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Gli ETF verso i 22.000 miliardi: il nuovo report di State Street analizza come si stia trasformando il mercato globale

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Il «2026 Global ETF Outlook — From Wrapper to Backbone» di State Street fotografa un settore in cui l’execution operativa conta quanto l’innovazione di prodotto.

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Articolo creato dalla Redazione di ETFWorld.it


Joerg Ambrosius, President of Investment Services di State Street


Il 2025 ha stabilito record su ogni fronte. Il 2026 si apre con nuove sfide strutturali.

Il mercato globale degli ETF si avvicina ai 22.000 miliardi di dollari. Questo dato, pubblicato nel report «2026 Global ETF Outlook: From Wrapper to Backbone» di State Street Corporation, descrive un settore che ha attraversato più di un decennio di espansione rapida e che oggi si confronta con una fase nuova: quella in cui le dimensioni stesse cambiano le regole del gioco.

State Street è il primo provider mondiale di servizi ETF per asset in custodia e il report — redatto da Frank Koudelka (Global Head of ETF Solutions), Ken Shaw (Head of ETF Solutions EMEA), Ahmed Ibrahim (Head of ETF Solutions APAC) e Jeff Sardinha (Head of ETF Solutions North America) — sintetizza le principali forze che plasmeranno il mercato ETF nel 2026, con un’analisi dettagliata per regione, previsioni di mercato verificabili e un bilancio puntuale delle previsioni formulate per il 2025.

Il 2025: un anno di record

Il punto di partenza è quantitativo. Al termine del 2025 il mercato globale degli ETF ha raggiunto 19,85 trilioni di dollari, con un incremento di 4,9 trilioni rispetto alla fine del 2024. Il 48% di questa variazione è attribuibile a nuova raccolta netta, non alla sola performance di mercato.

I flussi netti globali negli ETF hanno toccato 2,4 trilioni di dollari, il 26% in più rispetto al record precedente stabilito nel 2024 con 1,9 trilioni. A livello globale sono stati quotati 2.795 nuovi ETF, 997 in più rispetto al 2024. Solo negli Stati Uniti, gli ETF a gestione attiva hanno raccolto 515 miliardi di dollari, superando il totale degli afflussi negli ETF passivi del 2023. Gli ETF attivi nel complesso hanno registrato un incremento del 70% rispetto al record precedente, con flussi pari a 638 miliardi. Gli ETF attivi sul reddito fisso hanno fatto segnare un balzo del 46% negli afflussi, pari a 459 miliardi di dollari.

A dicembre 2025 è stato raggiunto il primo mese con flussi superiori ai 300 miliardi complessivi e il primo mese con oltre 200 miliardi di afflussi azionari.

Il messaggio centrale: scala, complessità, execution

«La crescita degli ETF ha raggiunto un punto in cui le dimensioni cambiano le regole del gioco», ha dichiarato Joerg Ambrosius, President of Investment Services di State Street. «Il mercato è ancora in espansione, ma il successo dipende sempre più dalla capacità delle società di operare su larga scala, gestire la complessità e garantire un’execution coerente in un contesto in cui gli ETF assumono un peso maggiore all’interno del sistema finanziario».

La valutazione di Jeff Sardinha, Head of ETF Solutions North America, guarda invece alla flessibilità strutturale del prodotto: «L’alto grado di adattabilità del modello ETF è uno degli elementi più incoraggianti di questo strumento. Gli emittenti continuano a trovare nuovi modi per utilizzare gli ETF in tutte le asset class e geografie, e tale flessibilità apre opportunità che fino a pochi anni fa non esistevano».

Il report individua tre tendenze chiave per il 2026 a livello globale:

  1. Tensione crescente tra accesso e struttura. Con l’espansione degli ETF verso nuove strategie e asset class, la complessità e la necessità di gestire i vincoli di capacità diventano fattori sempre più critici.
  2. Accelerazione dell’adozione attiva. Gli ETF attivi — in particolare sul reddito fisso, su strategie outcome-oriented e su derivati — restano il principale centro di gravità nello sviluppo di prodotto a livello globale.
  3. Importanza crescente di infrastruttura e distribuzione. Le share class, le conversioni (operazioni 351) e l’economia della distribuzione determineranno la velocità di adozione.

Nord America: scala, innovazione, nuovi confini

Il mercato statunitense entra nel 2026 dopo due anni consecutivi con afflussi superiori a 1 trilione di dollari. Il Canada ha stabilito il proprio record con oltre 100 miliardi di dollari di afflussi annui.

Il report dedica ampio spazio alla domanda «Cosa non abbiamo ancora messo in un ETF?». Il 2025 ha visto un’accelerazione nelle strategie basate su opzioni — covered call, put-write e approcci ibridi — con Goldman Sachs che ha acquisito Innovator, uno dei principali provider di ETF a risultato definito. La nuova frontiera riguarda l’accesso democratizzato a prodotti strutturati prima riservati alla clientela private o istituzionale: ETF multi-coin su criptovalute oltre Bitcoin ed Ethereum, ETF con esposizione ai mercati privati, accesso pre-IPO, strategie di reddito autocallable.

Il report avverte che l’adozione di queste strategie dipenderà dall’educazione degli investitori sui meccanismi di funzionamento e sui trade-off insiti in un veicolo quotato e a struttura aperta. Gli ETF attivi portano un expense ratio medio ponderato per gli asset di 42 punti base, con le strategie più complesse posizionate oltre i 70.

Quattro aree di crescita per gli ETF attivi in Nord America nel 2026:

Conversioni da fondi comuni a ETF. Nel 2025 ne sono avvenute oltre 50, portando il totale storico a oltre 170 conversioni con asset superiori a 125 miliardi di dollari. Il 50% degli emittenti, in un sondaggio Cerulli di fine 2025, ha dichiarato di pianificare almeno una conversione nei successivi 12 mesi.

Operazioni 351. Consentono agli investitori di conferire titoli in un fondo diversificato senza riconoscimento di plusvalenze ai sensi dell’Internal Revenue Code Section 351. Sono meno di 40 le operazioni avvenute tra il 2021 e il 2025, ma l’interesse degli asset manager ha accelerato sensibilmente.

Reddito fisso attivo. Tra il 2022 e il 2024 gli ETF passivi sul reddito fisso hanno raccolto 527 miliardi in termini netti contro 161 miliardi degli attivi. Nel 2025 il distacco si è ridotto: 258 miliardi i passivi, 192 miliardi gli attivi. Il 42% di tutti gli afflussi nel reddito fisso ETF è andato agli attivi nel 2025, contro il 6% del 2022.

ETF share class. Il 2025 ha visto la SEC concedere l’esenzione normativa per i fondi comuni e gli ETF che condividono il medesimo portafoglio in struttura multi-share class. I primi prodotti sono attesi nel corso del 2026. Il DTCC sta potenziando Fund/SERV per automatizzare le conversioni tra classi. Tuttavia, i meccanismi di remunerazione dei distributori — basati sul modello dei fondi comuni — potrebbero rallentare l’adozione.

Sul fronte della distribuzione, gli ETF rappresentano in media il 30% del portafoglio dei Millennials, il 26% per la Gen X e il 21% per i Baby Boomers. La maggior parte degli asset ETF negli USA è distribuita attraverso i canali dei consulenti finanziari.

Europa: maturazione del mercato, retail in accelerazione

Il 2025 è stato l’anno del 25° anniversario degli ETF in Europa, con il mercato ETP europeo che ha chiuso a 3,2 trilioni di dollari (+42% rispetto a fine 2024) e 508 nuovi prodotti lanciati.

Per il 2026, il report prevede che il mercato ETP europeo superi i 4 trilioni, con flussi netti oltre i 500 miliardi e un ulteriore aumento del tasso di diffusione retail al 30% (contro il 25% di novembre 2025).

ETF attivi — pur rappresentando solo il 3% degli asset totali — hanno raccolto oltre 38 miliardi di dollari nel 2025, circa il 10% dei flussi complessivi, con il 36% dei nuovi lanci caratterizzati da orientamento attivo. Per la prima volta, i lanci di ETF attivi hanno superato quelli di ETF passivi azionari. Secondo Deutsche Börse, nei primi due mesi del 2026 la quota degli ETF attivi sui nuovi listing è salita rispetto al già elevato 40% dei 12 mesi precedenti. Il report stima che lanci e flussi sul reddito fisso attivo supereranno il 40% di tutte le metriche degli attivi nel 2026.

Il contesto macroeconomico — incertezza geopolitica, rialzo della spesa militare europea — ha spinto gli ETF sulla difesa in cima alle classifiche di performance e raccolta nel 2025. Metalli preziosi, fattoriali e dividendi hanno registrato un ritorno di interesse.

Sul fronte retail, il numero di investitori europei in ETF è salito a 32,8 milioni nel 2025, dai 19,3 milioni del 2022 (+69% in tre anni). La crescita è stata più rapida nella fascia 25-34 anni (+52%) e tra le donne (+60%). In Germania 14,1 milioni di persone detenevano azioni, fondi o ETF nel 2025, due milioni in più rispetto al 2024. In Francia nel solo primo trimestre 2025 sono stati 435.000 gli investitori retail attivi sugli ETF, con 2,3 milioni di transazioni (+130% anno su anno).

La normativa europea continua a sostenere il retail: a fine 2025 è stato raggiunto l’accordo politico al Parlamento UE sulla revisione del quadro per gli investimenti al dettaglio (RIS), che affronta direttamente i problemi di costo, trasparenza e conflitti di interesse che gli ETF sono strutturalmente in grado di risolvere.

Sul fronte della tokenizzazione, il report nota che i regolatori hanno segnalato disponibilità al dialogo, ma nessuna approvazione è ancora arrivata nel 2025. Il 2026 potrebbe essere diverso, anche se il numero di emittenti pionieri in questo campo rimarrà probabilmente limitato.

Asia Pacifica: crescita differenziata per mercato

La regione APAC ha chiuso il 2025 con AUM superiore ai 2 trilioni di dollari e flussi netti di circa 300 miliardi.

Cina. Ha superato il Giappone come primo mercato ETF della regione, con asset superiori a 850 miliardi. Le riforme regolamentari della CSRC hanno migliorato l’accesso degli investitori stranieri. I temi chiave degli afflussi sono stati AI, tecnologia, oro e asset alternativi, con una presenza crescente degli ETF sul reddito fisso (circa il 30% dei flussi sul fixed income). Per il 2026 si attende crescita più moderata, ma il report prevede cambiamenti normativi che consentiranno ETF «fully active» non agganciati a un benchmark.

Australia. Gli asset totali hanno raggiunto oltre 320 miliardi di dollari australiani nel 2025, con flussi netti superiori a 52 miliardi. Gli investitori australiani in ETF sono stimati in 2,7 milioni. Per il 2026 l’obiettivo è 400 miliardi di AUM, con il numero di prodotti ETF quotati destinato a superare quota 500. La sfida principale per gli emittenti di ETF attivi resta la costruzione di una rete di distribuzione adeguata, diversa da quella tradizionale dei fondi non quotati, con particolare attenzione al capital markets management per garantire prezzi equi sul mercato secondario.

Giappone. Escludendo gli asset della Bank of Japan, il mercato ha visto una crescita dell’AUM di circa il 100% dal 2022 al 2025, con il programma NISA come principale driver strutturale per il risparmio retail. Nel 2025 sono stati quotati 52 ETF e due nuovi gestori sono entrati sul mercato. Per il 2026 si prevede un’ulteriore espansione degli ETF attivi, facilitata dall’allentamento dei vincoli sull’uso dei derivati OTC, con l’introduzione attesa di strategie covered call e buffer.

Corea del Sud. Con AUM di circa 219 miliardi di dollari e oltre 1.000 prodotti quotati, è il mercato più competitivo della regione. Gli investitori coreani adottano ETF attivi al ritmo più rapido dell’intera area APAC. I regolatori hanno introdotto requisiti di educazione degli investitori in risposta all’elevato profilo di rischio di alcune strategie attive, leva e alternative.

Taiwan. L’AUM ha superato i 240 miliardi di dollari, con il 65-70% degli asset detenuti da investitori retail — la quota più alta dell’area. Circa l’8% dei fondi quotati sono ETF attivi, con aspettative di crescita continua.

Hong Kong. Il report prevede che l’AUM superi i 100 miliardi e che i prodotti ETF attivi sulla HKEX raggiungano quota 50 offerte. Si prevede un aumento degli investimenti in prodotti crypto/digitali.

Le previsioni di mercato per il 2026

Il report formula previsioni specifiche e verificabili nel corso dell’anno.

Nord America: afflussi negli ETF USA pari a 2,1 trilioni; per la prima volta più ETF quotati che fondi comuni (esclusi monetari e fondi di fondi); comparsa del primo ETF da 1 trilione di dollari; 750 miliardi di afflussi negli ETF attivi negli USA (+50% rispetto al 2025); l’85% dei lanci sarà di tipo attivo; il reddito fisso attivo supererà quello passivo per afflussi; almeno 12 società aggiungeranno una ETF share class a un fondo comune o viceversa; 100 conversioni da fondo comune a ETF; il Canada porterà i propri afflussi da 109 a oltre 200 miliardi.

Europa: mercato ETP a 4 trilioni; flussi netti oltre 500 miliardi; tasso di adozione retail al 30%; i lanci di ETF attivi supereranno quelli passivi in senso assoluto; almeno 15 nuovi emittenti entreranno nel mercato; almeno un emittente riceverà l’approvazione per un ETF tokenizzato.

APAC: Australia con flussi netti oltre 40 miliardi e AUM verso i 380 miliardi australiani; la Cina resterà il più grande mercato ETF della regione; Corea del Sud con AUM superiore a 270 miliardi; Taiwan oltre i 260 miliardi, con debutto di un ETF su criptovalute; Hong Kong con AUM oltre i 100 miliardi.

Il bilancio delle previsioni 2025: cosa ha funzionato

Il report dedica una sezione al riscontro delle previsioni formulate l’anno scorso.

Confermate (selezione): espansione degli ETF spot crypto ai top 11 asset digitali; conversione in ETF delle strategie multi-coin di Grayscale e Bitwise; approvazione SEC delle operazioni in-kind per i crypto ETP (luglio 2025); ETF attivi USA oltre il 34% dei flussi totali; superamento della soglia di 1 trilione per gli ETF attivi USA (26 marzo 2025); ingresso nel mercato ETF di Apollo, Lazard e Russell Investments; in Europa, superamento di 3,2 trilioni di AUM e 508 nuovi prodotti; acquisto di AXA IM da parte di BNP Paribas; la CBI irlandese ha allentato i requisiti di trasparenza sul portafoglio; in APAC, la Cina ha superato il Giappone come primo mercato ETF regionale.

Errate o parzialmente mancate: gli asset digitali non hanno superato quelli in metalli preziosi (che hanno avuto un anno eccezionale, +50% di performance, con afflussi 12 volte superiori al 2024); il reddito fisso attivo non ha raggiunto la parità con quello passivo (vicino, ma non ancora); in Europa, nessun emittente ha ricevuto l’approvazione per un ETF tokenizzato; nessun gestore di ETF ha aggiunto una share class non quotata al proprio range ETF.

Infrastruttura: il fattore determinante

Sia il report di State Street sia i contributi di operatori dell’ecosistema — DTCC, Clearstream, SIFMA, Deutsche Börse, London Stock Exchange, SIX Group — convergono su un punto: la crescita futura dipenderà dall’evoluzione dell’infrastruttura post-trade.

In Europa, Clearstream sottolinea la necessità di un approccio integrato che colleghi i modelli di settlement internazionali e domestici (ICSD e T2S), rafforzi gli strumenti di mitigazione dei fail e prepari il mercato al passaggio al regime T+1. Euronext ha lanciato la piattaforma Euronext ETF Europe per ridurre la frammentazione del mercato europeo.

Negli Stati Uniti, il DTCC sta adeguando Fund/SERV per automatizzare le conversioni tra classi di fondi comuni ed ETF. In Europa, solo il 23% dei gestori dichiara di poter supportare autonomamente un lancio di ETF attivo, il 60% afferma di dover accelerare i propri processi, il 93% prevede di ricorrere maggiormente a ManCo terzi nei prossimi tre anni.

Le voci dell’ecosistema

Il report raccoglie contributi di avvocati, borse, piattaforme di distribuzione e operatori di mercato che convergono su alcune priorità per il 2026: la gestione dei conflitti di interesse legati alle ETF share class nei canali wirehouse (il modello di remunerazione basato sulle commissioni 12b-1 non si adatta direttamente all’ETF); l’integrazione post-trade in Europa come condizione per la scalabilità; la crescita degli ETF attivi in Australia come potenziale anno di svolta (con stime di 10 miliardi di afflussi); la preparazione operativa del mercato come requisito non negoziabile per chi vuole entrare nel settore.

Conclusione

Il «2026 Global ETF Outlook» di State Street non nega la traiettoria di crescita del settore. La conferma, anzi, con dati puntuali e previsioni quantificate. La novità è il peso attribuito ai fattori operativi: gestione della liquidità, capacità di execution, infrastruttura di distribuzione. Questi sono diventati fattori di differenziazione tanto quanto la capacità di innovare sul prodotto. Gli ETF non sono più soltanto uno strumento di investimento. Sono diventati un’infrastruttura portante dei portafogli e dei mercati.

Se vuoi saperne di più : ETF cosa sono e come funzionano

Fonte: ETFWorld.it

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