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Non sarà la Cina a far salire l’oro


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Fonte: Borsa e Finanza

7 Settembre 2009

Autore: Guido Bellosta

Boris Sobolev ha pubblicato su Resource \ Stock Guide un articolo dal titolo «Goloi Bugs bet on China. A mistake?» (I rialzisti….

sull’oro scommettono sulla Cina Un errore?). La tesi è controcorrente rispetto alle ipotesi circolanti sui mercati. Ipotesi che danno la Cina come un forte propulsore di acquisti di oro con conseguente rialzi dei prezzi.

Resource Stock Guide ricorda invece che le riserve cinesi sono condizionate dalla massiccia presenza di dollari. L’ammontare della divisa Usa detenuta dalla Cina si è intorno ai 2.000 miliardi di dollari. La Cina non può perciò permettersi un crac della divisa statunitense. Accuserebbe perdite colossali.

E quindi non può che agire con mano leggera, acquistando metalli e diritti di estrazione minerari in tutto il mondo stando attenta a non far precipitare la situazione. Poiché la quotazione dell’oro è inversamente legata a filo doppio con il dollaro, la sospirata ascesa del metallo giallo potrebbe ritardare. Infatti la Cina detiene quote irrisorie di oro nei suoi forzieri rispetto agli Stati Uniti o alla stessa Italia Dovendo proseguire gli acqui-sti di metallo giallo ha tutto l’interesse a non far crescere i prezzo. La mossa vincente potrebbe essere rappresentata da un forte rastrellamento di metallo in un colpo solo.

Un’eventualità che si concretizzerebbe se il Fondo monetario internazionale dovesse liquidare i lingotti posseduti. L’entità delle riserve auree cinesi potrebbe triplicarsi. E la successiva salita delle quotazioni verrebbe accolta in modo favorevole.

In attesa ch tale ipotesi si concretizzi chi punta sulla Cina come forza propulsiva per le quotazioni dell’oro potrebbe perdere la scommessa

Fonte: Borsa e Finanza del 5 settembre 2009

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