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L’Europa – Haydn Davies, Chief Economist di Barclays Global Investors

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LA PAROLA AGLI EMITTENTI

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15 Novembre 2007

IN EUROPA, IL RALLENTAMENTO DELL’ECONOMIA SORPRENDERÀ GLI INVESTITORI

In Europa, il rallentamento dell’economia potrebbe rivelarsi più pesante di quanto pensino gli investitori

parla

Haydn Davies

Chief Economist di

Barclays Global Investors

Poiché l’inflazione sta crescendo velocemente verso livelli superiori al tetto del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea proprio e l’attività economica sembra essere in raffreddamento, nei prossimi mesi i politici si troveranno alle prese con decisioni difficili. Finora gli economisti sono stati concordi nel sostenere che il rallentamento dell’economia sarebbe stato modesto: la media delle previsioni indicava solo un rallentamento della crescita dal 2,5% di quest’anno a un tendenziale 2,0% del prossimo anno.

Acuito dall’apprezzamento dell’euro, tale rallentamento potrebbe tuttavia rivelarsi molto più pesante del previsto, in particolare se si dovesse prestar fede ai sondaggi che evidenziano un calo della fiducia delle imprese in tutta la regione. Per esempio, gli indici europei PMI (European Purchasing Managers Index) hanno toccato il livello più basso degli ultimi due anni. Fino a poco tempo fa i sondaggi sulla fiducia delle imprese (quali per esempio l’Economic Sentiment indicator diffuso dalla Commissione Europea o il sondaggio IFO relativo alle imprese tedesche) avevano costituito un termometro affidabile del clima economico.

Tuttavia, durante l’attuale fase di ripresa (ancorché connotata da ottimismo) l’attività economica non si è rivelata tanto vivace quanto avrebbe fatto pensare la forte crescita della fiducia da parte delle imprese. Gli investitori dovranno pertanto sperare che, allo stesso modo, il calo della fiducia delle imprese stia amplificando le previsioni di recessione.

Se tuttavia i sondaggi sulla fiducia delle imprese possono avere sovrastimato la crescita economica, lo stesso non può dirsi per i profitti che hanno toccato i massimi di sempre grazie alla crescita del 40% registrata negli ultimi anni per una parte della produzione economica e degli utili delle imprese quotate in Europa (senza tener conto del Regno Unito).

Anche se il rallentamento dell’attività economica è solo graduale, il calo della fiducia delle imprese fa pensare che la crescita degli utili societari potrebbe rivelarsi deludente. Questa minore fiducia (foriera o meno di una fase di forte rallentamento), potrebbe quindi rappresentare un fattore negativo per i mercati azionari europei, mentre l’indebolimento del clima economico induce a pensare che tali mercati rimarranno indietro rispetto ad altri mercati omologhi.

Dall’imminente rallentamento dell’economia, destinato a pesare sulle borse valori europee, i mercati obbligazionari di quest’area geografica dovrebbero trarre vantaggio. Inoltre, anche se i mercati obbligazionari europei non appaiono particolarmente interessanti, l’indebolimento del clima economico dovrebbe far sì che essi sovraperformino rispetto ad altri mercati.

Tuttavia, finché la Banca Centrale continuerà a mostrare preoccupazione riguardo alle prospettive inflazionistiche, le probabilità di un taglio dei tassi di interesse rimangono esigue, nonostante non sia da escludere la possibilità di assistere a una fase di rallentamento.

La prospettiva dei tassi di interesse resta pertanto piuttosto favorevole per l’euro, che nel rapporto di cambio con il dollaro USA è ai massimi dal 1992. La maggiore incertezza del clima economico ha tuttavia iniziato a pesare sulla fiducia nei confronti della valuta statunitense che in questo momento appare più vulnerabile.

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