NASDAQ COMPOSITE (Cls 2595): dopo il raggiungimento dell’obiettivo finale del bear market rally iniziato dai minimi del 9 marzo 2009 a 1265,52, ovvero la resistenza chiave a 2500 (max 2535,28 il 26.04.2010; +100% dai minimi del marzo 2009), è iniziato un profondo movimento correttivo con un minimo per l’anno a 2061,14 il 01.07 (- 18,7% dai massimi del 26.04). Il forte rimbalzo partito ad inizio luglio ha portato l’indice al test dei picchi del 21 giugno, la resistenza critica a 2340 (max 2309,43 il 09.08). Dopo uno ….
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Per le prossime settimane. Dopo una fase di assestamento – con un ripiegamento che ha portato l’indice al test puntuale del forte supporto a 2460 (il 16.11) – le quotazioni sono risalite con decisione sopra 2545, fornendo così un nuovo segnale rialzista. La tenuta di 2525/35 conserverebbe ora una buona impostazione: il superamento del massimo a 2590 spingerebbe l’indice, nelle settimane a venire, verso la resistenza critica a 2735, dove dovrebbe esaurirsi la salita. Un segnale di rinnovata debolezza si avrebbe alla rottura di 2460 (conferma sotto 2375-2400, poco probabile). Un segnale ribassista, in ottica strategica si avrebbe solo su discese al di sotto del supporto critico in area 2250-2300 (improbabile). Si conferma la sovraperformance dell’indice tecnologico. Volatilità implicita Vxn: 19,91. La volatilità, seppur instabile (max 25,55 il 30.11), rimane sui minimi dell’ultimo semestre (min. 18,28 il 09.11). Tensioni solo sopra 26 (poco probabile), con conferma sopra 29,40-30,30 (improbabile). STRATEGIA esposizione: 200/200. Invariata. Mantenere.
DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE (Cls 11362): dopo il raggiungimento dell’obiettivo finale del bear market rally iniziato dai minimi del 6 marzo 2009 a 6469,95, ovvero la resistenza chiave a quota 11000 (max 11258,01 il 26.04.2010; +74% dai minimi del marzo 2009), è iniziato un profondo movimento correttivo con un minimo per l’anno a 9614,32 il 02.07 (-14,6% dai massimi del 26.04). Il forte rimbalzo partito ad inizio luglio ha portato l’indice al test dei picchi del 21 giugno, la resistenza critica a 10600, marginalmente superata (max 10719,94 il 09.08). Dopo una fase di stallo a ridosso dei massimi, dal 10.08 sono prevalse le vendite che hanno riportato l’indice al test del forte supporto a quota 10000, marginalmente perforato (min 9936,62 il 27.08). Il consolidamento in prossimità di tale supporto ha dato origine ad un nuovo impulso rialzista. Il rialzo partito dai minimi di fine agosto ha condotto le quotazioni a superare i precedenti massimi dell’anno a 11258, toccati il 26 aprile, con un’accelerazione verso 11450 (max 11451,53 il 05.11).
Per le prossime settimane. Dopo una fase di assestamento – con un ripiegamento al di sopra del supporto in area 10900-11000 – le quotazioni sono risalite con decisione sopra 11250, fornendo così un nuovo segnale rialzista. La tenuta di 11100 conserverebbe ora una buona impostazione, per un nuovo test del massimo a 11450, il cui superamento spingerebbe le quotazioni verso la resistenza in area 11650/800, con estensioni, nelle settimane a venire, verso la resistenza critica a 12000, dove dovrebbe esaurirsi la salita. Rinnovata debolezza sotto 10900 (conferma sotto 10750, poco probabile). Un segnale ribassista per le prossime settimane si avrebbe solo al di sotto del supporto critico in area 10500/600 (improbabile). STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.
S&P’s 500 (Cls 1223): dopo il raggiungimento dell’obiettivo finale del bear market rally iniziato dai minimi del 6 marzo 2009 a 666,79, ovvero la resistenza chiave a quota 1200 (max 1219,80 il 26.04.2010; +82,9% dai minimi del marzo 2009), è iniziato un profondo movimento correttivo con un minimo per l’anno a 1010,91 il 01.07 (-17,1% dai massimi del 26.04). Il forte rimbalzo partito ad inizio luglio ha portato l’indice al test dei picchi del 21 giugno, la resistenza critica a 1130 (max 1129,24 il 09.08). Dopo una fase di stallo a ridosso dei massimi, dal 10.08 sono prevalse le vendite che hanno spinto l’indice al test del forte supporto in area 1040/60 (minimo 1039,70 il 27.08). Il consolidamento in prossimità di tale supporto ha dato origine ad un nuovo impulso rialzista. Il rialzo partito dai minimi di fine agosto ha condotto le quotazioni a superare marginalmente i precedenti massimi dell’anno (toccati il 26 aprile) a ridosso di 1220 (max 1227,08 il 05.11). Per le prossime settimane. Dopo una fase di assestamento – con un ripiegamento al di sopra del supporto in area 1150/65 (min 1173) – le quotazioni sono risalite con decisione sopra 1205, fornendo così un nuovo segnale rialzista. La tenuta di 1200 conserverebbe ora una buona impostazione, per un nuovo test dei picchi a ridosso di 1230, il cui superamento spingerebbe l’indice verso 1265, con estensioni nelle prossime settimane verso la resistenza critica a 1315, dove dovrebbe esaurirsi la salita. Rinnovata debolezza sotto 1165/75 (conferma sotto 1150, poco probabile). Un segnale di rinnovata debolezza per le prossime settimane si avrebbe solo al di sotto del supporto critico in area 1110/30 (improbabile). Volatilità implicita Vix: 18,02. La volatilità, seppur instabile (max 23,84 il 29.11), rimane sui minimi dell’ultimo semestre (min. 17,71 il 03.12). Tensioni solo sopra 25 (poco probabile), con conferma sopra 29-30 (improbabile). STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.
DJ EUROSTOXX50 (Cls 2770): dopo il raggiungimento dell’obiettivo finale del bear market rally iniziato dai minimi del 9 marzo 2009 a 1765,49, ovvero la resistenza chiave in area 3045/150 (max 3044,37 l’11.01.20010, ritestato il 16.04; +72,4% dai minimi del marzo 2009), è iniziato un profondo movimento correttivo con un minimo per l’anno a 2448,10 il 25.05 (-19,6% dai massimi del 26.04). Il successivo rimbalzo si è esaurito nel picco del 21.06 a ridosso di 2800, dove sono riprese le vendite con un minimo a ridosso di 2500 il 1° luglio. Il forte rimbalzo partito ad inizio luglio ha portato l’indice al test dei precedenti picchi del 13 maggio (poi ritestati il 21 giugno), la resistenza critica a 2800, marginalmente superata (max il 05.08 a 2849,45). Dopo una fase di stallo a ridosso dei massimi, dal 06.08 sono prevalse le vendite che hanno spinto l’indice al test del forte supporto a 2625, marginalmente perforato (min 2560 il 25.08). La tenuta di tale supporto ha dato origine ad un nuovo impulso rialzista, con un massimo in prossimità della resistenza a 2900 (max 2902,80 il 09.11). Per le prossime settimane. La correzione dai picchi del 9.11 ha condotto l’indice al test del supporto in area 2690-2700, marginalmente perforato (min 2635 il 30.11). Il veloce rimbalzo verso 2800 allenta le pressioni ribassiste ma occorre un consolidamento sopra tale resistenza per avere un segnale convincente di esaurimento della fase correttiva. Gli acquisti riprenderebbero sopra 2825, con obiettivo i massimi a 2900, il cui superamento è necessario per avere un segnale rialzista per le settimane a venire: in tal caso l’obiettivo sarebbero i massimi dell’anno in area 3025/45 (toccati l’11.01 e nuovamente il 16.04), con estensioni verso la resistenza critica a 3150, dove dovrebbe esaurirsi la salita. Solo al di sopra di quest’ultima resistenza (assai prematuro) si avrebbe un segnale rialzista convincente per i mesi a venire. Rinnovata debolezza sotto 2700/20 e negatività per le prossime settimane alla rottura del supporto critico in area 2560-2600 (improbabile). Si conferma la sottoperformance dell’area euro (segnatamente dei Paesi periferici; fa eccezione solo il Dax tedesco) rispetto agli indici Usa. STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.
FTSE/MIB (Cls 19930): dai massimi dell’anno, toccati l’11 gennaio a 24059, è iniziato un movimento correttivo con un minimo a 18044 il 25 maggio. È quindi partito un rimbalzo, con minimi crescenti a ridosso di 18800 il 1° luglio, di 19300 il 25 agosto, di 20000 il 5 ottobre e di 20345 il 12.11. La rottura di questa trendline ascendente dal 22.11 ha provocato un veloce movimento correttivo che ha spinto l’indice al test del forte supporto in area 18800-19000. Per le prossime settimane. La tenuta di 19650 (ext 19350) consentirebbe la prosecuzione del rimbalzo in atto verso 20500/750 ma fintantoché le quotazioni stazionano sotto tale resistenza il tono di fondo rimane improntato alla debolezza. Un segnale di ripresa degli acquisti si avrebbe solo al superamento della resistenza in area 21000/100, con obiettivo i massimi degli ultimi 7 mesi, la resistenza critica in area 21650-22000, il cui superamento (prematuro) è indispensabile per avere un segnale rialzista per i mesi a venire. La perforazione di 18800-19000 (poco probabile) farebbe invece riprendere le vendite, con obiettivo i minimi di fine maggio a ridosso di quota 18000. Prosegue la sottoperformance dell’indice italiano rispetto all’Eurostoxx50.
STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.
4°) BUND (contratto marzo 2011, ticker Bloomberg RXH1, PC 125,51).
Dopo la fase laterale nel bimestre giugno-luglio, all’interno dell’intervallo tra 125,90 e 128,20, da inizio agosto il Bund ha messo a segno un forte rally, toccando un nuovo massimo storico a 133,16 il 31 agosto. Nei mesi seguenti il Bund è entrato in una fase correttiva, con massimi e minimi decrescenti, che hanno portato recentemente le quotazioni marginalmente al di sotto dei minimi di giugno-luglio in area 125,90-126,25 (min 125,37 il 07.12). Lo storno degli ultimi mesi (-6% circa dai max) conferma l’impressione avanzata negli ultimi mesi di essere alla fine di un mercato toro generazionale. Visto il quadro disinflazionistico di fondo, l’incertezza sull’evoluzione del ciclo economico e le politiche ultra-espansive delle Banche Centrali, rimane impossibile prevedere quando la “bolla” dell’obbligazionario scoppierà: si raccomanda comunque prudenza sulle scadenze lunghe.
Per le prossime settimane. Un eventuale rimbalzo incontra una forte resistenza a 128 e non dovrebbe comunque spingersi oltre quota 129: finché le quotazioni rimangono al di sotto di quest’ultimo livello il tono di fondo rimane debole. Un nuovo segnale rialzista, per le settimane a venire, si avrebbe solo al superamento di 131 (improbabile). La perforazione dei minimi del 21 giugno a ridosso di 125 fornirebbe un segnale di inizio di sgonfiamento della “bolla obbligazionaria”, in ottica strategica, con possibili accelerazioni al ribasso verso 123,00 e, a tendere, a testare il supporto critico in area 120,00/50, dove dovrebbero tornare gli acquisti. STRATEGIA esposizione: 200/200, incrementata di 50/200 a 127,00 (area 126,80-127,20). Mantenere.
EurUsd (PC 1,3349): dal massimo di periodo del 26.11.2009 a 1,5145 il cambio ha invertito tendenza, iniziando un profondo movimento correttivo, con un’accelerazione ribassista dopo la rottura del supporto psicologico a ridosso di 1,3000 all’inizio del mese di maggio. La discesa si è spinta fino a toccare un minimo a 1,1876 il 07 giugno (- 25,9% rispetto al massimo storico a 1,6038 del 15 luglio 2008). Dai minimi di inizio giugno è iniziato un forte rally che ha portato il cambio a toccare un massimo il 04.11 a 1,4282. Sono quindi riprese le vendite con una discesa a testare il supporto psicologico a ridosso di quota 1,3000. Per le prossime settimane. Il quadro tecnico rimane molto volatile, ed è la risultante di due forze contrapposte: da un lato, la debolezza strutturale del dollaro Usa (cfr. Dollar Index: -14% circa rispetto ai picchi del nov. 2005), spinto al ribasso dal protrarsi ad libitum delle politiche monetarie non-convenzionali della Fed, per riflazionare il sistema ed evitare avvitamenti deflazionistici-recessivi del tipo giapponese; dall’altro, la fragilità intrinseca dell’euro, divisa comune di un’area profondamente disomogenea da innumerevoli punti di vista, in cui mal convivono Paesi efficienti e dinamici come la Germania, da un lato, ed i Paesi c.d. “periferici”, come Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna (ed Italia), dall’altro. La speculazione alterna fasi in cui attacca l’euro a fasi in cui colpisce il dollaro Usa: un euro più debole, purché la discesa sia “controllata” rimane comunque positivo per il sistema industriale dell’area e tutto sommato sembra preferibile che le tensioni si scarichino sulla moneta piuttosto che su variabili “reali”, come la crescita economica e l’occupazione. Graficamente, l’intervallo 1,2500/90 – 1,4300 (con 1,3300-1,3500 come baricentro di “equilibrio”) rappresenta un’ampia banda di oscillazione sostanzialmente neutrale. Porre attenzione all’eventuale perforazione della parte bassa di tale intervallo (prematuro) perché ciò significherebbe un acuirsi delle pressioni speculative ai danni dell’euro, con probabili ripercussioni sugli spread, sui credit default swaps e sulle Borse (in specie sul settore finanziario) dei Paesi periferici. STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.
UsdJpy (PC 82,73): dai minimi del 27.11.2009 a 84,83, il cambio ha messo a segno un rimbalzo toccando un nuovo massimo 2010 a ridosso di 95 ad inizio di maggio. Da tali livelli sono riprese con forza le vendite, che hanno spinto il cambio a toccare nuovi minimi per l’anno il 1° novembre a 80,21, ben al di sotto dei minimi del 27.11.2009 a 84,83 e in prossimità del minimo storico a 79,75 dell’aprile 1995. Il successivo rimbalzo si è esaurito a ridosso di 84,40. Per le prossime settimane. La tenuta di quota 82 consentirebbe una prosecuzione del rimbalzo, al superamento di 84,40, verso l’area 86-87, ma il quadro tecnico rimane molto debole finché le quotazioni stazionano al di sotto di quest’ultima resistenza. La perforazione di 81,60-82 riproporrebbe il test del minimo storico dell’aprile 1995 a 79,75, la cui rottura (prematuro) potrebbe provocare un’ulteriore spinta ribassista con obiettivo 76,50. Il cambio rimane a ridosso di una fascia di forti tensioni, con possibilità di interventi a sostegno del dollaro da parte della Banca del Giappone. Un segnale di ripesa del cambio, per le settimane a venire, si avrebbe però solo al superamento della resistenza in area 86-87 (prematuro), con obiettivo quota 90. Il superamento di tale forte resistenza (poco probabile) spingerebbe poi il cambio verso la resistenza critica a 95, il cui superamento (improbabile) è necessario per avere un segnale rialzista per i prossimi mesi. STRATEGIA esposizione: 300/200, invariata. Possibili vendite (50/200) su salite in area 84,75-85,25 e quindi in area 86,25/75.
EurJpy (PC 110,43): dal massimo dell’11 gennaio a 134,38, il cross è sceso con un’accelerazione ribassista nel corso del mese di maggio. Dopo un andamento laterale nel bimestre giugno-luglio, sono riprese le vendite, con un nuovo minimo per l’anno il 24.08 a 105,44 (-38% rispetto al max storico del 23 luglio 2008 a 169,95). Da metà settembre sono tornati gli acquisti che hanno portato il cross a toccare un max a 115,67 il 07.10. Sono quindi riprese le vendite, con un assestamento sopra 108,35-109,50. Per le prossime settimane. Il superamento della resistenza critica in area 115,70- 116 (prematuro) è necessario per avere un segnale di miglioramento del quadro tecnico, con possibili salite a testare la resistenza critica in area 119,50-120, sopra cui (improbabile) si avrebbe un segnale rialzista anche per i mesi a venire. Un nuovo segnale di debolezza si avrebbe al di sotto di 108,35-109,50, con obiettivo i minimi dell’anno a 105,44. STRATEGIA esposizione: 200/200, invariata. Mantenere.
SENTIMENT DEL MERCATO
Lo scorso mese i flussi di investimento si sono concentrati sull’azionario Usa e sulle commodities, mentre sono prevalse le prese di beneficio sul mercato obbligazionario. Questa tendenza dovrebbe proseguire anche nei prossimi mesi. Il persistere di politiche monetarie ultra-espansive mantiene condizioni favorevoli a investire in asset “reali”, quali appunto le azioni e le materie prime, evitando di tenere in portafoglio la “carta” ed i suoi assimilati (dollari e titoli obbligazionari). Anche se la Fed esclude rischi inflazionistici, è evidente agli operatori una forte asimmetria del rischio: se le autorità monetarie riusciranno, come promettono, ad evitare tensioni inflazionistiche i corsi obbligazionari terranno le posizioni, senza però apprezzarsi ulteriormente; se invece perderanno il controllo della situazione, tutto ciò che è “carta” si deprezzerà a vantaggio di tutto ciò che è “reale”. Azioni e commodities sì; obbligazioni no: questo sembra il verdetto del mercato. L’unica possibilità di avere un rovesciamento di questo scenario sarebbe quello di un avvitamento deflazionistico-recessivo, che provocherebbe conseguenze opposte sulle asset class indicate, trascinando al ribasso la Borsa e le materie prime e all’insù i corsi obbligazionari. Siccome però il nemico numero 1 della Fed sembra essere proprio il rischio deflazionistico possiamo ipotizzare che questa farà tutto quello che è in suo potere, anche a rischio di sbagliare per eccesso. Non solo non sentiremo più parlare per molto tempo di exit strategy, ma rischiamo anzi di convivere per lunghissimi mesi (anni?) con un contesto di tassi di interesse schiacciati sui minimi, con ulteriori round di easing quantitativo ben oltre il Quantitative Easing 2. I tassi di interesse bassi – con l’annesso rischio inflazionistico – sembrano essere una sorta di “tassa occulta” sul risparmio, che favoriscono l’indebitamento e, indirettamente, la speculazione finanziaria, che è infatti significativamente cresciuta negli ultimi 12-18 mesi. La speranza è che queste politiche poco ortodosse, di “emergenza”, alla fine salvino non solamente Wall Street ma anche Main Street.
Una prosecuzione del rally azionario verso gli obiettivi indicati (cfr. sopra l’analisi dei vari indici) sarebbe da sfruttare per portare a casa gli utili realizzati. Nei Paesi maturi siamo di fronte ad un rally trascinato dalla liquidità e non da concrete attese di miglioramento del ciclo economico; non va quindi confuso con l’inizio di un mercato Toro destinato a durare.
In termini di forza relativa, come già indicato nelle scorse riunioni, gli Usa continuano a sovraperformare rispetto all’area euro (con l’eccezione della Germania), al cui interno purtroppo continua a distinguersi negativamente la piazza italiana. A livello settoriale si conferma il giudizio secondo cui dovrebbe proseguire la sovraperformance del settore industriale e della tecnologia, rispetto al settore finanziario e all’immobiliare.
Analisi Montly
a cura di: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella
Fonte: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella
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