L’argento, dopo un’impressionante scalata rialziste che l’aveva portato attorno a 30 dollari per oncia, è stato oggetto di molteplici bordate ribassiste da metà novembre. La forza rialziste non si è però smorzate…
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E granitico comportamento del metallo bianco è giustificato da alcuni numeri. E il paragone spesso fatto con l’oro lo conferma The Casey Report, in un articolo di David Galland, ricorda che sul mercato sono disponibili solo 1.234.590.000 once di argento.
Il valore si aggira attorno ai 30 miliardi di dollari. L’oro disponibile nel mondo per l’utilizzo raggiunge invece un ammontare di 4.585.620.000 once per un valore di 6 biliardi di dollari. Galland segnala queste incongruenza: mentre il rapporto tra il prezzo dell’argento e quello dell’oro si aggira attorno a 63, nelle Borse merci dovrebbe essere modificato a 235 se si tenesse conto della quantità di argento disponibile rispetto a quella dell’oro.
Inoltre, ha segnalato Bob Quartermain, al recente Gold & Resource Summit, nel 2009 la domanda ha raggiunto 889 milioni di once contro una produzione di 710 milioni. La differenza è state colmate utilizzando argento riciclato. Si aggiunga che l’argento è il metallo con minori riserve accertate.
Al ritmo attuale di consumo tra un ventennio non ci sarà più argento disponibile sulla terra L’assurdità perciò non è la folle ascesa dello scorso bimestre. Ma l’irrazionale quotazione cui era giunto il metallo l’anno scorso. E l’ancor più irrazionale comportamento delle principali banche americane (in teste JpMorgan), concentrate nel vendere quantità consistenti di argento sui mercati delle merci per proseguire la loro tecnica ribassiste che rischia ora di provocare consistenti perdite se il rialzo dovesse proseguire.
Autore: Guido Bellosta
Fonte: Borsa e Finanza del 27 novembre 2010









