Se il metallo giallo in sei mesi ha segnato il +14%, le società del comparto hanno realizzato il 20%. Grazie anche al risiko che ha coinvolto il settore…
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Se l’oro brilla, i titoli auriferi fanno letteralmente faville. Negli ultimi sei mesi il prezzo del lingotto è cresciuto di circa il 14%, aggiornando in settimana il record storico a oltre 1.500 dollari per oncia. Mentre nello stesso periodo il Nyse Arca Gold Bugs, indice che comprende le 16 maggiori società aurifere mondiali quotate (anche come Adr) a Wall Street, ha messo a segno un rialzo del 20%.
Merito soprattutto di compagnie minerarie del calibro delle canadesi Goldcorp e Barrick Gold, che in questo paniere pesano per oltre il 30% e che dalla terza ottava di ottobre sono in media balzati del 23% amplificando così il rally borsistico del metallo che estraggono. Ma anche grazie al risiko, reale o potenziale, specie in considerazione della liquidità che caratterizza le società di questo comparto.
Come di recente è accaduto per le voci di un – possibile merger tra la russa Polyus Gold con la statunitense Newnont Mining o la sudafricana Anglogold Ashanti. Nel frattempo l’offerta della russa Polymetal ri schia quest’anno di diminuire del 10% (un milione di once) a causa di problemi tecni-ci nell’impianto di Amur. Per sfruttare questa situazione, tuttavia, occorre di volta in volta individuare la giusta preda.
Un’impresa ardua visto che spesso è not a solo dopo che i prezzi sono già balzati sul listino. Più semplice, e meno costoso in termi-ni di commissioni per gli investitori italiani, puntare a Piazza Affari su due Etf: l’Etfx Daxglobal Gold Mining (Isin IEOOB3CNHG25) e l’Rbs Market Access Nyse Arca Gold Bugs (LU0259322260), en-trambi caratterizzati da commissioni annue totali dello 0,65%. Oppure, sempre in Borsa Italiana, sul certificato di Rbs legato al Nyse Arca Gold Bugs con scadenza al 30 settembre (NL0000705044).
Autore: Gianluigi Raimondi
Fonte: Borsa e Finanza del 22 aprile 2011









