Da un lato a spingere i corsi ci sono l’import cinese e gli scioperi in Cile, dall’altro pesano il rallentamento economico Usa e l’aumento delle scorte….
Se vuoi ricevere le principali notizie riguardanti gli ETF e gli ETC iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita.
Clicca qui per iscriverti gratuitamente.
Rame in tensione. Da una parte a sostenere i prezzi, in altalena a ridosso della soglia tecnica 9.000 dollari per tonnellata, ci sono il continuo aumento della domanda in Cina (maggior consumatore mondiale di questa commodity) e una serie di scioperi in Cile (big one sul lato l’offerta); dall’altra a pesare sui corsi ci sono il rallentamento dell’economia nei Paesi occidentali a comunciare dagli Stati Uniti e l’aumento delle scorte ufficiali.
Nel dettaglio, secondo le ultime stime diffuse dalle autorità di Pechino/a giugno l’import cinese del metallo potrebbe tornare a superare le 200mila tonnellate registrando un incremento del 25% rispetto ad aprile.
Intanto, prosegue lo sciopero dei lavoratori della miniera cilena di El Temente, controllata dal colosso statale Codelco, che sta bloccando il 60% dell’output. E per capire l’importanza del sito basta dire che lo scorso anno l’impianto aveva prodotto un totale 404.000 tonnellate di rame.
I recenti dati macroeconomici Usa mostrano però uno scenario tutt’altro che roseo e la Fed ha ribadito l’intenzione di non elargire ulteriori stimoli. Inoltre, le scorte nei magazzini del London Metal Exchange sono aumentate di quasi il 27% da inizio anno segnando il top dal maggio 2010 a 477.850 tonnellate.
A complicare poi il quadro c’è poi il biglietto verde (tornato in settimana a oscillare intorno a quota 1,46 nel cambio contro euro) che a detta degli analisti di Hsbc il dollaro continuerà a. rafforzarsi, spingendo così al rialzo l’intero asset delle commodity, in scia al fatto che i tassi a stelle e strisce rimarrano bassi data la situazione.
Autore: Gianluigi Raimondi
Fonte: Borsa e Finanza del 11 giugno 2011









