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Previsioni prezzo oro fino al 2° trimestre 2027: WisdomTree stima 4.563 dollari l’oncia

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WisdomTree ha aggiornato il proprio outlook sull’oro portando l’orizzonte previsionale al secondo trimestre del 2027, con un prezzo obiettivo di 4.563 dollari l’oncia.

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Articolo creato dalla Redazione di ETFWorld.it


Nitesh Shah, Head of Commodities and Macroeconomic Research WisdomTree  


Dopo la correzione del primo semestre 2026 il premio di valutazione accumulato nel rally 2025-26 si è riassorbito. Secondo Nitesh Shah le quotazioni dell’oro tornano a dipendere da inflazione, tassi e dollaro.

Il documento, firmato da Nitesh Shah, Head of Commodities and Macroeconomic Research della società, è stato redatto a inizio luglio 2026 e pubblicato il 14 luglio. La tesi centrale è che la correzione del primo semestre abbia riportato le quotazioni in prossimità del fair value stimato dal modello proprietario della casa, e che la prossima fase di mercato sarà guidata dai fondamentali macroeconomici anziché dalla domanda straordinaria di nuovi acquirenti. La stima deriva dall’applicazione al modello delle previsioni di consenso di Bloomberg su inflazione, rendimenti dei Treasury e andamento del dollaro statunitense.

Il reset delle quotazioni dell’oro dopo il record di gennaio

L’oro ha toccato il massimo storico intraday a 5.595 dollari l’oncia il 29 gennaio 2026, per poi correggere in modo marcato nei mesi successivi. Al momento della stesura del report le quotazioni si collocavano al di sotto dei livelli di inizio anno.

Per WisdomTree si tratta di «un sano assestamento e non della fine del bull market strutturale». L’analisi individua tre fattori all’origine della correzione.

Il primo è la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve, che ha ridato fiducia ai mercati sull’indipendenza della politica monetaria statunitense. I timori su una designazione di stampo più politico da parte della Casa Bianca avevano alimentato un premio al rischio sulle quotazioni, componente in gran parte svanita. Warsh è stato nominato a fine gennaio 2026, confermato dal Senato il 13 maggio con 54 voti favorevoli e 45 contrari, e ha prestato giuramento il 22 maggio, subentrando a Jerome Powell.

Il secondo è lo scoppio delle ostilità con l’Iran, che ha inizialmente innescato pressioni di vendita sull’oro. Gli operatori hanno utilizzato il metallo come asset liquido per raccogliere contante e soddisfare richieste di coperture d’emergenza. Il report osserva che le tensioni geopolitiche sostengono le quotazioni nel medio periodo, ma che shock di liquidità acuti possono temporaneamente produrre l’effetto opposto.

Il terzo è la frenata della domanda dei nuovi acquirenti strutturali che avevano trainato il rally precedente: gli afflussi verso gli ETP cinesi e indiani sono rallentati e, secondo le stime della società, anche l’accumulo di oro da parte di Tether è diminuito in misura significativa.

Il premio di valutazione sull’oro si è riassorbito

Nei precedenti outlook WisdomTree aveva messo in evidenza il divario tra il fair value stimato dal proprio modello e il prezzo di mercato osservato, attribuendolo alla pressione in acquisto di una nuova categoria di investitori: veicoli d’investimento asiatici e Tether, con volumi tali da spingere le quotazioni oltre i livelli giustificati dai fondamentali macroeconomici tradizionali.

Con la correzione del primo semestre 2026 quel premio si è quasi interamente assorbito. La società ritiene che i prezzi possano divergere dai fondamentali anche per periodi prolungati, ma che l’estensione delle valutazioni caratteristica del rally 2025-26 sia sostanzialmente azzerata.

Il passaggio ha una conseguenza operativa precisa. I rendimenti futuri non dipenderanno più da un’ulteriore espansione dei multipli di valutazione, ma dall’evoluzione delle variabili macroeconomiche.

Inflazione, tassi e Fed: il ritorno ai fondamentali

Nel breve periodo l’oro potrebbe risentire del riposizionamento dei mercati sulle prospettive della politica monetaria statunitense. Le proiezioni del Federal Open Market Committee e le dichiarazioni successive sono state lette come il segnale di una Fed più restrittiva, spingendo i mercati dei futures a scontare un primo rialzo dei tassi già a settembre. WisdomTree considera eccessivo questo riposizionamento.

Il ragionamento poggia su due elementi. Se il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran rimane valido e le tensioni si allentano, le pressioni sul comparto energetico dovrebbero rientrare, riducendo le spinte inflazionistiche. Inoltre la tenuta del mercato del lavoro appare meno solida di quanto stimato nelle ultime proiezioni del FOMC: i dati sui non-farm payrolls hanno evidenziato una crescita dell’occupazione più contenuta, con revisioni al ribasso per i mesi precedenti.

I dati pubblicati il 2 luglio dal Bureau of Labor Statistics confermano questa lettura. A giugno le buste paga del settore non agricolo sono aumentate di 57.000 unità, contro attese di consenso comprese tra 110.000 e 114.000. Aprile è stato rivisto da 179.000 a 148.000 e maggio da 172.000 a 129.000, per una correzione complessiva di 74.000 posti. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 4,3% al 4,2%, ma la flessione è riconducibile al calo del tasso di partecipazione, passato dal 61,8% al 61,5%.

Il sondaggio di Bloomberg tra gli economisti professionisti stima una discesa dell’inflazione PCE statunitense dal 3,9% circa del secondo trimestre 2026 al 2,2% circa entro il secondo trimestre 2027. Se lo scenario si realizzasse, il contesto macroeconomico risulterebbe più favorevole all’oro di quanto suggeriscano le attuali valutazioni di mercato sulla politica monetaria.

Il dollaro resta il fattore determinante

L’analisi di attribuzione di WisdomTree riconduce buona parte della debolezza dell’oro nel 2026 al rafforzamento del dollaro statunitense. La divisa ha beneficiato della relativa sicurezza energetica degli Stati Uniti durante il conflitto in Iran, sovraperformando molte altre valute rifugio tradizionali.

I dati di mercato quantificano il movimento. Il Dollar Index ha raggiunto a fine giugno quota 101,8, massimo da tredici mesi, con un progresso di circa il 3% da inizio anno e del 5% da fine gennaio. Il 21 luglio l’indice si collocava intorno a 100,9.

La società ritiene che, se le tensioni geopolitiche si attenuassero e i mercati energetici si normalizzassero, parte di questo sostegno verrebbe meno. Nel medio periodo restano validi i fattori strutturali a favore di un deprezzamento, in particolare il persistere dei deficit di bilancio e delle partite correnti.

Domanda strutturale: ETP asiatici e acquisti di Tether

Il ritmo degli acquisti dei principali nuovi attori di mercato ha subito una netta decelerazione.

In Cina la domanda di ETP era accelerata dopo il via libera agli investimenti in oro per le compagnie assicurative. I flussi hanno rallentato nella seconda metà del 2025, sono tornati a rafforzarsi all’inizio del 2026 e si sono tramutati in deflussi netti a partire da maggio. In India la domanda era aumentata a seguito delle riforme che hanno consentito ai fondi pensione di inserire l’oro in portafoglio, per poi moderarsi.

Una dinamica analoga emerge dalle stime WisdomTree sugli acquisti di Tether, elaborate sui report trimestrali di certificazione della società e sulle quotazioni LBMA:

TrimestreAcquisti stimati di oro
Q1 202511 tonnellate
Q2 202512 tonnellate
Q3 202526 tonnellate
Q4 202527 tonnellate
Q1 20266 tonnellate

Questa platea di acquirenti resta un fattore di sostegno strutturale nel lungo periodo, ma il ritmo di accumulazione che aveva alimentato il premio di valutazione ha chiaramente rallentato.

Flussi degli ETF sull’oro: il quadro del World Gold Council

I dati del World Gold Council sui prodotti fisici quotati completano il quadro sulla domanda di investimento. A giugno gli ETF sull’oro hanno registrato deflussi per 8,9 miliardi di dollari, con tutte le aree geografiche in territorio negativo. Il Nord America ha perso 5,5 miliardi, l’Asia 2,3 miliardi — il peggior mese di sempre per la regione — e l’Europa 818 milioni. L’India è stata una delle poche eccezioni, con afflussi per 388,5 milioni.

Le masse in gestione globali sono scese del 13% su base mensile a 526 miliardi di dollari e le riserve fisiche complessive si sono ridotte di 74 tonnellate, a 4.047 tonnellate.

Il bilancio semestrale resta però positivo. Nel primo semestre 2026 gli ETF sull’oro hanno raccolto 8 miliardi di dollari netti e le riserve complessive sono aumentate di 18 tonnellate. L’Asia ha registrato il miglior primo semestre di sempre con 12 miliardi di afflussi, l’Europa ha raccolto 3,2 miliardi, mentre il Nord America è stata l’unica area in deflusso con 7,7 miliardi, il peggior avvio d’anno dal 2013. Il calo del 6% delle masse nel semestre riflette la discesa del prezzo, non un disimpegno degli investitori.

Sul fronte del posizionamento istituzionale, il World Gold Council rileva che a fine giugno le posizioni nette lunghe sul COMEX sono salite del 16% su base mensile a 538 tonnellate, il livello di fine mese più alto da gennaio 2026.

Posizionamento e quadro tecnico

WisdomTree osserva che il posizionamento degli investitori appare meno rigido rispetto all’inizio dell’anno. Le posizioni speculative nette sui futures dell’oro al COMEX restano contenute rispetto ai picchi recenti.

Sotto il profilo tecnico, secondo la società le quotazioni sembrano intenzionate a consolidare una base dopo aver completato un tracciamento oltre il livello di ritracciamento di Fibonacci del 38,2%. Un recupero del sentiment potrebbe fornire un ulteriore catalizzatore, qualora il quadro macroeconomico tornasse a essere più favorevole.

Il modello: 4.563 dollari l’oncia entro il secondo trimestre 2027

Integrando nel modello il consensus forecast di Bloomberg su inflazione, rendimenti dei Treasury e dollaro, e ipotizzando una stabilizzazione delle posizioni speculative nette intorno ai 150.000 contratti, WisdomTree ottiene un valore implicito di 4.563 dollari l’oncia entro il secondo trimestre del 2027.

Le variabili di consenso utilizzate sono le seguenti:

VariabileValore di consenso
Inflazione2,2%
Rendimento dei titoli a 10 anni nominali4,33%
Tasso di cambio del dollaro USA (DXY)97,1
Posizionamento speculativo150.000 contratti
Prezzo dell’oro4.563 USD/oncia

Il target implica un recupero superiore ai 500 dollari l’oncia rispetto ai livelli di fine giugno 2026, quando l’oro ha chiuso il semestre poco sopra i 4.000 dollari. Resta comunque circa il 18% al di sotto del massimo storico intraday di gennaio.

Analisi di sensibilità al posto degli scenari bull e bear

WisdomTree ha rinunciato ai tradizionali scenari rialzista e ribassista a favore di una serie di analisi di sensibilità costruite attorno alla previsione centrale. La motivazione dichiarata è il contesto macroeconomico insolitamente incerto: l’impostazione consente al lettore di calibrare il modello sulle proprie assunzioni in materia di inflazione, tassi, dollaro e posizionamento, mantenendo invariate le altre variabili.

Le tabelle pubblicate incrociano quattro variabili: rendimenti nominali a 10 anni, livello del DXY, tasso di inflazione CPI e posizioni speculative nette. L’esempio riportato nel documento è indicativo dell’ampiezza delle deviazioni possibili: con il dollaro in apprezzamento a quota 104 e i rendimenti decennali nominali al 5,24%, a parità di inflazione al 2,2% e di posizioni speculative a 150.000 contratti, il modello implicherebbe un valore dell’oro di circa 4.209 dollari l’oncia.

Il confronto con la stima precedente e con le altre case

La revisione rispetto al precedente outlook è consistente. Nell’aggiornamento pubblicato a maggio, con orizzonte al primo trimestre 2027, lo scenario di consenso indicava 5.493 dollari l’oncia, sulla base di ipotesi di inflazione al 2,8%, rendimenti decennali al 4,13%, DXY a 96,3 e posizionamento speculativo netto a 200.000 contratti. La nuova stima è quindi circa 930 dollari più bassa, pari a una riduzione del 17% circa, e riflette assunzioni più conservative su inflazione, dollaro e sentiment degli investitori.

Il ridimensionamento è coerente con la direzione presa da altre case d’investimento. Il 19 giugno Goldman Sachs ha tagliato il proprio obiettivo di fine 2026 da 5.400 a 4.900 dollari l’oncia, motivando la revisione con lo slittamento del primo intervento sui tassi della Fed e con una domanda più debole da parte degli ETF sull’oro.

Il contesto di mercato dopo la pubblicazione

L’ipotesi centrale del report — la tenuta del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran e un progressivo allentamento delle tensioni — è stata messa alla prova dagli eventi delle ultime settimane. Il documento la formulava in modo esplicitamente condizionale.

Il memorandum era stato firmato a metà giugno e prevedeva una tregua, la riapertura dello Stretto di Hormuz e una finestra negoziale di 60 giorni. La tregua si è successivamente incrinata. Il 19 luglio il Comando militare statunitense ha condotto nuovi raid contro obiettivi iraniani, il nono giorno consecutivo di attacchi, dopo la morte di tre militari americani nel fine settimana; Teheran ha dichiarato di fatto concluso il cessate il fuoco. Il 20 luglio, secondo la stampa italiana, il Brent è tornato sopra i 90 dollari al barile, per poi ripiegare sulle notizie relative a un possibile nuovo cessate il fuoco di dieci giorni proposto dal Qatar.

Il quadro sui tassi si è mosso nella direzione opposta a quella indicata dal report. Il 17 giugno la Fed ha lasciato i tassi invariati nell’intervallo 3,50%-3,75%, con proiezioni orientate a un possibile rialzo entro fine anno. Il 21 luglio i mercati scontavano una probabilità intorno al 55% di un rialzo a settembre e vicina all’80% per dicembre. L’inflazione al consumo statunitense si è attestata al 4,2% a maggio, massimo da aprile 2023, sostenuta dallo shock energetico legato al conflitto.

L’oro ha reagito in modo contenuto all’escalation. Il 20 luglio le quotazioni spot si collocavano intorno a 4.010 dollari l’oncia, in area di minimi da nove mesi, all’interno del range 4.000-4.100 dollari che ha caratterizzato le ultime settimane. Il metallo resta comunque in rialzo di circa il 18% su base annua. Rispetto ai livelli attuali, il target di 4.563 dollari implica un recupero di circa il 14%.

Conclusioni

Il report di WisdomTree descrive un mercato dell’oro che ha completato una fase di normalizzazione delle valutazioni. Il premio che aveva alimentato buona parte del rally 2025-26 si è riassorbito e le quotazioni sono tornate in linea con le stime di fair value del modello. Questo riduce lo spazio per rialzi guidati dal solo sentiment e sposta il baricentro dell’analisi su inflazione, tassi d’interesse e dollaro.

Sulla base delle previsioni di consenso il modello prospetta un recupero verso i 4.563 dollari l’oncia entro il secondo trimestre del 2027. La stessa società segnala che l’analisi di sensibilità evidenzia come scenari macroeconomici alternativi possano deviare in misura rilevante questo percorso: uno spostamento di circa sette punti del DXY e di quasi un punto percentuale sui rendimenti decennali basta a spostare la stima di oltre 350 dollari.

Le due variabili da monitorare nei prossimi mesi sono la traiettoria della politica monetaria statunitense, con la riunione del FOMC in calendario il 29 luglio, e l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, che continua a incidere sui prezzi dell’energia e quindi sulle aspettative di inflazione. Sul fronte dei flussi, il primo semestre si è chiuso con una raccolta netta positiva per gli ETF sull’oro nonostante il mese di giugno negativo, segnale di una domanda di investimento che si è ridimensionata senza invertirsi.

Se vuoi saperne di più : ETF cosa sono e come funzionano

Fonte: ETFWorld.it

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