Dopo quattro anni di amministrazione di Barack Obama, gli Stati Uniti si trovano ancora una volta alla vigilia delle elezioni presidenziali. Come da tradizione, l’attuale situazione economica e l’andamento dei mercati azionari esercitano un’influenza sostanziale sul risultato….
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di Ken Van Weyenberg, Investment specialist di Dexia Asset Management
Comunque, anche le elezioni possono avere un impatto importante anche sui portafogli degli investitori.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, i primi studi economici occidentali sono stati improntati ad una visione macro-economica. John Maynard Keynes, un economista inglese, fu il primo a sviluppare la teoria macro-economica nel 1936. Keynes era uno strenuo sostenitore dell’importanza di misure specifiche di politica macro-economica volte al miglioramento dei cicli economici. Verso la fine degli anni ‘50, la teoria economica keynesiana divenne un importante materia di studio in ambito accademico. Da allora, Washington ha sempre giocato un ruolo importante, esercitando una rilevante influenza sul progresso dell’economia.
“E’ l’economia, stupido”
Non ci volle molto tempo perché i politici apprezzassero il rapporto fra la scelta dell’elettorato e l’andamento economico. Ciò o accadde, in larga misura, grazie alla Banca Centrale Americana che, oltre ad essere responsabile della politica monetaria, ha, fra l’altro, la facoltà di influenzare i tassi di interesse, nonché la quantità di denaro in circolazione nel sistema. Infatti, i policy makers hanno frequentemente usato questa influenza per stabilire una politica fiscale e monetaria favorevole immediatamente prima delle elezioni presidenziali. tali politiche hanno infatti un impatto importante sul sistema economico e possono avvantaggiare il Presidente e il partito in carica. Per questo, nel 1992, George Bush Senior attribuì alla Federal Reserve la colpa della vittoria elettorale di Bill Clinton: Bush aveva fatto invano pressione sulla Federal Reserve affinché essa riducesse i tassi di interesse durante la corsa alle elezioni, al fine di mitigare la difficile situazione economica. Se fosse riuscito nel suo intento, questo avrebbe generato euforia nell’elettorato ed una vittoria elettorale.
Tuttavia, la Banca Centrale Americana è innegabilmente un’istituzione indipendente. Attualmente, è molto probabile che il Presidente Barack Obama benefici dalle misure recentemente adottate a sostegno dell’economia. La promessa di mantenere bassi i tassi di interesse fino alla metà del 2015 e di pompare l’ingente cifra di 40 miliardi di USD ogni mese nell’economia americana è destinata ad incentivare la crescita economica e a ridurre la disoccupazione e sta già avendo un impatto su vari indicatori economici. Pertanto, a settembre, l’ISM Manufacturing – l’indice statunitense dell’attività economica del settore industriale – ha superato, ancora una volta, quota 50 (51,5), ovvero lo spartiacque fra la crescita e la recessione economica. Anche l’indice Michigan sulla fiducia dei consumatori ne ha beneficiato, registrando immediatamente un incremento, fino a raggiungere l’83,1, il livello più elevato negli ultimi cinque anni! Obama avrebbe sfruttato questa situazione; infatti, stando ai più recenti sondaggi di opinione svolti da Intrade, risulta che le sue possibilità di essere rieletto sono in aumento, raggiungendo quasi il 62% (16 ottobre 2012).
Il ciclo presidenziale
Negli Stati Uniti il legame fra il ciclo presidenziale e i mercati azionari è sempre stato un tema scottante e, in particolare, durante la corsa elettorale. Non sorprende pertanto che siano stati condotti una serie di studi sull’impatto che il ciclo presidenziale ha sui mercati, tra cui un’analisi della società indipendente di consulenza
Ned Davis Research a partire dal 1900. Questa analisi dimostra che i mercati registrano buoni rendimenti negli anni in cui si svolgono le elezioni e nel terzo anno del mandato.
Il mercato azionario predilige i democratici
Dexia Asset Management ha ampliato lo studio di Ned Davis, ribasando la performance annuale dell’indice S&P 500 a partire dalla Seconda Guerra Mondiale e distinguendo l’andamento del mercato sotto una presidenza democratica da quella repubblicana. La nostra prima conclusione generale conferma lo studio di Ned Davis Research: nel terzo anno di mandato, il mercato registra il migliore andamento. Fonte: Dexia Asset Management, Bloomberg (9 governi repubblicani e 8 governi democratici) In ottica invece di preferenza politica, i mercati tendono a performare meglio quando il potere è in mano ai Repubblicani poiché sono tradizionalmente considerati come strenui sostenitori delle imprese (meno regolamentazione) e tendono a favorire la riduzione della pressione fiscale (si pensi, ad es., ai tagli fiscali operati dall’amministrazione Bush). In caso di avvicendamento con i Democratici, questi vedono poi la necessità di una maggiore regolamentazione e introducono ulteriori tasse, al fine di investire in programmi sociali, trasferendo ricchezza dalle classi più abbienti e dalle grandi società alle classi meno abbienti. Un’ulteriore analisi mostra, tuttavia, che il rendimento annuale medio durante un’amministrazione democratica, (pari all’8,74%), è superiore di quasi il 2% rispetto a quello registrato durante un’amministrazione repubblicana (pari al 7,04%). In particolare, l’indice S&P 500 dà risultati marcatamente migliori sotto i Democratici nel primo anno del mandato rispetto ai risultati registrati sotto i Repubblicani. Nel terzo anno di mandato invece, le performance sono di nuovo nettamente migliori durante i governi repubblicani.
Un ulteriore elemento interessante riguarda le performance di Borsa in caso di rinnovo del consenso al partito in carica prima delle elezioni. Abbiamo infatti analizzato i rendimenti mensili del mercato nel primo anno successivo alle elezioni a partire dal 1944 e abbiamo appurato che la possibilità di un rally è maggiore quando il partito al governo viene rieletto, ad esempio nella fattispecie attuale l’amministrazione Obama. Il rendimento annuale medio, in tal caso, é di circa il 10%; invece, se il Presidente in carica non viene rieletto, il rischio di uno status quo (o di un andamento negativo) è maggiore (si veda nell’immagine sotto riportata: il rendimento medio annuale nel primo anno di mandato presidenziale).
Lo scoglio fiscale: la sfida più grande
A prescindere dall’andamento dei mercati, il cosiddetto “fiscal cliff” rappresenta una delle maggiori sfide per la futura amministrazione. “Fiscal cliff o scoglio fiscale” è la definizione delle misure finanziarie che entreranno in vigore il 1 gennaio 2013. Tale introduzione comporterà, fra l’altro, la fine di una serie di sgravi fiscali (i lavoratori dovranno affrontare un aumento delle tasse pari al 2%), delle esenzioni fiscali per le aziende e l’eliminazione dei rimborsi sanitari introdotti dall’amministrazione Obama. I risparmi automatici potrebbero avere un impatto negativo pari al 4% sull’economia americana.
In altre parole, è estremamente importante per i Repubblicani e i Democratici raggiungere un accordo in merito alla soluzione dl “fiscal cliff”. Un risultato elettorale poco chiaro renderà difficile il raggiungimento di un accordo e potrebbe danneggiare i settori più produttivi dell’economia americana. Sia i Repubblicani che i Democratici si trovano pertanto di fronte ad un’importante scelta politica: i Repubblicani votano per operare tagli drastici alla spesa pubblica ed evitare aumenti fiscali, mentre i Democratici intendono limitare i tagli alla spesa pubblica, aumentando le tasse.
Noi di Dexia Asset Management prevediamo che i due Partiti raggiungeranno un compromesso, a prescindere dalla scelta dell’elettorato. Nel frattempo, fra l’altro, dovrebbero giungere a scadenza anche le popolari agevolazioni fiscali introdotte da Bush (i Bush tax cuts), per il 5% della popolazione, ovvero per i più benestanti, con un impatto sull’economia calcolabile nell’1,7% nel 2013.
Conclusioni
Nonostante un’evidente relazione fra il ciclo presidenziale e i mercati azionari, non esiste la certezza che un particolare schema si ripeta ad ogni ciclo. Tuttavia, in combinazione con un’ulteriore analisi fondamentale e tecnica, si possono trarre da esso conoscenze più approfondite da utilizzare nell’ottimizzazione delle decisioni di investimento.
Fonte: Dexia AM







