Negli ultimi sette anni in Piazza Affari ha vinto chi si è convertito alla filosofia dei replicanti: solo quattro fondi tradizionali su 29 hanno battuto i primi Etf quotati sul nostro mercato proprio nel…..
settembre del 2002.
Perché i replicanti degli indici azionari hanno seguito fedelmente (non possono fare altro) i panieri di riferimento, offrendo un rendimento nettamente superiore alla media dei fondi tradizionali concorrenti di categoria, che pagano il pegno di costi elevati e, talvolta, di scelte sbagliate.
Il paragone
Ma vediamo i numeri. Chi ha sottoscritto per 50 mila euro il 30 settembre 2002 il Lyxor Etf Dj Eurostoxx 50 — il pioniere di tutti i cloni che investe sulle 50 grandi capitalizzazioni dell’euro — al 21 ottobre 2009 contava su una performance del 56,12%, vale a dire su 78.060 euro cioè 7.130 in più rispetto alla media dei fondi e sicav azionari attivi sullo stesso mercato, il cui guadagno medio netto non è andato oltre il 41,86%. Infatti su 29 prodotti di categoria, soltanto quattro hanno saputo fare meglio dell’Etf: Julius Baer Mulktistock Euroland value stock (60,8%), Schroder Euro Equity (63,18%), Ubi Pramerica Az. Euro (65,62%), e Bgf Euro Markets (68,51%) di BlackRock.. Ecco le idee dei gestori che hanno battuto i cloni.
«La nostra visione rimane assolutamente positiva sui mercati euro per i prossimi 12 mesi — dice Alice Gaskell, gestore di Bgf Euro markets fund —. Ci aspettiamo anzi una forte ripresa della crescita globale e sia-mo convinti che, grazie ad un progressivo aumento sul fronte della domanda, le previsioni sugli utili aziendali di moltissime aziende siano state stimate in modo trop-po pessimista».
Tra le scelte d’elezione del suo fondo: Unicredit, E.on, Bnp Paribas, Telefonica e Santander. Gaskell però si aspetta un consolidamento a breve per riequilibrare la corsa. Il suo fondo è molto impegnato sui media («il settore va male da dieci anni, ora offre valutazioni ragionevoli e prospettive interessanti grazie a nuovi modelli di business») e sulle banche. Gaskell è meno attratta dalle telecom (crescita limitata) e dai materiali, dove le aspettative per la ripresa sembrano molto incerte rispetto al resto del mercato.
Valutazioni
Un’idea condivisa da Gary Clarke, alla guida di Schroder Isf Euro Equity: «Abbiamo già assistito all’impennata dei titoli delle aree più cicliche del mercato, ad esempio le compa-gnie minerarie e i titoli industriali, e i multipli di alcuni di questi settori appaiono già elevati. Tuttavia i titoli dei comparti più difensivi, come quello farmaceutico e alimentare, vengono ancora scambiati a quotazioni bassissime che non si vedevano da decenni». Il gestore Schroders aggiunge poi che di recente ha aumen-tato l’esposizione del portafoglio ai titoli di qualità, costituendo alcune posizioni in società che presentano una crescita strutturale e costante, come Heineken e Linde. Tra i preferiti anche alcuni difensivi con multipli interessanti, come Sanofi Aventis e Vivendi.
Infine Emilio Franco, CFA, responsabile degli investimenti di Ubi Pramerica sgr si aspetta buone per mance da telecom e media, consumi non ciclici e tecnologia. «Sono comparti generano cassa in abbondanza e trattano molto sconto in termini relativi al mercato rispetto alla storia — dice Franco —. Valutiamo invece negativamente settori più ciclici: non crediamo in una forte ripresa prezzi sembrano scontano improbabili e significativi recuperi di redditività».
Una riflessione a pari per le banche che il gestore tratta con molta prudenza. «II mercato sta valutando in modo fin troppo ottimistico la loro capacità di generare utili nel medio termine, mai convinto della soluzione riguardo ai problemi capitale — dice Franco – In realtà i tassi sono bassi e la qualità del credito in e continuo peggioramento, fattori che indeboliranno i ricavi per un periodo di tempo lungo delle attese». Per Franco le prime scelte sono Unilever, Stm, Bpm, Sky De schland.
Fonte: CorriereEconomia del 2 novembre 2009
Autore: Francesca Monti









