Salgono le quotazioni della materia prima, ma l’Opa su Macarthur ora potrebbe dare il via anche al risiko del settore. Da seguire con Etf e future…
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L’ascesa delle società che estraggono carbone non conosce soste e ora a infiammare i prezzi è arrivata anche un’Opa (sull’australiana Macarthur da parte di ArcelorMittal e della statunitense Peabody) che potrebbe scatenare un nuovo risiko nel comparto. Negli ultimi 12 mesi l’indice Bloomberg che misura le performance di queste società ha fatto segnare un +45%, mentre le oil company e le miniere si sono ferma-te a un +30 per cento.
«I prezzi del carbone stanno aumentando nonostante la mag-gior parte delle altre materie prime abbia fatto un passo indietro, spinti dalle aspet-tative che la produzione di carbone metal-lurgico e termico non riesca ancora a sod-disfare la crescente domanda globale di quest’anno – commenta Marin Katus, analista del team energy della società di consulenza finanziaria canadese Casey Opportunities – L’Australia rappresenta il più grande esportatore mondiale di carbone e basa sul carbone termico l’80% di produzione della propria elettricità».
Le quotazioni del carbone hanno messo a segno un aumento del 2,7% nelle ultime tre settimane. «Questa fase di apprezzamento per i benchmark europei può essere dovuta al fatto Piazza Affari (Etfx Daxglobal coal mining fund, Isin: IEOOB3CNHF18).
«Xstrata è il più grande esportatore mondiale di carbone termico, dovrebbe segnare quest’anno un aumento dell’83% dell’utile netto, secondo il consensus Bloomberg; un altro titolo è Arch Coal, che ha recentemente offerto 3,4 miliardi dollari per Coal Group International per creare in Australia, il secondo più grande produttore di carbone metallurgico», conclude Katus.
Autore: Massimiliano Malandra
Fonte: Borsa e Finanza del 16 luglio 2011









