Salgono a 509 i prodotti quotati sull’EtfPlus. Ma i più sofisticati sono consigliati soprattutto al pubblico istituzionale…
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Grazie alla quotazione degli ultimi strumenti di Deutsche Bank e di Lyxor (gruppo Société Generale), gli Exchange traded product (Etp) quotati a Piazza Affari raggiungono quota 509 unità. Cifra che risulta suddivisa in 386 «replicanti» tradizionali, 52 Exchange traded fund (Etf) strutturati e 67 prodotti sulle materie prime o Exchange traded commodity (Etc). Soltanto nel 2005, gli strumenti quotati erano 30, e tutti di tipo «classico», che si occupano cioè della mera replica di un indice sottostante. «Sicuramente – commenta Pietro Poletto, responsabile dei mercati Etf e reddito fisso del London Stock Exchange Group (di cui Borsa Italiana fa parte) – il trend di mercato più recente è l’incremento dell’offerta di prodotti a leva e leva short (che rientrano nella categoria degli strutturati, ndr), ovviamente con finalità di hedging o di trading di breve periodo. Riguar do ai prodotti più tradizionali, abbiamo assistito all’arricchimento dell’offerta sui corporate bond e all’arrivo di un prodotto molto innovativo, il db x-trackers II Euro Inflation Swap 5 Year Total Return Index Etf, che in pratica performa sulla base delle aspettative di cresci-ta nei prossimi cinque anni dell’inflazione pura europea».
Lo strumento in questione, emesso da Deutsche Bank, si propone come alternativa alle obbligazioni indicizzate al carovita perché segue l’andamento dell’inflazione attesa a cinque anni ma contestualmente investe in un deposito remunerato a un tasso di interesse overnight, che non espone l’investitore al rischio duratwn. «Il db x-trackers II Euro Inflation Swap 5 Year Total Return Index Etf- afferma Mauro Giangrande, responsabile della piattaforma db x-trackers per l’Italia – coniuga l’esigenza di protezione contro un incremento dell’inflazione attesa con la necessità, altrettanto importante, di non allungare troppo la duration media del portafoglio. Il prodotto si rivolge quindi agli investitori che si attendono un possibile rialzo del livello dei tassi d’interesse di mercato. Trattandosi di uno strumento particolarmente complesso – aggiunge Giangrande – questo Etf è rivolto in particolare agli investitori istituzionali, sebbene ovviamente anche un investitore retali possa acquistarlo. Noi comunque lo consigliamo a investitori sofisticati che possono comprenderne strategia, caratteristiche e rischi». Lo strumento di Deutsche Bank è sbarcato sull’EtfPlus di Borsa Italiana il 23 giugno con il db x-trackers II Iboxx Eur Liquid Corporate Index Etf, che offre la possibilità di prendere una posizione su 100 obbligazioni denominate in euro di tipo investment grade emesse da 70 società diverse. Tali quotazioni sono state seguite da quelle del 2 luglio, le ultime in ordine di tempo, che hanno portato la firma di Lyxor. La società che fa capo a SocGen ha portato in Borsa due strumenti doublé short, il Lyxor Etf Daily Doublé Short Bund, che ha per sottostante il Bund Future, e il Lyxor Etf Daily ShortDax x2, basato invece sull’omonimo indice azionario tedesco. Entrambi i prodotti espongono l’investitore al rendimento doppio e inverso degli indici sottostanti.
Come mette in luce Marcelle Chelli, referente per gli Etf di Lyxor in Italia, «gli Etf a leva e short, durante fasi di volatilità, permettono di prendere posizioni speculative (o di copertura) al fine di proteggersi (o trarre beneficio) da improvvisi strappi dei mercati. Sono particolarmente apprezzati dagli investitori professionali per la loro semplicità operativa rispetto ai derivati tradizionali». Quanto agli investitori privati, Chelli spiega che anche quelli più evoluti dovrebbero utilizzare questi prodotti «con estrema cautela», sia perché «non sono strumenti di investimento di medio-lungo termine», sia perché «espongono a elevati rischi e la loro leva è valida su base giornaliera e non per periodi superiori». Tuttavia, come puntualizza Poletto, la domanda dei risparmiatori privati non presenta caratteristiche univoche. «Bisogna fare un distinguo – chiarisce il manager dell’Lse – tra il cosiddetto “investitore retail evoluto”, che recentemente ha prediletto prodotti a leva con un’ottica di investimento di breve periodo, e il cosiddetto “investitore retail tradizionale”, che invece si è orientato verso prodotti semplici con sottostanti indici di mercati emergenti o prodotti rappresentativi di indici fixed income».
Autore: Carlotta Scozzari
Fonte: Borsa e Finanza del 17 luglio 2010









