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Short difficile con l’Etf


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Nel medio-lungo periodo, i fondi indice a leva -1 soffrono l’effetto «compounding» che genera un disallineamento dei rendimenti. Utilizzo consigliato solo in ottica di trading o di copertura…


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L’apparenza a volte inganna Sebbene a Piazza Affari siano quotati diversi Exchange traded fund (Etf) di tipo short, andare «corti» sul mercato at-traverso questo strumento appare quanto mai proi-bitivo. Almeno in un’ottica di lungo periodo, n meccanismo di funzionamento di tutti gli strumenti a leva, come quelli short appunto (utilizzano una leva -1), è tale che più si allunga l’orizzonte temporale dell’investimento più cresce il cosiddetto effetto «compounding», dovuto al reset giornaliero della leva. Di conseguenza, il rendimento composto dell’Etf non sempre è fedele a quello del benchmark di riferimento. Anzi, in alcuni casi è possibile notare come, a fronte di una performance negativa dell’indice di riferimento, il fondo short tenda a far registrare un ribasso addirittura superiore. È questo il caso per esempio del db x-Trackers Cac40 Short Etf, che da inizio anno è in calo del 4,91% contro il -3,87% del Cac40 (l’Etf avrebbe dovuto essere in attivo di oltre il 3%); o ancora dell’Easy Etf Euro Stoxx 50 Doublé Short e del Lyxor XBear Dj Euro Stoxx 50, che nello stesso intervallo temporale perdono rispettivamente 111,21% e 111,23% contro il -5,77% dell’Eurostoxx50 (entrambi i fondi indice avrebbe dovuto essere in attivo almeno del 10%).

SHORT SOLO NEL BREVE… «Il funzionamento dell’Etf, e quindi il suo rendimen-to, è legato a regole matematiche oggettive, inequivocabili e note a priori – spiega aB&FMarcello Chelli, referente in Italia per gli Etf di Lyxor -1 fondi indice a leva, sia long sia short, garantiscono la replica del benchmark di riferimento per la singola seduta w di negoziazione di Borsa (che porta alla denominazione daily, ndr). Finita la seduta, la leva viene ribassata sull’ultimo valore dell’indice del giorno. Una prassi che, resa necessaria per far sì che si abbia sempre una leva fissa, da origine, su un periodo di osservazione superiore a un giorno, a tanti rendimenti composti giornalieri. Da qui il cosiddetto effetto compounding», che diventa ancora più cruciale in periodo di alta volatilità, come quello attuale, In poche parole, «la capitalizzazione giornaliera dei rendimenti fa sì che la performance complessiva non rispecchi l’andamento dell’indice -aggiunge Mauro Giangrande, responsabile db x-Trackers per l’Italia – Insomma, se da un punto di vista giuridico gli Etf short sono a tutti gli effetti dei fondi, con tutti i vantaggi del caso, come per esempio la separazione patrimoniale, da un punto di vi-sta operativo assomigliano di più a strumenti derivati.

Da subito, comunque, siamo stati chiari sulle dinamiche del prodotto e sui rischi dello stesso, consigliandone l’utilizzo solo a brevissimo termine. In ottica di trading, infatti, o semplicemente per coprirsi contro una discesa del mercato nell’ambito della singola seduta, sono buoni strumenti, che fan-no bene il loro lavoro». Come testimonia-no le performance: nell’ultimo mese, per esempio, il Lyxor Bear Ftse Mib e il Lyxor XBear Ftse Mib hanno lavorato discretamente, mettendo a segno un rialzo rispettivamente dell’1.55% e del 3.02% a fronte di una perdita del benchmark di riferimento (il Ftse Mib) del 2,10 per cento.

Ma nel momento in cui si allarga l’orizzonte temporale a tre mesi già si comincia a vedere il cosiddetto effetto compounding, con i suddetti Etf che a fronte di un calo dello 0,24% dell’indice di riferimento hanno accumulato perdite rispettivamente per l’l,39% e per il 3,30 per cento. Insomma, è evidente che in un’ottica di medio-lungo termine l’Etf short non è lo strumento adatto per andare corti sul mercato. A meno che non si proceda a un aggiustamento periodico, meglio giornalmente se si vuole essere precisi, del proprio investimento.

… E SOLO PER ISTITUZIONALI. Un lavoro di «manutenzione» che poco si adatta al pubblico retail e che rende l’Etf short uno strumento solo per istituzionali. Ma allora, per evitare che il piccolo risparmiatore non incappi in brutte sorpresa, non sarebbe meglio riservare questi strumenti agli investitori professionali? «L’Etf – commenta Emanuele Bellingeri, responsabile iShares per il mercato italiano – è vino strumento democratico, che ha lo stesso costo per privati e istituzionali. Ed è difficile pensare di escludere i privati dal novero dei potenziali investitori, anche perché in questo modo si andrebbe a danneggiare chi ha le conoscenze per poter approcciare questo tipo di strumenti. D risparmiatore va sicuramente tutelato – continua – ma alla fine deve essere lui stesso a prendere scelte consapevoli di investimento. Ci sono diversi strumenti di difficile comprensione per il piccolo investitore. Pensiamo ai fondi comuni absolute return», o ancora ai cosiddetti monetari dinamici, che in passato hanno lasciato molti sottoscrittori con il cerino acceso in mano. E dello stesso avviso è anche Chelli: «Perché privare l’investitore privato, e penso a quello consapevole, di uno strumento che ha risolto diverse problematiche operative? Gli Etf short e a leva lavorano in maniera efficiente con regole matematiche precise e chiare. Ovviamente, se l’investitore non li conosce o non li capisce dovrebbe astenersi dall’utilizzarli». E questa deve essere una regola generale, valida per qualsiasi tipo di strumento finanziario.

Autore: Gabriele Petrucciani

Fonte: Borsa e Finanza del 20 novembre 2010

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