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Puntare sulle tigri asiatiche


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La raccolta totale del primo trimestre 2011 degli Etf in Europa si è attestata a 10,93 miliardi di dollari Usa mostrando una costanza nel corso dei tre mesi, secondo un recente studio1: la dinamica mensile di afflusso è stata infatti positiva a gennaio (6,2 miliardi), a febbraio (1,69 miliardi) e a marzo (3,04 miliardi). Nello studio emerge però anche un dato di una certa rilevanza: nel primo trimestre 2011 i flussi di investimento negli Etf azionari in Europa si sono diretti versi gli Eft con sottostanti indici delle Borse occidentali (DM) a discapito di quelli che replicano indici dei paesi emergenti (EM)…..


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Probabilmente in questa scelta hanno influito anche le tensioni politico-sociali del Nord Africa e le conseguenze del disastro in Giappone. Resta il fatto che gli investitori hanno preferito abbandonare parte delle posizioni negli emerging markets equity per incrementare quelle a Wall Street e nelle Borse Europee. I risultati, in termini di performance, hanno premiato questa strategia: dal primo gennaio al 31 maggio scorso, mentre l’indice Msci world delle Borse mondiali faceva segnare un rialzo del 5,82% (e del 3,45% in valuta locale), quello dell’Msci emerging markets registrava un rialzo dell’1,4% (e del -1,14% in valuta locale), l’S&P500 guadagnava il 6,96% e il Dow Jones Stoxx 600 risultava in rialzo dell’1,90% (fonte: www.Rimes.com e Bloomberg).

Tuttavia i tassi di crescita delle economie emergenti e, in particolare, di quelle asiatiche restano robusti (e comunque in media molto migliori a quelli della zona euro e degli Usa) e le prospettive delle Borse dell’Asia sono molto positive. Per esempio, in base alle previsioni formulate dagli analisti della Morgan Stanley Research (fonte: The Global Monetary Analyst del 1 giugno 2011), quest’anno la crescita mondiale dovrebbe attestarsi al 4,2% con gli Usa al 2,8%, la Zona Euro all’1,7%, l’Est Europa al 4,4%, il Sudamerica al 4,6% e l’Asia ex Japan al 7,7%. Per l’anno prossimo, invece, a fronte di una crescita mondiale del 4,6%, gli esperti di Morgan Stanley Research stimano un 3,4% per gli Usa, un 1,2% per la Zona Euro, un 4,4% per l’Est Europa, un 4,6% per l’America Latina e un 8% per l’Asia ex Japan.

Investire in ottica di medio termine (almeno tre anni) nell’Asia ex Japan rappresenta quindi una buona opportunità approfittando, oltretutto, di valutazioni di Borsa che viaggiano attualmente su livelli attraenti rispetto alle medie storiche: se il p/e 2011 dell’indice delle Borse mondiali è valutato a quota 14,2 (contro il 17,0 della sua media decennale) quello relativo all’Asia Pacific ex Japan è al 13,9 (contro il 20,1 della sua media degli ultimi 10 anni) (fonte: elaborazione Ufficio Studi del Sole 24 Ore e Thomson Reuters Datastream).

Puntare sulle Borse dell’Asia ex Japan diventa ancora più intrigante se la strategia d’investimento utilizza un indice basato sui fondamentali e un Etf efficiente che lo replica.

Per quanto riguarda l’indice, il FTSE RAFI Asia Pacific ex Japan rappresenta un’ottima soluzione. Si tratta di un indice basato sui fondamentali che è stato capace di superare l’MSCI Asia Pacific Index (paniere basato invece sulla capitalizzazione di Borsa) a 1,2 e 3 anni (fonte: Bloomberg).

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L‘indice si prefigge di replicare la performance dei principali titoli azionari asiatici (Giappone escluso) selezionati all’interno degli indici FTSE RAFI Asia Pacific ex-Japan Developed Large-cap and Mid-cap, in base ai seguenti quattro indicatori fondamentali delle dimensioni societarie: patrimonio netto, ricavi, vendite e dividendi. I titoli azionari con i fondamentali più solidi vengono ponderati in base al punteggio calcolato su tali valori. Una metodologia che consente all’indice di evitare di inseguire le mode e le bolle speculative di mercato (come invece avviene per gli indici a capitalizzazione di Borsa che tendono ad aumentare il peso dei titoli soltanto perché salgono le loro quotazioni) e di crescere e di modellarsi al meglio in funzione della solidità dei bilanci delle società.

PowerShares FTSE RAFI Asia Pacific ex-Japan Fund, che è costruito sull’Indice FTSE RAFI Asia Pacific ex-Japan, rappresenta invece l’Etf, cioè lo strumento finanziario, che consente di mettere in pratica la strategia d’investimento più efficiente. L’ETF Powershares FTSE RAFI Asia Pacific ex Japan, il cui Ter (total expense ratio) per l’esercizio chiuso al 30 settembre 2010 è stato pari al 0,78% (78 punti base), nell’ultimo anno ha infatti saputo registrare una performance migliore di quella del proprio indice (+23,9% contro +23,24%: fonte Bloomberg) e, soprattutto, muoversi molto meglio rispetto agli altri Etf di categoria di Ubs, Deutsche Bank, Amundi, Credit Suisse, IShares e Lyxor che hanno messo a segno rendimenti compresi tra un massimo del 18,66% e un minimo del 13,22% (fonte: Bloomberg).

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1 “Credit Suisse Market Commentary on European ETFs_Q1 2011: European ETF markets are still going strong with investors favouring developed markets”, di Credit Suisse Asset Management, a firma di Ursula Marchioni.


Fonte: ETFWorld – Invesco PowerShares

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