1°) NASDAQ C. – DJIA – S&P 500
NASDAQ COMPOSITE (Cls 2716): Il forte rimbalzo partito ad inizio luglio ha portato l’indice al test dei picchi del 21 giugno, la resistenza critica a 2340 (max 2309,43 il 09.08). Dopo uno stallo a ridosso dei massimi, dal 10.08 sono prevalse le vendite che hanno spinto l’indice a toccare un minimo a 2099,29 il 27.08. Il….
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consolidamento in prossimità di tale supporto ha dato origine ad un nuovo impulso rialzista. Il rally in essere da inizio settembre ha portato le quotazioni a superare in gap-up i precedenti massimi del 2010, toccati il 26 aprile, a ridosso di 2535. Da inizio settembre il rally ha messo a segno un rialzo di circa il 35% toccando un massimo a 2850,51 il 18.02, molto vicino ai massimi dell’ottobre 2007 a 2861.
Per le prossime settimane. Dal picco del 18 febbraio a 2851 l’indice ha iniziato a perdere spinta. Dopo il forte gap-down del 22.02 l’indice è sceso velocemente a 2705 per poi risalire a 2800 e quindi tornare sui minimi, perforandoli marginalmente (min 2689 l’11.03). Il rischio di una ripresa del movimento correttivo sarebbe scongiurato solo da una veloce risalita ed assestamento sopra 2800/35 (poco probabile); rinnovata debolezza sotto 2700 (in fase di test), con veloci discese a testare l’area 2645/70, sotto cui si avrebbe un’accelerazione ribassista con obiettivo il forte supporto in area 2565/95, dove dovrebbe esserci una reazione tecnica. Il supporto critico è individuabile in area 2460-2500, la cui rottura (poco probabile) darebbe un segnale ribassista anche per i mesi a venire. Volatilità implicita Vxn: 22,49. Il trend ribassista della volatilità ha toccato un minimo il 18.01 a 16,32, in corrispondenza dei minimi dell’aprile 2010. Dopo il forte rialzo del 22.02 (+30,6%) la volatilità si è spinta al test della resistenza critica in area 25,50-26,15 (max 26,14 il 23.02), per poi scendere a 19,87 (il 04.03) e nuovamente risalire verso i massimi (max 25,62 il 10.03). L’instabilità della volatilità riflette un nervosismo crescente: il superamento di 22,85 segnalerebbe una ripresa delle tensioni, in peggioramento sopra la resistenza critica in area 25,60- 26,15. Un segnale distensivo si avrebbe solo su discese ed assestamenti sotto 19,70-20,00 (poco probabile).
STRATEGIA esposizione: 175/200, invariata. Possibili vendite (25/200) su salite in area 2850/80 e quindi (50/200) in area 3010/40. Possibili acquisti (25/200) su discese in area 2535/65 e quindi (50/200) in area 2390-2420.
DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE (Cls 12044): dopo una fase di stallo a ridosso dei massimi, dal 10.08 sono prevalse le vendite che hanno riportato l’indice al test del forte supporto a quota 10000, marginalmente perforato (min 9936,62 il 27.08). Il consolidamento in prossimità di tale supporto ha dato origine ad un nuovo impulso rialzista. Il rialzo partito dai minimi di fine agosto ha condotto le quotazioni a superare i precedenti massimi 2010, toccati il 26 aprile, a 11258. Il rialzo dell’indice si è spinto oltre la resistenza critica a 12000, toccando un massimo il 18.02 a 12391,29 (+24% da inizio settembre). Per le prossime settimane. Dal picco del 18 febbraio a 12391 l’indice ha iniziato a perdere spinta, scendendo velocemente verso 12000, per poi muoversi nervosamente tra 11900-12000 e 12300. Il rischio di una ripresa del movimento correttivo sarebbe scongiurato solo da una veloce risalita ed assestamento sopra 12300/400. Le vendite riprenderebbero sotto 11900, con obiettivo 11650/800 e quindi 11450, la cui rottura determinerebbe un peggioramento del quadro tecnico, anche se un chiaro segnale ribassista per le settimane a venire si avrebbe solo sotto 11200/250 (ancora poco probabile). Sopra 12400 (poco probabile) si avrebbe un’estensione della salita verso 12750, dove dovrebbe comunque esaurirsi il movimento rialzista. STRATEGIA esposizione: 175/200, invariata. Possibili vendite (25/200) su salite in area 12450/650, in area 12900-13100 e quindi in area 13400/600. Possibili acquisti (25/200) su discese in area 11200/400, in area 10850-11050 e quindi (50/200) in area 10200/400.
S&P’s 500 (Cls 1304): dopo una fase di stallo a ridosso dei massimi, dal 10.08 sono prevalse le vendite che hanno spinto l’indice al test del forte supporto in area 1040/60 (minimo 1039,70 il 27.08). Il consolidamento in prossimità di tale supporto ha dato origine ad un nuovo impulso rialzista. Il rialzo partito dai minimi di fine agosto ha condotto le quotazioni a superare marginalmente i precedenti massimi 2010, toccati il 26 aprile, a ridosso di 1220. Da inizio settembre il rally ha messo a segno un rialzo di circa il 29% toccando un massimo a 1344,07 il 18.02.
Per le prossime settimane. Dal picco del 18 febbraio a 1344 l’indice ha iniziato a perdere spinta, scendendo a 1295 per poi risalire a 1330, muovendosi quindi nervosamente tra tali livelli. Il rischio di una ripresa del movimento correttivo sarebbe scongiurato solo da una veloce risalita ed assestamento sopra 1330/45 (poco probabile), con possibili salite verso 1375. Rinnovata debolezza sotto 1290/95 con obiettivo 1270, sotto cui si avrebbe un’accelerazione ribassista a testare il forte supporto in area 1220/30, dove è attesa una reazione tecnica. Il supporto critico è in area 1165/75, la cui rottura (poco probabile) darebbe un segnale ribassista per i mesi a venire. Volatilità implicita Vix: 20,08. Il trend ribassista della volatilità ha toccato un minimo il 14.02 a 15,22, in corrispondenza dei minimi dell’aprile 2010. Dopo il forte rialzo del 22.02 (+26,6%) la volatilità si è spinta al test della resistenza in area 22,60-23,25 (max 23,22 il 23.02), per poi ridiscendere a 17,63 (il 01.03) e nuovamente risalire verso i massimi (max 22,25 il 10.03). L’instabilità della volatilità riflette un nervosismo crescente: il superamento di 22 segnalerebbe una ripresa delle tensioni, in peggioramento sopra 23,25 e quindi sopra la resistenza critica a 25. Un segnale distensivo si avrebbe solo su discese ed assestamenti sotto 17,60 (poco probabile).
STRATEGIA esposizione: 175/200, invariata. Possibili vendite (25/200) su salite in area 1365/85 e quindi (50/200) in area 1410/30. Possibili acquisti (25/200) su discese in area 1205/25, in area 1165/85 e quindi (50/200) in area 1120/40.
2°) DJ EuroStoxx50 – FTSE/MIB
Per le prossime settimane. Dal massimo del 18.02 a 3077 l’indice ha effettuato una veloce correzione verso il supporto a 2920 (min 2930 il 24.02), per poi risalire verso 3040 e nuovamente ridiscendere verso i minimi, la cui rottura ha spinto l’indice al test dell’area 2840/80. La rottura di tale supporto determinerebbe un deterioramento del quadro tecnico, con primo obiettivo il forte supporto a 2775, sotto cui si potrebbero avere estensioni ribassiste verso il supporto critico in area 2615/35, dove dovrebbe esaurirsi il movimento correttivo. Un veloce ritorno ed assestamento sopra 3000 (poco probabile) è necessario per scongiurare il rischio di una prosecuzione del movimento correttivo in atto. Un segnale di rinnovata positività si avrebbe solo sopra i massimi a 3077 (improbabile), con obiettivo la resistenza critica a 3150, dove dovrebbero comunque prevalere le vendite. STRATEGIA esposizione: 150/200, invariata. Possibili vendite (50/200) su salite in area 3130/60. Possibili acquisti (25/200) su discese in area 2800/30, in area 2740/70, in area 2650/80, in area 2570-2600 e quindi (50/200) in area 2440/70.
FTSE/MIB (Cls 21863): dal minimo del 9 marzo 2009 a ridosso di 12300 l’indice è risalito fino a toccare un picco a metà ottobre a ridosso di 24550 (circa +99% dai minimi). Sono quindi riprese le vendite, con una profonda correzione esauritasi nel minimo del 25 maggio 2010 a ridosso di 18050. Nella seconda metà dello scorso anno le quotazioni hanno messo a segno un recupero, assestandosi al di sopra di 19000 ma rimanendo comunque al di sotto della resistenza critica a 21650 (testata a inizio agosto e nuovamente a fine ottobre-inizio novembre). Da inizio dicembre – dal supporto a quota 19000 – sono ripresi gli acquisti, con un’accelerazione rialzista a partire dall’11 gennaio 2011: le quotazioni si sono spinte con forza sopra 21650, toccando un nuovo massimo a 23273,80 il 18 febbraio.
Per le prossime settimane. Dal massimo del 18 febbraio a 23274 l’indice è velocemente ripiegato verso il forte supporto a ridosso di 21650 (testato il 24.02 ed il 14.03), muovendosi nervosamente al di sotto di 22700. Sui livelli correnti si nota un certo affaticamento, anche se un segnale correttivo convincente si avrebbe solo alla rottura di 21650. Si assisterebbe in tal caso a veloci discese con primo obiettivo il forte supporto a quota 21000, sotto cui si avrebbe uno scivolone a testare il supporto critico a quota 20000, dove dovrebbero comunque tornare gli acquisti. Il rischio correttivo sarebbe scongiurato da salite sopra 23000/300 (poco probabile), con obiettivo i massimi dell’ottobre 2009- aprile 2010 in area 24050/550, dove dovrebbero comunque prevalere le vendite. STRATEGIA esposizione: 150/200, invariata. Possibili vendite (25/200) su salite in area 23400/600 e quindi in area 24100/300. Possibili acquisti (50/200) su discese in area 21050/250, in area 20050/250 e quindi in area 19100/300.
STRATEGIA esposizione: 250/200, alleggerita (25/200) a 10846 (area 10800/892); incrementata (50/200) a 9750 (area 9650/850). Possibili vendite (50/200) su salite in area 10150/350 e quindi in area 11250/450. Possibili acquisti (50/200) su discese in area 9050/2500.
STRATEGIA esposizione: 200/200, alleggerita (25/200) a 124,175 (area 123,75-124,60). Possibili vendite (50/200) su salite in area 124,75-125,75 e quindi in area 126,75-127,75. Possibili acquisti (50/200) su discese in area 119,25-120,25.
EurUsd (PC 1,3925): dal massimo di periodo del 26.11.2009 a 1,5145 il cambio ha invertito tendenza, iniziando un profondo movimento correttivo, con un’accelerazione ribassista dopo la rottura del supporto psicologico a ridosso di 1,3000 all’inizio del mese di maggio 2010. La discesa si è spinta fino a toccare un minimo a 1,1876 il 07 giugno (-25,9% rispetto al massimo storico a 1,6038 del 15 luglio 2008). Dai minimi di inizio giugno 2010 è iniziato un forte rally che ha portato il cambio a toccare un massimo il 04.11 a 1,4282. Sono quindi riprese le vendite con una discesa a testare il supporto psicologico a ridosso di quota 1,3000 (min. 1,2867 il 10.01.2011). È quindi iniziato un rally che ha riportato le quotazioni verso 1,4000 (max 1,4036 il 7 marzo). Per le prossime settimane. La dinamica degli ultimi 2 anni riflette un tentativo di stabilizzazione del cambio euro/dollaro, sottoposto a due forze contrastanti: da un lato, la debolezza strutturale del dollaro Usa, accentuata dalle politiche monetarie ultra-espansive della Fed (quantitative easing 1 e 2); dall’altro, la fragilità dell’area euro per i problemi del debito sovrano dei Paesi periferici, accentuata dalla quotazione “eccessiva” dell’euro stesso. La risultante è una sorta di impasse, di equilibrio instabile tra le due valute, che rimangono entrambe molto deboli nel confronto con le altre divisi principali. Graficamente, finché il cambio si muove nell’ampio canale laterale tra 1,2500 ed 1,4500 mancano segnali direzionali in ottica strategica; in ottica tattica una resistenza intermedia è individuabile a 1,4280, mentre un primo supporto è individuabile in area 1,3700/50, sotto cui si avrebbe una veloce discesa verso 1,3300-1,3400, la cui rottura segnalerebbe nuovi tensioni contro l’euro, con obiettivo il forte supporto in area 1,2865-1,3000. La perforazione di tale supporto (prematuro) segnalerebbe la ripresa degli attacchi speculativi contro la moneta unica, il debito sovrano ed il settore bancario dei Paesi periferici. Le tensioni diventerebbero molto elevate al di sotto del supporto critico a 1,2500.
STRATEGIA esposizione: 100/200, invariata. Possibili acquisti (50/200) su discese in area 1,3200- 1,3300; in area 1,3000-1,3100 e quindi in area 1,2800-1,2900.
UsdJpy (PC 82,15): dal massimo 2010 a ridosso di 95 ad inizio maggio 2010 è ripreso il trend ribassista dominante, con nuovi minimi per l’anno il 1° novembre a 80,21, ben al di sotto dei minimi del 27.11.2009 a 84,83 e in prossimità del minimo storico a 79,75 dell’aprile 1995. Il successivo rimbalzo si è esaurito a ridosso di 84,50 a metà dicembre. Le quotazioni si sono quindi mosse lateralmente nell’intervallo tra 81 e 84,50 Per le prossime settimane. Finché il cambio si muove all’interno del trading- range 80,20/81 – 84,50 mancano segnali direzionali. Il superamento di 84,50 consentirebbe un veloce rimbalzo verso 86-87, con estensioni a testare la forte resistenza in area 88-90. Solo al di sopra di 90 (prematuro) si avrebbe però un segnale d’acquisto più convincente per i mesi a venire. In ottica strategia un segnale rialzista si avrebbe comunque solo al superamento della resistenza critica a quota 95 (improbabile). La perforazione del supporto a 81 spingerebbe il cambio al test del minimo storico dell’aprile 1995 a 79,75, dove dovrebbe esserci una reazione tecnica. Il supporto importante successivo è individuabile a 75,50. STRATEGIA esposizione: 300/200, invariata. Possibili vendite (50/200) su salite in area 84,75-85,25, in area 85,90-86,40 e quindi in area 87,75-88,25.
EurJpy (PC 114,40): dal massimo dell’11 gennaio 2010 a 134,38, il cross è sceso fino a un minimo a 105,44 il 24 agosto. Dal minimo è partito un rimbalzo con un massimo a 115,67 il 7 ottobre. Negli ultimi 6 mesi il cambio si è mosso lateralmente, al di sopra di 106,84 ed al di sotto di 116. Per le prossime settimane. Il quadro tecnico rimane laterale. Discese sotto 112 darebbero un segnale di debolezza, con obiettivo 109,60 e quindi i minimi a ridosso di 106,84, dove dovrebbero esserci ordini in acquisto. Il superamento di 116 darebbe un segnale di salita con obiettivo la resistenza in area 119,50-120, dove dovrebbero comunque prevalere le vendite.
STRATEGIA esposizione: 150/200, alleggerita (25/200) a 115,735 (area 115,50-115,97). Possibili vendite (50/200) su salite in area 119,40-120,40. Possibili acquisti (50/200) su discese in area 109,75- 110,25, in area 106,50-107,50 e quindi in area 100,00-101,00.
SENTIMENT DEL MERCATO
Dopo il raggiungimento degli obiettivi, il rally azionario iniziato a settembre sotto la spinta del secondo round di easing quantitativo varato dalla Fed è entrato prima in fase stallo e quindi, nelle ultime 2 settimane, ha dato segnali di esaurimento, a cominciare dall’area Euro. La discrasia tra l’apparente tranquillità sul fronte prezzi (negli Usa, perché l’Europa ha denotato maggiore debolezza) ed il nervosismo crescente dal lato volatilità implicita, col Vix in rialzo sopra 20-21 e per di più decisamente erratico contribuisce a deteriorare ulteriormente le prospettive di rischio-rendimento: un ulteriore campanello d’allarme scatterebbe poi col Vix sopra 23,25-25.
Esaurito l’effetto positivo della rotazione settoriale e del rientro di capitali dagli emergenti, l’azionario Usa galleggia solo grazie all’imponente massa di liquidità garantita dalla Fed, che vuole ignorare qualsiasi segnale di tensione inflazionistica che dalle componenti alimentari ed energetiche potrebbe scaricarsi sull’inflazione core. Il paradosso è che proprio la liquidità in eccesso ha contribuito in modo determinante alla speculazione sulle materie prime: tensioni che dovranno, prima o poi, costringere la Fed a prendere atto che la politica monetaria ultra-espansiva rischia di creare più problemi di quanti contribuisce a risolverne. La Bce sembra essersene resa conto e si prepara a stringere, anche se molto lentamente, i cordoni del credito. Il crescente sfasamento tra le politiche monetarie della Fed e della Bce rischia di alterare i rapporti di cambio euro/dollaro, con possibili tensioni future. Un dollaro troppo debole potrebbe ostacolare la già debole ripresa economica in Europa, facendo riemergere le tensioni finanziarie sui Paesi periferici dell’area e sulle banche più esposte. Ciò avrebbe conseguenze negative anche per gli Usa, la cui crescita non è priva di criticità, dall’incapacità di creare occupazione alle perduranti difficoltà del settore immobiliare, per non parlare della finanza pubblica sostenuta in modo crescente dalla stessa Fed in un intreccio economia-finanza-politica poco rassicurante.
Nessun Paese può illudersi di uscire dalla crisi da solo, ricorrendo a meri artifici finanziari, con un mix iniquo di tassi reali negativi e svalutazione del cambio.
Il carry trade sul dollaro ha contribuito ad inflazionare gli asset finanziari e le materie prime: nel momento in cui l’indebitamento sul dollaro si riducesse – un primo segnale si avrebbe con discese dell’EurUsd sotto 1,3700/50 – molto probabilmente si sgonfierebbero sia la Borsa Usa che i metalli preziosi ed altre materie prime cresciute in modo esorbitante proprio a partire dal varo della seconda fase di easing quantitativo nel settembre 2010. Sull’azionario Usa Una correzione del 10% dai livelli correnti sembra possibile.
Analisi Montly
a cura di: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella
Autore: Maurizio Milano
Fonte: Ufficio Analisi Tecnica Gruppo Banca Sella
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