Fonte: Borsa e Finanza
19 Ottobre 2009
Autore: Gabriele Petrucciani
Ampi consensi per i fondi specializzati sulle aree «no core». Raccolti da gennaio oltre un miliardo. Le performance? Da capogiro. Pedone (Consultique): “Ma l’ETF è da preferire”…
Emergenti, emergenti e ancora emergenti. È il grido che si solleva tra il popolo degli investitori, sempre più attratti dagli allettanti rendimenti dei Paesi Eric (Brasile, Russia, India e Cina). D’altronde i numeri parlano chiaro. Da inizio anno le performance delle aree in via di sviluppo hanno decisamente surclassato i mercati cosid-detti core. Il Brasile, per fare un esempio, è in attivo del 133% (in euro), mentre la Cina sta guadagnando l’84 per cento.
Europa e Stati Uniti, invece, sebbene positivi, hanno rendimenti più contenuti, con FS&P500 che in euro fa registrare una performance del 13,88% (+21,40% in valuta loca-le) e il Dj Eurostoxx50 che sta salendo del 19,51 per cento. Attratti dalle super performance dei Paesi Bric, i risparmiato-ri stanno letteralmente inondando di liquidità i fondi specializzati sulle aree in via di svilup-po. Basti pensare che da inizio anno la categoria degli Azionali Emergenti ha raccolto circa un miliardo di euro, a fronte di un bilancio complessivo dell’industria negativo per 7,5 miliardi.
Una scelta mai così azzeccata, soprattutto se si considera che il migliore fondo Bric, lUbam Equity Bric, è in attivo del 103,86% e che il miglior prodotto della categoria emergenti, il Jpm Emerging Markete Small Gap, sta guadagnando il 110,67 per cento. E ora? Come bisogna muoversi? È arrivato il momento di tirare i remi in barca o ci sono ancora spazi di crescita?
EMERGENTI AVANTI TUTTA. Il parere degli esperti è unanime: i Paesi in via di sviluppo, e più in particolare i cosiddetti Bric, continueranno a regalare buone performance. «Le ragioni strutturali che ci spingono a essere positivi su questi Paesi sono diverse – commenta a B&F Martìal Godete, gestore del Parvest Bric (Bnp Paribas), in attivo del 71,15% da inizio anno – a partire dalla forte crescita economica di Paesi come Cina e India, che continueranno a svilupparsi rispettivamente a ritmi del 9% e del 6-7% annualizzato. Grazie anche a un incremento dei consumi privati, soste-nuti a loro volta da un aumento dei redditi».
Gli fa eco Michel Girardin, direttore in-vestimenti di Union Bancaire Privée: «Per quanto ci riguarda, continuiamo a guardare con forte interesse soprattutto a Brasile e Russia, che in questo momento sono i Paesi sovrappesati nel nostro Ubam Equity Bric. In particolare – aggiunge – la Russia offre secondo noi ottime opportunità di guadagno. Tra i quattro Paesi dell’area Bric è quello più distante dai massimi registrati nel 2007. Ha quindi ampi margini di crescita e prezzi di mercato ancora convenienti. Anche sull’India rimaniamo positivi, ma preferiamo comunque sposare un atteggiamento più prudente, considerato che il Paese ha conosciuto una crescita impetuosa e che ora gli indicatori macroeconomici puntano su un rallentamento».
TRA ETF E FONDO. Al di là dei fondi comuni, Piazza Affari offre altri strumenti per investire nell’area Bric, tra cui gli Etf. È il caso per esempio dell’iShares Ftse Bric50, in attivo da inizio anno di oltre l’80%, come di altri prodotti indicizzati ai singoli Paesi. Ma cosa conviene privilegiare tra Etf e fondo comune? «L’Exchange traded fund è sicuramente da preferire -spiega Giovanni Pedone, analista dell’ufficio studi di Consultique -1 fondi presentano un Ter (il Total expense ratto è il costo complessivo a carico del sottoscrittore, ndr) troppo elevato», hi media si paga tra il 2,5 e il 3% l’anno contro una spesa media annua dello 0,70% per gli Etf. «Inoltre – conclude Pedone – piuttosto che investire nell’Etf Bric, ritengo sia più utile costruirsi un portafoglio in house puntando sui prodotti indicizzati ai singoli Paesi. In particolare, andrei a sovrappesare Cina e Brasile, complessivamente per il 60% del portafoglio, all’India dedicherei un 25% e il restante 15% alla Russia».
Fonte: Borsa e Finanza del 17 ottobre 2009









