Global X : Investire in innovazione: è il momento di allargare lo sguardo oltre i soliti nomi

Global X : Per decenni, il settore tecnologico è stato sinonimo di innovazione, poiché ha rapidamente migliorato l’efficienza in un’ampia gamma di settori.

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A cura di Matt Lodge, Investment Strategist di Global X


Le società di software scrivevano il codice, le aziende di semiconduttori fornivano la potenza di calcolo e i produttori di hardware costruivano i dispositivi, mentre gli altri settori adottavano i prodotti che ne derivavano, man mano che l’Information Technology (IT) diventava uno strato operativo presente in quasi ogni industria.

Tuttavia, la tradizionale semplificazione che equipara l’innovazione al settore IT appare sempre più superata. Oggi i pagamenti digitali rientrano nel settore finanziario, l’automazione sta trasformando l’industria, le piattaforme online fanno parte dei beni di consumo discrezionali, e lo streaming e le infrastrutture digitali svolgono un ruolo sempre più importante nei media e nelle comunicazioni.

In questo senso, il concetto di un settore Information Technology a sé stante sembra superato. La classificazione resta utile a fini contabili, di categorizzazione e di reportistica di portafoglio, ma appare sempre più incompleta come mappa dei luoghi in cui oggi si sviluppa l’innovazione. Le società potenzialmente in grado di plasmare il prossimo decennio potrebbero essere meglio definite dal modo in cui integrano la tecnologia nei propri processi, piuttosto che dal semplice fatto di essere classificate come società IT.

La tecnologia non è (solo) l’IT

Esiste un’importante distinzione tra “tecnologia” e “information technology”. La tecnologia è un concetto ampio, e può estendersi all’intera economia, dall’automazione industriale e la manifattura avanzata ai sistemi di pagamento, dalle piattaforme logistiche alle nuove forme di distribuzione dei media. L’information technology, invece, è più ristretta come classificazione d’investimento. Comprende generalmente le aziende principalmente associate a software, hardware, semiconduttori e servizi correlati, che, pur rimanendo componenti essenziali dell’economia moderna, non ne sono una rappresentazione completa.

La differenza è rilevante perché il mondo è passato dall’utilizzare l’IT come un insieme di prodotti all’integrarla nei modelli di business. Una società di pagamenti può fare affidamento su software e infrastrutture di dati sofisticati ed essere comunque classificata nel settore finanziario. Allo stesso modo, un’azienda industriale può trarre il proprio vantaggio competitivo dall’automazione, dai sensori e dal calcolo avanzato senza essere considerata un’azienda IT.

L’IT sembra quindi restare una descrizione accurata di un determinato insieme di attività, ma non un confine affidabile attorno all’innovazione in sé. Un portafoglio pensato per cogliere la crescita legata all’innovazione può involontariamente escludere società al centro del cambiamento economico, semplicemente perché appartengono ai settori finanziario, industriale, delle comunicazioni o dei beni di consumo discrezionali. Può inoltre finire per concentrarsi sulle società che rientrano in una definizione tradizionale di tecnologia, anche quando i meccanismi dell’innovazione si diffondono altrove.

Dalle etichette alla crescita reale

L’ultimo decennio ha dimostrato che una storia tecnologica avvincente può catalizzare una notevole attenzione da parte degli investitori. Ha anche dimostrato che innovazione e fondamentali d’investimento non sempre coincidono. Anziché concentrarsi sulle società esclusivamente sulla base di valutazioni ambiziose, gli investitori possono anche verificare se le elevate aspettative siano accompagnate da un effettivo slancio delle vendite. La domanda centrale passa così da “sembra rivoluzionario?” a “questa trasformazione sta generando trazione commerciale?”.

Questa distinzione è particolarmente importante man mano che la tecnologia diventa onnipresente. Se quasi ogni società si descrive come digitale, data-driven o abilitata dall’intelligenza artificiale, queste definizioni perdono di per sé la loro utilità. Gli investitori hanno bisogno di framework in grado di distinguere tra le aziende che adottano il linguaggio dell’innovazione e quelle che trasformano l’innovazione in valore economico.

I leader di oggi e quelli di domani

I benchmark consolidati a forte componente tecnologica sono stati a lungo utilizzati come sinonimo di crescita legata all’innovazione, ma non sono stati necessariamente costruiti per identificare l’innovazione. La leadership nell’innovazione può cambiare rapidamente: per questo, ad esempio, un framework aggiornato trimestralmente può cogliere i cambiamenti con maggiore frequenza rispetto a uno sottoposto a ricostituzione annuale. I leader di ieri non restano automaticamente quelli di domani.

Gli investitori potrebbero sempre più dover considerare l’IT come la base dell’economia dell’innovazione, piuttosto che come il suo confine. La domanda d’investimento da porsi non è più semplicemente quali società siano etichettate come “tech”, ma quali aziende stiano applicando la tecnologia per ridisegnare i mercati, dimostrandolo attraverso la crescita commerciale. Man mano che l’economia evolve, anche i benchmark dell’innovazione potrebbero dover evolvere con essa.

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Fonte: ETFWorld.it