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Il pessimismo sostiene ancora l’oro


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Mike Kosares, della Centennial Precious Metals di Denver, ha calcolato la teorica quo-tazione dell’oro tenendo conto dell’inflazione subita dall’economia Usa. Se le valutazoni di Kosares fossero esatte la strada per tornare a una analoga parità di potere d’acquisto rispetto al passato sarebbe ancora molto lunga. Kosares ha infatti stabili

to che tale teorica valutatone dovrebbe aggirarsi attorno a 7.500 dollari per oncia, mentre l’attuale quotazione è infatti lontana di oltre l’80%. I calcoli di Kosares taciterebbero tutti quelli che parlano di bolla del metallo giallo.

Ma previsioni ancor più frastornanti giungono da Rob McEwen, il cui pessimismo sulla situazione economica Usa tocca livelli elevatissimi e che parla di una nuova iperinflazione, come quella accaduta per la Germania nel primo dopoguerra. Prima della Grande guerra la Germania era un Paese ricchissimo.

La perdita subita nel conflitto e l’obbligo di pesantissimi rimborsi da pagare ai vincitori la spinsero a stampare banconote. Nel 1919 si poteva comprare un’oncia d’oro – allora valutato 20 dollari per oncia – con 170 marchi tedeschi. Solo quattro anni dopo, per comperare la stessa oncia ci volevano 87 trilioni di marchi. McEwen ricorda che 40 anni fa gli Stati Uniti rappresentavano la nazione con la posizione finanziaria creditoria più elevata nel mondo.

Ora sono la nazione maggiormente indebitata mentre la Cina è il maggiore Stato creditore. E se la Cina smettesse di comperare dollari? Non rimarrebbe che un ulteriore incremento dell’attività della zecca. Kosares e McEwen sono due ascoltati e seri osservatori della finanza Usa e del mercato dell’oro. E mettono ulteriore benzina sul fuoco del rialzo del metallo giallo.

Fonte: Borsa e Finanza del 3 luglio 2010

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