In dieci anni l’indice Emerging ha segnato un balzo del 102% contro i I+27% del mercato Usa Convenienza e occasioni con l’approccio Etf….
È forse la fine del sogno americano. Oppure semplicemente un cambio della guardia: a fronte di economie sviluppate sempre più in crisi (basta citare in ordine sparso i guai di Grecia, Gran Bretagna e altre economie Uè oppure le difficoltà che hanno coinvolto i colossi di Wall Street negli ultimi due anni), sono le cosiddette economie emergenti a mostrare i segni di una migliore reazione.
E se nessuno è oggi in grado di stabilire cosa succederà nei prossimi 10 anni, sembra in ogni caso molto improbabile che il listino americano possa garantire ri-torni prossimi a quel 9,5% medio annuo che ha espresso dal 1926 a oggi, dividendi inclusi. Un semplice dato basta a spiegare questa situazione: se si considera il decennio 1999-2009, a fronte di una caduta dell’indice Msci Usa del 26,61% e del 17,76% per l’indice Msci World, l’Msci Emerging Markets ha guadagnato il 102,17 per cento.
«Le economie più sviluppate, oberate di debiti e fiscalmente deboli, dipendono in modo eccessivo dalla spesa al consumo e dai mercati dell’edilizia abitativa e stanno di fatto cercando di restare a galla dopo la stretta creditizia -commenta Sergio Trezzi, mana-ging director e country head per l’Italia di Invesco – Al contrario, molti mercati emergenti godono di una buona solidità finanziaria so-stenuta dal crescente benessere del-la popolazione, anche se i valori di riferimento sono molto bassi».
In particolare, i Paesi Eric (Brasile, Russia, India e Cina) sembrano mostrare i segnali più concreti di questa nuova via. «Queste economie sono riuscite a rimettere in moto la crescita grazie all’adozione di aggressivi pacchetti di stimolo -commenta Trezzi – E soprattutto hanno deciso di ridurre in modo drastico la propria dipendenza dai consumatori statunitensi.
In questo modo hanno ribilanciato l’economia dei singoli Stati a favore dei consumatori interni: un processo lungo e complesso, ma che sta cominciando a dare i propri frutti». Nel dettaglio si può notare come la Cina stia riportando in tempi ridotti la crescita del Pii intorno al 10% (è stata dell’8% circa nel 2009 e dovrebbe attestarsi al 9% nel 2010); l’India, che ha chiuso lo scorso anno con un aumento del prodotto interno lordo del 6,1%, potrebbe toccare quota 7% nel 2010 in virtù delk ripartenza del settore manifatturiero; infine, il Brasile, che vanta una posizione favorevole nella corsa delle materie prime (metalli e commodity alimentari), mostra una piena ripresa sia sul versante bancario sia su quello industriale.
Approccio al mercato Posizionarsi sulle Borse dei merca-ti emergenti potrebbe quindi rappresentare una buona opportunità in ottica di investimento nel medio-lungo termine. E per approcciare questo segmento di mercato uno strumento finanziario con un i buon appeal si potrebbe rivelare l’Etf.
«La prima motivazione che gioca a favore dell’Exchange traded fund nei confronti del fondo comune è legata ai costi – spiega il responsabile di Invesco – Infatti, il Ter medio 2009 dei fondi comuni azionari Paesi emergenti si è attestato al 2,61 % contro lo 0,75% degli Etf di categoria: per un investimento di cinque anni (l’orizzonte temporale sul quale valutare la scelta di un prodotto di questo tipo), il Ter complessivo di un fondo raggiunge il 13,75% mentre quello medio di un Etf non va oltre il 3,8 per cento.
La seconda motivazione riguarda il rischio/opportunità della gestione attiva. Infatti, se è vero che all’interno della categoria dei fondi azionar! emerging market si possono trovare gestori capaci di fare meglio sia della media di mercato sia degli Etf, è altrettanto vero che non sempre questi money manager riescono a confermarsi negli anni e, soprattutto, non è esercizio semplice per l’investitore individuarli. Per farlo – conclude – occorrono infatti informazioni dettagliate e costantemente aggiornate e, soprattutto, molto tempo da dedicare per controllare l’effettivo valore aggiunto del gestore piuttosto che la sua eventuale sostituzione».
Autore: Elena Meazza
Fonte: Borsa e Finanza del 13 marzo 2010









