La crisi del debito europea potrebbe esporre ancora i mercati a temporanee correzioni. Sul fronte delle azioni la valutazione è sufficiente per mantenere un atteggiamento prudenzialmente positivo; su quello del credito, le obbligazioni aziendali vengono preferite ai titoli di Stato. Le materie prime costituiscono tuttora una garanzia a baluardo di un eventuale inasprimento delle crisi in atto…
Thomas Härter, Responsabile strategie di investimento,
Swisscanto Asset Management SA, Zurigo
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All’orizzonte non si profila ancora una soluzione della crisi del debito europea che sia anche sostenibile nel lungo termine e per questa ragione il tema continua a divampare sui mercati finanziari. Che poi periodicamente si agitino simili “spauracchi” fa parte di un piano deliberato, escogitato dai paesi competitivamente forti all’interno dell’Eurozona. La tesi è questa: senza gli scossoni che tali terrificanti notizie comportano non vi sarebbe alcuna spinta propulsiva a favore di riforme nei paesi fortemente indebitati e in posizione di svantaggio competitivo della periferia europea. Gli investitori dovrebbero essere pertanto consapevoli che gli “spauracchi” continueranno a venire deliberatamente agitati anche in futuro da questo o da quel paese dell’Unione europea proprio per mantenere la pressione e la spinta propulsiva che ne deriva. Fintantoché, infatti, non sarà possibile prevedere efficaci meccanismi sanzionatori nei confronti dei paesi colpevoli di aver condotto politiche economiche e finanziarie irresponsabili, dovranno essere i mercati a farsi carico di questa funzione disciplinatrice. Una ristrutturazione del debito di Grecia, Portogallo e Irlanda non appare così imminente, dal momento che ciò avrebbe conseguenze di enorme portata, come ad esempio una crisi del comparto bancario nell’Unione europea, disordini sociali e una violenta correzione dei mercati.
Il dollaro USA in caduta libera
Se si guarda alla situazione del debito pubblico negli Stati Uniti appare evidente che un suo ulteriore deterioramento avrebbe ripercussioni negative sulla divisa nazionale. Se consideriamo tuttavia la parità del potere d’acquisto, la valuta americana ci appare attualmente sottovalutata rispetto al franco svizzero. Il rapporto di cambio prezza già infatti uno stuolo di cattive notizie sull’economia USA, ragione che ci spinge a sovrappesare per ora il dollaro USA nell’ambito della nostra strategia valutaria. Manteniamo in sovrappeso le commodity currency AUD, CAD e NOK. Sulla scia delle diverse crisi che hanno imperversato negli ultimi mesi, il franco svizzero si è apprezzato praticamente rispetto a tutte le valute. In caso di “normalizzazione” dell’attuale situazione di crisi, un indebolimento sarebbe altamente probabile.
Quanto ai tassi di interesse, non scommetteremmo sul fatto che la manovra restrittiva della BCE di aprile sia stata anche l’ultima nel breve termine. Per questo manteniamo una duration inferiore alla media nei portafogli obbligazionari in EUR e CHF. Privilegiamo gli investimenti in obbligazioni aziendali a scapito dei titoli di Stato. Grazie all’efficace gestione dei costi attuata nel complesso dalle aziende e alla buona situazione della liquidità, i rischi di insolvenza si mantengono tuttora molto contenuti.
La valutazione del mercato azionario globale rispetto all’indice MSCI World appare ora corretta stando al modello di calcolo basato sugli utili tendenziali da noi impiegato. Nei singoli comparti è rilevabile tuttavia un più elevato potenziale di rialzo, come ad esempio nel caso dei titoli azionari dell’Europa continentale. Nel complesso quella che si ottiene è ancora una leggera sovraesposizione sull’azionario.
Per quanto riguarda le materie prime prevediamo una prosecuzione della tendenza rialzista sotto la spinta dei diversi focolai di crisi, in particolare nei paesi arabi. A ciò si aggiunge la favorevole situazione di roll-over dei contratti sul petrolio.
Fonte: ETFWorld – Swisscanto









