GRANO 2

Cereali protagonisti a Chicago


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Frumento, granoturco e soia si stanno allontanando dai minimi grazie alla richiesta asiatica e a fattori tecnici. Ma l’offerta globale è prevista in surplus ….

I cerali sono tornati nel mirino della speculazione. Nelle ultime sedute grano, granoturco e soia sono balzate sul listino di Chicago (Cbot) spinte dalla crescente domanda asiatica, dal recupero del dollaro e dal fatto che sono tra le poche commodity dell’indice Crb a segnare performance ancora negative da inizio anno.

Nel dettaglio, il frumento si è allontanato dal minimo degli ultimi sei mesi superando la soglia tecnica dei 490 centesimi di dollari per bushel, continuando però ad accusare un ribasso superiore al 10% dalla prima seduta di gennaio, analogamente al mais, risalito oltre i 370 centesimi, ma ancora in rosso di oltre l’11%.

La soia, ha invece nello stesso periodo limitato la discesa a poco più del 5% con i corsi attualmente a ridosso dei 990 centesimi.

Sul fronte dei fondamentali a far da propellente alle quotazioni ci sono tensioni sul lato dell’offerta in Cina a causa del maltempo nelle province sud occidentali del Paese e la diatriba tra Pechino e Buenos Aires che ha portato al blocco dell’import di olio di soia dall’Argentina (maggiore produttore mondiale del cereale) dopo che alcune aziende alimentari cinesi sono state accusate di dumping.

A far da contraltare a questo scenario c’è tuttavia il surplus mondiale, almeno per quanto riguarda il grano, previsto per quest’anno dal Dipartimento dell’Agricultura americano. Nel dettaglio, l’istituto stima che solo i prossimi raccolti in Australia e in Russia faranno aumentare l’output globale del 34% su base annua

Il mercato dovrà poi fare i conti con la semina record in India, tanto che il governo di New Delhi, secondo alcune voci, starebbe meditando di eliminare il divieto di esportare questa commodity. E anche per granoturco e soia poi il Dipartimento americano stima per i prossimi mesi un’eccedenza mondiale di offerta.

Autore: Gianluigi Raimondi

Fonte: Borsa e Finanza del 17 aprile 2010

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