Possibile anche un aumento di carbone ed energia nucleare. Mentre per l’oro è probabile il volo a 1.600…
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«Il Brent? Probabile che torni anche ai livelli del 2008 quando, in seguito al surriscaldamento dell’economia, sfiorò addirittura i 140 dollari al barile. Anche se le motivazioni sarebbero diametralmente opposte». A parlare è Massimo Siano, responsabile del mercato italiano presso Etf Securities, che in seguito all’escalation dei disordini in Libia, ha analizzato per Borsa & Finanza alcuni possibili scenari di mercato. «Oggi – continua l’esperto – a differenza di quanto accadde tre anni fa la rapida ascesa del greggio è da imputarsi alle tensioni che affliggono il Nord Africa, e che in questi giorni stanno mettendo a soqquadro la Libia». La Libia è il dodicesimo Paese esportatore di petrolio al mondo, oltre che il quarto produttore africano dopo Nigeria, Angola e Algeria con una produzione giornaliera di quasi 1,8 milioni di barili e riserve valutate in poco più di 42 miliardi di barili (ossia il 3,3% delle riserve mondiali). E non solo.
Oggi l’Italia importa da Tripoli il 23,3% del petrolio, pari a 16,4 milioni di tonnellate per un valore stimato in 6,4 miliardi di euro nei primi dieci mesi del 2010. Mentre la produzione di gas naturale, per quanto importante, è più elevata in Algeria «Già ora – sottolinea Siano – il mercato sta subendo gli effetti di un fermo della produzione», visto che le prime stime arrivate dall’Aie (Agenzia internazionale per l’energia) parlano di una riduzione dell’offerta pari a 50mila barili di petrolio al giorno. Anche se nel caso in cui la situazione dovesse precipitare il deficit nel le forniture potrebbe essere facilmente soddisfatto da altri membri dell’Opec, il cui eccesso di capacità attualmente è stimato tra i 4 e i 5 milioni di barili al giorno.
«Per quanto riguarda il petrolio – prosegue l’esperto – l’unico Paese a gioire della situazione potrebbe essere la Norvegia, che estrae il Brent dai ricchi giacimenti del Mare del Nord, mentre il resto d’Europa dovrebbe attingere da Paesi come Iraq, Kuwait, Emirati Arabi o Arabia Saudita, che tra l’altro attualmente detiene la maggioranza della capacità in eccesso. Nel settore del gas, invece, verrebbero ad aumentare le importazioni da Paesi come l’Iran o quelli dell’ex blocco sovietico».
Ovviamente non senza alcuna conseguenza sui prezzi, con il differenziale tra Brent e Wtì che, dagli attuali 14 dollari, entro fine anno potrebbe allargarsi fino a 20 dollari inne-scando un contestuale aumento nelle commodity. «Nel medio periodo – mette in guardia Siano – è possibile che un aumento nelle quotazioni del greggio spinga al rialzo anche i valori di alcune fonti alternative come il carbone o l’energia nucleare, ma anche molti prodotti agricoli protrebbero subire degli incrementi». Mentre l’argento e l’oro entro fine anno potrebbero toccare, rispettivamente, i 50 e i 1.600-1.700 dollari per oncia.
Autore: Carla Di Marzo
Fonte: Borsa e Finanza del 26 febbraio 2011









