I benchmark di riferimento sono gli indici di Hfr. La correlazione con i panieri è elevata. Ma il prodotto non vi investe direttamente…..
Un fondo che replica l’andamento degli hedge fund. La novità arriva da Ing Investment Management che propone Invest Alternative Beta: basato su un modello quantitativo, il portafoglio del fondo mira a rispecchiare, come caratteristiche e grado di rendimento e rischio, gli indici della categoria ter, che rappresentano il mercato globale degli hedge fund, pur senza avere direttamente posizioni in questi fondi.
«Investiamo su molteplici asset finanziari, dalle azioni statunitensi a quelle europee e dei mercati emergenti, dai bond alle commodity e alle valute, dal real estate agli indici di volatilità e di credito – spiega Williem Van Dommelen, senior investment manager dei prodotti strutturati per Ing – E lo facciamo utilizzando future, swap e altri strumenti derivati, ma anche Etf, per esempio. Purché siano liquidi. Non investiamo invece, come detto, in hedge: in pratica puntiamo a replicare non’l’andamento di questi fondi, bensì la loro performance». Ma come avete fatto? «La performance di un fondo di questo tipo – risponde Van Dommelen – si può scomporre in tre fattori: l’alfa, che possiamo considerare come la capacità e l’abilità del gestore nel creare un extra rendi-mento, il beta tradizionale del mercato e infine quello che abbiamo chiamato alternative beta, vale a dire la sovraperformance che si può ottenere con tecniche non convenzionali tipiche di un hedge.
Il primo fattore non è ovviamente replicabile, quindi ci siamo concentrati sugli altri due. E i risultati ci stanno dando ragione». E come vi siete riusciti? «Utilizzando modelli statistici di regressione multifattoriale, cui si aggiungono ribilanciamenti trimestrali del portafoglio e anche un attento controllo del rischio, n fondo inoltre non ha dovuto né dovrà affrontare problemi con cui invece si sono dovuti scontrare gli hedge negli ultimi due anni, dalle restrizioni allo short selling, alla forzata riduzione della leva finanziaria». Sui fondi hedge sono stati costruiti diversi indici, ma i due principali sono quelli Cs/Tremont e Hfr.
Quali sono i vostri benchmark? «All’intèrno della categoria Hfr vi sono due indici con cui ci si confronta -spiega Van Dommelen – D primo, detto Hfrx, è considerato investible, nel senso che include solo quegli hedge in cui le sottoscrizioni sono ancora aperte, mentre l’Hfri comprende anche gli hedge che non accettano nuovi investitori e che in genere hanno la redditività migliore». L’indice, in realtà, è una media delle varie categorie di hedge, dai Macro ai Long/Short, e nel 2008 la dispersione dei risultati è stata veramente ampia: a fronte di un -19% per l’Hfri, ad esempio, i Convertible Arbitrage hanno chiuso l’anno con un -58%, mentre i Global Macro hanno registrato un +6 per cento. Da inizio anno tf fondo è in positivo di oltre il 12%, a metà strada quindi fra il +11% dell’Hfrx e il +17% delTHfri.
«I mercati rimarranno re buone opportunità per gli investitori. Rendimenti interessanti, bassa volatilità e soprattutto scarsa correlazione con i tradizionali asset finanziari sono i punti di forza degli hedge che abbiamo replicato in questo fondo. Ma con altri vantaggi, che gli hedge non hanno: vale a dire trasparenza, bassi costi di gestione, pronta liquidabilità e nessuna soglia di ingresso», conclude Van Dommelen.
Fonte: Borsa e Finanza del 24 ottobre 2009
26 Ottobre 2009
Autore: Massimiliano Malandra









