James Sinclair, presidente di Tanzanian Royalty Exploration Company, è uno dei più ascoltati osservatori del mercato…
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dell’oro. Sinclair ha scritto poco tempo fa un saggio in cui critica la visione a breve enfatizzata da Martin Armstrong.
Quest’ultimo, pur essendo rialzista con target tra 5.000 e 12.500 dollari per oncia, dimentica alcuni fondamentali. Sinclair ricorda che la montagna di derivati cartacei Otc continua ad aleggiare sul mercato come una spada di Damocle.
E che l’ammontare di tali derivati cresce regolarmente. Al punto che queste armi di distruzione finanziaria di massa possono solo aumentare.
Non si tratta inoltre di discutere su un possibile nuovo intervento di quantitative easing (Qe3), ma di analizzare i danni già provocati dai primi due e le sue implicazioni sul prezzo dell’oro. «Bisogna poi ricordare che quanto accade in Medio Oriente non è un fattore positivo per il mondo occidentale – prosegue Sinclair – in quanto si passa da una forma di governo, per quanto criticabile, al caos».
E il caos può solo favorire Russia e Iran. Inoltre non si conoscono le idee sull’economia dei ribelli libici, sponsorizzati dall’Occidente.
Tutto questo non può che influenzare il prezzo dell’oro. Quando nel 2015, sfogliando i giornali del 2011, vedremo le quotazioni di 1.650 dollari per oncia (target di Sinclair da molti anni annunciato per questo periodo) rideremo di tale cifra, così bassa se comparata a quella che verrà segnata tra quattro anni. Sinclair non ha dubbi.
Il movimento rialzista sul metallo giallo non si fermerà. Inutile prevedere quanto accadrà nel prossimo trimestre. Tenete d’occhio i fondamentali. E non lasciatevi fuorviare da articoli che li dimenticano.
Autore: Guido Bellosta
Fonte: Borsa e Finanza del 9 aprile 2011









