El Niño e materie prime agricole: guerra in Iran e fertilizzanti spostano il rischio sul 2027

Per Aneeka Gupta (WisdomTree) due shock diversi convergono sulla stagione 2026/27. I cereali scontano già un premio geopolitico; le soft commodity riflettono ancora poco il fattore meteorologico.

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Articolo creato dalla Redazione di ETFWorld.it


Aneeka Gupta, Director, Macroeconomic Research di WisdomTree


Un El Niño molto intenso, atteso al picco tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, e la guerra nel Golfo, che ha colpito la produzione di fertilizzanti, incidono sulla stessa finestra produttiva delle materie prime agricole. È la tesi di Aneeka Gupta, Director, Macroeconomic Research di WisdomTree Europe, in un’analisi diffusa dall’emittente con dati di mercato aggiornati al 21 settembre 2026.

Secondo Gupta, gli effetti di El Niño sui raccolti si vedranno soprattutto nel 2027. Il conflitto ha invece già pesato su grano e mais attraverso il costo e la disponibilità dei fattori di produzione.

El Niño 2026/27: previsioni convergenti

Il punto di partenza è il consenso delle principali agenzie meteorologiche. Il Climate Prediction Center della NOAA, nella discussione diagnostica del 10 settembre 2026, ha confermato lo stato di allerta El Niño, indicando una probabilità superiore al 90% di un evento molto forte nell’autunno-inverno 2026/27 dell’emisfero nord. La NOAA stima inoltre al 75% la probabilità che, nel trimestre ottobre-dicembre 2026, il fenomeno superi per intensità tutti gli episodi registrati dal 1950.

L’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), nel suo aggiornamento del 3 settembre, indica una probabilità prossima al 100% che El Niño persista nei trimestri settembre-novembre 2026 e dicembre 2026-febbraio 2027, con un picco verso la fine dell’anno.

WisdomTree cita anche il monitoraggio dell’Australian Bureau of Meteorology: nella settimana conclusa il 13 settembre l’indice Niño3.4 ha raggiunto +2,51 °C, contro una soglia di +0,80 °C per la classificazione di El Niño. La maggior parte dei modelli indica un picco oltre +3,0 °C e una persistenza del fenomeno fino all’autunno 2027.

Il ritardo tra il picco oceanico e i raccolti

Gupta ricorda che l’effetto di El Niño sull’agricoltura arriva con un ritardo di circa sei-dodici mesi rispetto al picco oceanico. È il tempo necessario perché i cambiamenti atmosferici alterino il clima locale, i cicli di crescita delle colture e le catene di approvvigionamento.

Un picco a fine 2026 incide quindi sui raccolti 2026/27, oggi in fase di semina o preparazione. L’analisi cita in particolare il raccolto estivo dell’emisfero meridionale, la stagione Rabi in India, il raccolto principale dell’Africa occidentale e i cicli della palma da olio e del caffè Robusta nel Sud-Est asiatico.

“Le conseguenze sui prezzi di ciò che sta accadendo oggi nel Pacifico si manifesteranno in gran parte nel 2027”, scrive Gupta.

Guerra nel Golfo: l’impatto sui fertilizzanti

Secondo WisdomTree, il conflitto nel Golfo è giunto al settimo mese e si è inasprito. Il cessate il fuoco concordato ad aprile e il memorandum d’intesa firmato a giugno sono venuti meno con la ripresa delle ostilità a luglio.

L’episodio più recente citato riguarda l’oleodotto Est-Ovest saudita, lungo circa 1.200 chilometri. Il 10 settembre l’infrastruttura è stata colpita da attacchi con droni che, secondo le autorità saudite, sono partiti dal territorio iracheno. L’11 settembre il ministero dell’Energia di Riad ha annunciato la chiusura temporanea della condotta, che rappresentava la principale via per esportare il greggio del Golfo aggirando lo Stretto di Hormuz. Secondo la Foundation for Defense of Democracies, nello stesso giorno il Brent è salito intorno a 110 dollari al barile, per poi scendere a 105.

Per l’agricoltura, osserva Gupta, l’esposizione rilevante riguarda i fertilizzanti e le materie prime che transitano sulla stessa rotta. La differenza rispetto alla crisi del 2022 è netta: “La guerra tra Russia e Ucraina del 2022 ha deviato i flussi commerciali, mentre questa ha danneggiato la capacità produttiva”.

Le stime riportate da WisdomTree indicano 31 impianti di ammoniaca in Medio Oriente colpiti direttamente o chiusi definitivamente, 49 impianti nell’Asia meridionale con produzione ridotta o ferma per scarsità di materie prime e almeno 20 impianti russi danneggiati da attacchi con droni.

I Paesi del Golfo Persico rappresentano circa il 43% delle esportazioni di urea e il 44% del commercio di zolfo via mare. Gli Stati Uniti ricavano dal proprio territorio due terzi dell’urea e del fosfato, ma il 12% dell’urea e il 17% dell’approvvigionamento di DAP/MAP provengono dall’area oltre lo Stretto di Hormuz.

Il riavvio degli impianti, secondo Gupta, richiederà tempo e capitali anche dopo la fine delle ostilità. Ne deriva un limite di capacità destinato a durare per diverse stagioni.

Grano: premio al rischio nonostante un WASDE ribassista

Secondo WisdomTree, l’andamento delle colture annuali nel 2026 è stato determinato quasi esclusivamente dal contesto geopolitico e dai fattori di produzione, mentre le condizioni meteorologiche hanno pesato meno.

Il grano è l’esempio più evidente. Il rapporto WASDE dell’USDA pubblicato l’11 settembre aveva un contenuto ribassista: produzione mondiale 2026/27 rivista a 822,4 milioni di tonnellate (+3,1 milioni), grazie a raccolti più abbondanti in Australia e Canada, e scorte finali mondiali salite di 3 milioni di tonnellate, a 276,3 milioni.

Il grano ha comunque registrato un rialzo del 42% da inizio anno. Gupta lo attribuisce agli attacchi russi e ucraini contro le infrastrutture portuali del Mar Nero, da cui passa quasi un quarto delle esportazioni mondiali. Nell’ultimo mese il posizionamento speculativo netto sul grano è aumentato del 130%.

Per l’analista, la tenuta del premio al rischio dipende dalla sua persistenza. Le infrastrutture del Mar Nero sono ormai un bersaglio ricorrente. Il raccolto australiano, inoltre, rientra nella fascia di esposizione più elevata a El Niño per la stagione 2026/27.

Il WASDE del 9 ottobre ha apportato variazioni minime sul frumento: produzione mondiale stimata a 822,39 milioni di tonnellate e scorte finali a 276,04 milioni.

Mais: offerta, fertilizzanti e la revisione di ottobre

Nell’analisi di WisdomTree, basata sul WASDE di settembre, il mercato del mais mostrava una contrazione dell’offerta: produzione statunitense 2026/27 ridotta di 5,4 milioni di tonnellate, a 401,3 milioni, per caldo e piogge irregolari; produzione mondiale rivista al ribasso di 7,9 milioni di tonnellate, a 1.291 milioni; scorte finali mondiali scese di 2,6 milioni di tonnellate, a 272,1 milioni. Nello stesso periodo il posizionamento netto sul mais è aumentato del 92%.

Il WASDE di ottobre ha cambiato il quadro della stagione in corso. L’USDA ha alzato la resa media statunitense di 2,7 bushel per acro, a 181,2. La produzione è salita da 15,8 a 16,03 miliardi di bushel. Le scorte finali statunitensi sono passate da 1,567 a 1,849 miliardi di bushel e quelle mondiali da 272,1 a 280,4 milioni di tonnellate. L’agenzia DTN ha giudicato le stime ribassiste per il mais.

L’argomento di lungo periodo di Gupta riguarda invece i fattori di produzione. Il mais è la principale coltura ad alto fabbisogno di azoto. Secondo WisdomTree, i prezzi dei fertilizzanti resteranno sopra i livelli pre-conflitto fino al 2028. Nei mercati con un sottoimpiego persistente di fosfato e potassio, i livelli di applicazione sono calati del 10-15% negli ultimi anni. Gli effetti sulle rese si manifestano con un ritardo di tre anni. Per l’analista si tratta di un fattore graduale e cumulativo sulla resa tendenziale, attraverso il quale gli effetti del conflitto possono durare oltre il conflitto stesso.

Soia: domanda cinese e biocarburanti

Per la soia, secondo Gupta, l’andamento è stato guidato dalla domanda. Nel WASDE di settembre l’USDA ha rivisto al rialzo la produzione statunitense a 123,4 milioni di tonnellate.

La Cina ha già acquistato quasi 13 milioni di tonnellate in questa stagione, oltre la metà del suo impegno annuale di 25 milioni di tonnellate, valido fino al 2028 e accompagnato da un impegno più ampio di acquisti agricoli per 17 miliardi di dollari. Secondo WisdomTree, questo impegno può sostenere la domanda e renderla meno dipendente dalle condizioni meteorologiche.

Nel breve termine il punto critico sono le scorte. Quelle di soia e di olio di soia superano la media stagionale quinquennale rispettivamente del 7,9% e dell’8,5%.

L’analista segnala per l’olio di soia un ulteriore sostegno legato all’energia. Con il greggio sopra i 100 dollari, la domanda di biocarburanti potrebbe rafforzare il comparto degli oli vegetali indipendentemente dalla lavorazione dei semi. Il 16 ottobre, secondo DTN, il WTI è stato scambiato di nuovo sopra i 100 dollari al barile.

Soft commodity: il segnale El Niño ancora poco incorporato

Le performance da inizio anno riportate da WisdomTree sono le seguenti:

Materia primaVariazione da inizio anno
Cotone+25%
Zucchero+20%
Cacao-9%
Caffè-22%
Succo d’arancia-28%

Fonte: Bloomberg Finance L.P., WisdomTree, dati al 21 settembre 2026.

Secondo Gupta, le soft commodity sono storicamente il comparto più sensibile a El Niño. Quest’anno sono state il segmento più debole del settore agricolo, con i ribassi concentrati su cacao, caffè e succo d’arancia.

Zucchero

Lo zucchero è l’eccezione. Per WisdomTree è l’espressione più evidente del doppio shock. All’inizio di settembre lo zucchero grezzo valeva 18,44 centesimi per libbra, vicino al massimo di 18,77 centesimi degli ultimi 16 mesi. Il mercato si attende un deficit nella stagione 2026/27.

I fattori citati nell’analisi sono diversi: nella prima metà di agosto la produzione nella regione centro-meridionale del Brasile è scesa del 7,9%; i prezzi elevati dell’energia spingono gli zuccherifici brasiliani a privilegiare l’etanolo; l’India ha autorizzato l’importazione senza dazi di un milione di tonnellate di zucchero grezzo e ha ridotto la quota destinata all’etanolo, indicazione, per Gupta, di scorte interne inferiori ai dati ufficiali; le piogge monsoniche sono state molto inferiori alla media in Maharashtra, Karnataka e Marathwada, regioni che valgono quasi un terzo della produzione indiana.

Secondo l’analista, lo zucchero è esposto sia al rischio meteorologico sia ai prezzi dell’energia e presenta la riserva di scorte più esigua tra i principali prodotti agricoli.

Cacao

Per WisdomTree il cacao presenta il quadro più controverso. I future di New York si sono ripresi dai minimi del secondo trimestre e quotano intorno a 6.250 dollari per tonnellata.

Nell’Africa occidentale le piogge della breve stagione secca di agosto sono state nettamente inferiori alla media. Se anche le precipitazioni di settembre risultassero insufficienti, la sopravvivenza dei baccelli e lo sviluppo del raccolto principale sarebbero a rischio.

Le scorte, però, sono diverse rispetto al 2023/24. Le scorte certificate ICE sono tornate vicino ai massimi degli ultimi due anni. Le macinazioni europee del primo trimestre sono calate del 4,6% su base annua, al livello più basso degli ultimi 17 anni. Secondo Gupta, lo scenario rialzista presuppone che il meteo riesca a esaurire queste scorte.

Caffè: Arabica e Robusta

Per l’Arabica, Gupta vede un miglioramento dell’offerta. Il raccolto brasiliano procede bene e le registrazioni delle esportazioni indicano flussi più consistenti di quanto riportato in precedenza. Le scorte certificate restano vicine ai minimi pluriennali e la disponibilità fisica è limitata.

“La Robusta rappresenta l’opportunità di investimento più interessante”, afferma l’analista. Le quotazioni restano vicine ai minimi degli ultimi mesi, intorno a 3.296 dollari per tonnellata. Nel frattempo in Indonesia e Vietnam si stanno sviluppando condizioni di siccità durante una fase critica della fioritura.

Il caffè è una coltura perenne. I danni alla fioritura incidono quindi sul raccolto 2027/28. Secondo Gupta, questo crea una divergenza tra i prezzi attuali e i rischi meteorologici sull’offerta.

Cotone

Il cotone segna un rialzo del 25% da inizio anno ed è, per WisdomTree, il prodotto più sensibile alla domanda. Negli ultimi tempi i prezzi sono scesi per il miglioramento delle colture statunitensi, il calo delle vendite all’esportazione e il rafforzamento del dollaro.

La curva dei future è in contango, in misura leggermente maggiore rispetto a grano e mais. Su base stagionale, secondo l’analisi, le scorte di cotone sono le più ridotte del gruppo. Per Gupta il mercato dà più peso alle condizioni attuali delle colture che alla scarsità del raccolto precedente. Un’eventuale perturbazione meteorologica nel 2027 troverebbe quindi margini di sicurezza limitati. Nel lungo periodo il cotone resta legato soprattutto alla domanda tessile globale e al dollaro.

I rischi dello scenario

Gupta indica i fattori che potrebbero portare a esiti diversi: un’intensità e effetti regionali di El Niño diversi dalle previsioni attuali; un allentamento delle tensioni geopolitiche, con minore pressione su energia e fertilizzanti; raccolti più abbondanti del previsto o una ricostituzione delle scorte; una domanda più debole; cambiamenti nelle politiche dei governi.

La revisione al rialzo del mais statunitense nel WASDE di ottobre è un esempio di come i dati di raccolto possano modificare il quadro della stagione in corso.

Conclusioni

Nell’analisi di WisdomTree, due shock di natura diversa insistono sulla stessa finestra produttiva. Il conflitto nel Golfo aumenta il costo e riduce la disponibilità dei fattori di produzione per la stagione 2026/27, con effetti pluriennali perché i danni riguardano gli impianti. El Niño aumenta la probabilità di rese inferiori alla norma, con un ritardo di sei-dodici mesi rispetto al picco oceanico.

Per Gupta i cereali incorporano già un premio geopolitico. Nelle colture perenni, come caffè Robusta e cacao, i rischi meteorologici legati al 2027 sono per ora meno riflessi nei prezzi. I prossimi aggiornamenti di NOAA, OMM e USDA indicheranno se le previsioni sulla stagione 2026/27 trovano conferma.

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Fonte: ETFWorld.it