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Il lingotto d’oro diventa il sostituto del biglietto verde


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Il metallo prezioso si muove in scia alle dinamiche del dollaro. Il ruolo delle Banche centrali…..

L’oro è tornato a essere una vera e propria moneta di scambio. E secondo molti, tra economisti, analisti e operatori finanziari divario genere, diventerà tra non molto tempo, a livello globale, la divisa più importante. Surclassando così il dollaro.

Per provare questa tesi basta osservare il progressivo aumento della correlazione inversa tra il trend del prezzo del lingotto e quello del Dollar Index, paniere che misura l’andamento del biglietto verde con le altre sei principali monete mondiali.

La colpa, o il merito (dipende dai punti di vista), di questo scenario è imputabile in primo luogo alla crisi economica e finanziaria che ancora attanaglia i mercati e che ha recentemente indotto Bank Rossii, la Banca centrale russa, ad aumentare le riserve d’oro del 2,6% portandole a un totale di 552 tonnellate (un ammontare che alle quotazioni attuali supera i 20 miliardi di dollari), facen-do seguito all’India che a inizio novembre ne ha acquistate 200 tonnellate dal Fondo monetario internazionale (Fmi).

Queste operazioni fanno parte di un piano, approvato lo scorso settembre, che comporta la cessione, da parte dell’Fmi, di 403,3 tonnellate d’oro (un ottavo delle proprie scorte complessive). E in quest’ottica il prossimo acquirente di oro potrebbe essere la Cina, il cui governo nel corso dell’anno si è già più volte dimostrato interessato a fare incetta di materie prime e che, al momento, detiene tra le riserve una percentuale di lingotti (1,4%) tra le più basse dei Paesi economicamente più importanti al mondo.

Un tale scenario funge poi da sostegno «fondamentale» alle quotazioni del lingotto, allontanando il pericolo di una possibile bolla speculativa. In altri termini, quanti avevano puntato sull’oro come attività finanziaria – per coprirsi dal pericolo che l’inflazione possa presto tornare a crescere in scia all’abbondanza di liquidità messa sul mercato dalla politica espansiva delle Ban-che centrali – hanno ora dalla loro parte anche una motivazione legata alla domanda «fisica» di lingotti.

Nel frattempo, comunque, l’Spdr Gold Trust, il più grande Etf al mondo legato al lingotto, è arriva-to a controllare 1.116,25 tonnella-te di oro. L’Etc strutturato sull’oro «fisico» emesso da Etf Securities (codice Isin JEOOB1VS3770), trattato anche Piazza Affari, da inizio 2009 ha raccolto oltre due miliardi di dollari.
A brillare non è però solo l’oro, che ha recentemente segnato il massimo storico a 1.126,56 dollari per oncia. Tra i metalli preziosi spiccano anche l’argento, forte di un rial-zo di oltre il 50% dalla prima seduta di gennaio (contro il circa 30% dell’oro), palladio (+94%) e platino (+51%). E in termini di raccolta gli Etc di Etf Securities struttura-ti sul «fisico» di questi metalli, e anch’essi quotati sul listino milanese, sono arrivati complessivamente a quota 720 milioni di dollari da inizio anno.

Nel dettaglio, i relativi codici Isin sono: JEOOB1VS3333, JEOOB1VS2W53 e JEOOB1VS3002. Attenzione però. A causa della suddetta correlazione inversa con il dollaro, le performance di queste commodity si riducono (per l’oro, ad esempio, diventa il 22%) se calcolate in euro. Una condizione con la quale gli investitori devono fare bene i conti.

Fonte: Borsa e Finanza del 12 dicembre 2009

Autore: Gianluigi Raimondi

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