Le Banche centrali vendono i dollari contenuti nei forzieri per posizionarsi sull’oro. …
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Lo scorso quadrimestre ha visto l’imprevedibile balzo nelle riserve auree del Messico, volate da 7 a 100 tonnellate. Un investimento superiore a 54 miliardi di dollari. Contemporaneamente l’oro è salito dell’11% mentre il dollaro ha perso il 7,6%.
Il Messico «ha seguito perciò la strada tracciata da Rus-sia e Thailandia, che hanno rastrellato rispettivamente 18,8 e 9,3 tonnellate», ha dichiarato George Milling Stanley del World Gold Council. Da segnalare il commento di Sergio Martin, capoeconomista di Hsbc: «Il Messico è diventato il primo produttore di argento.
Quindi potrebbe avere comperato anche qualche quantità di metallo bianco per sostenere ulteriormente il prezzo». Con gli acquisti di oro degli ultimi mesi il Messico si posiziona ora al 33° posto tra i Paesi detentori di lingotti.
Al primo posto continuano a rimanere gli Stati Uniti con 8.133 tonnellate. La Cina è invece giunta al sesto posto con 1.054 tonnellate – ammontare che rappresenta soltanto l’l,6% delle riserve – mentre la Russia ha toccato l’ottava posizione con 811 tonnellate. Toni Rendali, analista di Credit Suisse, osserva che un acquisto così consistente per un importante partner commerciale de-gli Usa come il Messico (detentorc di molti dollari) è un forte segnale per le Nazioni che vogliono irrobustire la componente aurea delle riserve.
Mentre formalmente le Banche centrali snobbano l’oro, le stesse sono attive sul mercato come comprataci. Sembra quasi che con le loro dichiarazioni non vogliano alimentare la febbre aurea. Forse per non pagare troppo il metallo rastrellato.
Autore: Guido Bellosta
Fonte: Borsa e Finanza del 14 maggio 2011









