferro voluti da Vale e Bhp Billiton (le due big mondiali sul fronte dell’estrazione, ndf) – sostiene Pasini – che stanno costringendo le aziende a ridurre al minimo il magazzino a causa dell’alta volatilità dei prezzi “. Tanto che la forte concentrazione dell’offerta ha spinto la Commissione europea, su segnalazione di Eurofer (l’Associazione delle imprese siderurgiche europee), a prendere in esame il problema, ponendo attenzione sull’importanza della competitivita Nel frattempo, «le quotazioni delle materie prime – fa notare Pasini – sono cresciute molto negli ultimi mesi a causa soprattutto della speculazione finanziaria». Inoltre, le sempre più stringenti e costose normative europee sulle emissioni di Co2, secondo Federacciai, devono essere estese anche ai produttori asiatici e agli Stati Uniti. Una sorta di “antidumping ambientale” per un mercato altrimenti molto sbilanciato.
Il piano di infrastnitture e delle «grandi opere» è poi in Italia ancora fermo. Un ultimo elemento di tensione riguarda le tariffe elettriche, che in Italia restano più alte rispetto a quelle degli altri principali Paesi produttori. L’indebolimento del dollaro rappresenta invece una doppia opportunità.
«Da un lato -conclude Pasini – favorisce l’export e dall’altro una correzione dei prezzi delle materie prime». In questo quadro, all’Lme il future sull’acciaio «mediterranean steel» registra un incremento prossimo al 22% da inizio anno. Ma ma dal top di inizio aprile i corsi sono scesi del 19% a 488 dollari per tonnellata.
Autore: Gianluigi Raimondi
Fonte: Borsa e Finanza del 8 maggio 2010







