BNP Paribas AM : La guerra in Iran ha ridisegnato lo scenario macro, ma non ha spento l’attrattività del fixed income europeo.
Articolo creato dalla Redazione di ETFWorld.it
Olivier Paquier, Global Head of ETF Sales di AXA IM Core e BNP Paribas AM
Fondamentali societari solidi, emissioni governative in forte crescita e record storici di raccolta sugli ETF: ecco perché, nonostante l’incertezza, l’Europa obbligazionaria rimane un terreno fertile. L’analisi di Olivier Paquier, Global Head of ETF Sales di AXA IM Core e BNP Paribas Asset Management.
Lo shock iraniano e la risposta dei mercati
Il conflitto in Medio Oriente — avviato con l’operazione “Epic Fury” il 28 febbraio 2026, con il blocco parziale dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran — ha rappresentato il primo stress test serio dell’anno per i mercati finanziari globali. Il Brent ha raggiunto il suo massimo annuale il 9 marzo 2026 a 119,5 dollari al barile, e nell’intero primo trimestre il greggio ha segnato un rialzo del 70%, il secondo maggiore incremento trimestrale mai registrato in un primo trimestre.
Le conseguenze sull’inflazione nell’Eurozona sono state immediate. Secondo una stima flash di Eurostat, a marzo l’inflazione annua nell’area euro è balzata al 2,5%, in forte aumento rispetto all’1,9% di febbraio, con i prezzi al consumo che su base mensile sono saliti dell’1,2%, l’aumento più marcato da ottobre 2022.
In questo contesto, la Banca Centrale Europea ha scelto un approccio attendista. Il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento, confermando il tasso sui depositi al 2%, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,40%. La BCE ha dichiarato che la guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica.
Le nuove proiezioni degli esperti della BCE stimano l’inflazione complessiva al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028, con una revisione al rialzo significativa rispetto alle stime di dicembre. La BCE si è tuttavia riservata la possibilità di agire se necessario. La presidente Christine Lagarde ha dichiarato che la banca centrale non sarà “paralizzata dall’esitazione” e dispone di “un ventaglio di opzioni di risposta”, aggiungendo di essere pronta ad apportare modifiche alla politica monetaria in occasione di qualsiasi riunione.
Il rialzo dei rendimenti: un’opportunità per gli ETF obbligazionari
L’aumento delle aspettative di inflazione e la prospettiva di una politica monetaria più restrittiva nei prossimi mesi hanno spinto i rendimenti obbligazionari verso l’alto. Questo fenomeno, in apparenza negativo, ha in realtà una valenza positiva per gli investitori in ETF obbligazionari: offre un livello di rendimento più elevato sugli investimenti a lungo termine e la possibilità di reinvestire a prezzi più bassi.
Nonostante le tensioni geopolitiche, la view di Olivier Paquier, Global Head of ETF Sales di AXA IM Core e BNP Paribas Asset Management, rimane costruttiva sul segmento del reddito fisso europeo, identificando alcune aree con caratteristiche particolarmente interessanti nell’attuale contesto.
Il credito europeo: fondamentali ancora solidi
Il mercato del credito europeo si contraddistingue per la sua articolazione interna. L’Europa è un insieme composito di paesi con profili fiscali differenti, di campioni settoriali regionali e di grandi multinazionali con sede nel Vecchio Continente. Questa diversità strutturale è al tempo stesso una fonte di rischio selettivo e un bacino di opportunità differenziate.
Sul versante del rischio, l’escalation energetica colpisce in modo non uniforme: alcuni emittenti sono più esposti di altri all’impatto diretto del rincaro delle materie prime. Inoltre, la compressione degli spread creditizi — la differenza di rendimento tra obbligazioni corporate e titoli di Stato — riduce il margine di rendimento incrementale rispetto ai governativi in alcune aree del mercato.
Nonostante questo, il quadro complessivo resta favorevole. I bilanci aziendali europei si presentano in condizioni solide: basso indebitamento netto, crescita degli utili, generazione di cassa robusta. A questi elementi quantitativi si aggiungono fattori qualitativi come la qualità del management e la presenza di vantaggi competitivi strutturali. La combinazione di rendimenti assoluti ancora attraenti e fondamentali societari sani costituisce, secondo Paquier, un supporto di fondo per il credito europeo.
Inflation-linked e short duration: le scelte tattiche in un contesto inflattivo
In un ambiente in cui le pressioni sui prezzi restano elevate e incerte, due categorie obbligazionarie meritano attenzione specifica.
Le obbligazioni inflation-linked — che aggiustano cedole e capitale in funzione dell’inflazione realizzata — offrono una copertura naturale contro un aumento dei prezzi più persistente del previsto. In un contesto in cui gli economisti di Goldman Sachs prevedono che la BCE possa alzare i tassi di interesse solo nello scenario peggiore in cui l’inflazione salga di 3,6 punti percentuali entro la fine del 2026, superando il 5%, la protezione offerta da questi strumenti assume un valore tattico rilevante.
Le obbligazioni a breve scadenza, per la loro bassa sensibilità alle variazioni dei tassi (duration ridotta), risultano meno vulnerabili in caso di inasprimento della politica monetaria. Nel comparto del reddito fisso si registra una preferenza marcata per la gestione della duration: i flussi si concentrano sulle scadenze brevi, con gli ultra short-term e i short-term in evidenza, mentre il tratto lungo subisce deflussi. Questo dato di flusso conferma che gli investitori stanno già agendo in questa direzione.
La rivoluzione fiscale tedesca: nuova offerta di carta governativa europea
Uno degli elementi strutturali più rilevanti per il reddito fisso europeo nel 2026 è la svolta fiscale della Germania. Il Bundestag ha approvato un grande piano di investimenti che modifica le regole costituzionali di bilancio, con un fondo speciale da 500 miliardi di euro in dodici anni destinato alla modernizzazione delle infrastrutture del paese, per rinnovare strade, ponti, ferrovie, scuole e impianti energetici.
Il bilancio di base tedesco per il 2026 autorizza una spesa complessiva di 524,5 miliardi di euro, inclusi 58,3 miliardi destinati agli investimenti, con la difesa come voce in maggiore espansione: il bilancio di base salirà a 82,7 miliardi, oltre 20 miliardi in più rispetto all’anno precedente, e considerando il fondo speciale, la spesa militare totale raggiungerà i 108,2 miliardi.
Questa svolta produce effetti diretti sul mercato obbligazionario. L’annuncio tedesco ha avuto un impatto immediato, con un’impennata dei rendimenti dei Bund a lunga scadenza nell’ordine dei 70 punti base per le scadenze oltre gli 8 anni. L’effetto si è propagato agli altri mercati obbligazionari dell’Eurozona, con un generale rialzo dei rendimenti a lungo termine dei principali paesi dell’euro. Per gli investitori in ETF obbligazionari, questo si traduce in un allargamento dell’universo investibile e in rendimenti potenzialmente più elevati sul segmento governativo a lunga scadenza.
A livello europeo, anche la Commissione europea sta incrementando la propria attività di emissione per finanziare programmi come SAFE, il piano per la sicurezza e la difesa. Questo amplia ulteriormente le opportunità disponibili per chi investe in bond governativi sovranazionali attraverso ETF.
L’intelligenza artificiale e la difesa: due vettori di nuova offerta obbligazionaria
Il reddito fisso europeo è attraversato anche da trasformazioni strutturali che generano domanda di finanziamento, e quindi nuova offerta di obbligazioni. Sul fronte tecnologico, lo sviluppo delle infrastrutture legate all’intelligenza artificiale — data center, reti, semiconduttori — richiede investimenti ingenti che le aziende finanziano in parte attraverso l’emissione di debito. Sul fronte della difesa, la rincorsa al riarmo su scala continentale sta spingendo la spesa pubblica e la domanda di capitali da parte delle aziende del settore.
Entrambe le tendenze ampliano l’universo investibile del credito europeo, offrendo agli investitori in ETF la possibilità di catturare rendimento in settori con visibilità di lungo termine sulla domanda di finanziamento.
Record di raccolta sugli ETF europei: il mercato parla chiaro
Il dato più eloquente sulla fiducia degli investitori nel reddito fisso europeo viene dai flussi sugli ETF. Gli ETF europei ed ETC hanno raccolto 49,7 miliardi di euro a febbraio 2026, quasi allo stesso livello dei 49,8 miliardi registrati a gennaio, segnando l’inizio d’anno più forte mai registrato. I 93,5 miliardi di flussi nei primi due mesi hanno superato i 91,3 miliardi raccolti nell’intero primo trimestre del 2025.
Gli ETF obbligazionari detengono 517 miliardi di euro in asset, pari al 18% del totale. I flussi verso le strategie obbligazionarie hanno superato quelli azionari per il terzo anno consecutivo nel 2025. Per gli ETF obbligazionari, a febbraio la raccolta è stata pari a 9,8 miliardi di dollari, con una chiara preferenza per i governativi e per le esposizioni all’Area Euro, seguite da mercati globali ed emergenti.
Sul mercato italiano, i fondi obbligazionari governativi ultra-short term hanno raccolto 1,7 miliardi di euro a marzo, di cui 1,2 miliardi verso indici dei Treasury USA a brevissimo termine e 567 milioni verso titoli di Stato europei della stessa durata. Anche il segmento ESG ha mostrato resilienza: sempre a marzo, il credito investment grade sostenibile ha attratto 606 milioni di euro, segnale che la preferenza strutturale per i prodotti ESG ha retto anche in una fase di forte pressione sui mercati.
Gennaio 2026 ha segnato anche il 40° mese consecutivo di afflussi netti nel settore degli ETF europei, un indicatore della fiducia persistente degli investitori verso questi strumenti.
L’approccio attivo e l’alpha enhancement: strumenti per navigare l’incertezza
Di fronte a un mercato che offre opportunità distribuite su più segmenti e duration, la selezione conta più della semplice esposizione passiva all’indice. Paquier indica nell’approccio attivo e flessibile la chiave per estrarre valore in questo contesto.
Una strada percorribile è quella delle strategie alpha-enhanced: approcci attivi che mirano a sovraperformare un benchmark pur mantenendo un profilo di rischio inferiore a quello di una gestione puramente discrezionale. Questi modelli ricorrono spesso al factor investing, che classifica le obbligazioni in base a caratteristiche come qualità, valore, basso rischio e momentum.
Il factor investing applicato al credito consente di identificare sistematicamente gli emittenti con fondamentali più solidi — bassa leva finanziaria, forte generazione di cassa, gestione prudente — riducendo l’esposizione a quelli più vulnerabili. Abbinato a un overlay attivo, questo approccio punta a ottenere rendimenti superiori al benchmark con una volatilità di portafoglio contenuta: una combinazione particolarmente utile quando il contesto macro è instabile e le dispersioni tra emittenti tendono ad allargarsi.
L’Europa come alternativa alla concentrazione americana
C’è infine una ragione strutturale che spinge capitali verso il reddito fisso europeo: la diversificazione dal dollaro e dall’incertezza politica americana. Le tensioni commerciali legate ai dazi, la disputa sull’indipendenza della Federal Reserve e la volatilità delle politiche fiscali americane hanno reso più costoso, in termini di rischio, puntare in modo concentrato sugli asset statunitensi.
Gli investitori europei hanno continuato a privilegiare esposizioni azionarie globali, dei mercati emergenti e dell’Europa, mentre coloro che volevano esposizione solo al mercato statunitense hanno preferito l’approccio equal-weighted come forma di protezione dalla concentrazione. Questa rotazione si riflette anche sull’obbligazionario: a febbraio le esposizioni all’Area Euro hanno guidato la raccolta degli ETF obbligazionari con un saldo di 6,4 miliardi di dollari, mentre le esposizioni all’obbligazionario americano hanno registrato deflussi pari a -1,2 miliardi di dollari.
Conclusioni
Il reddito fisso europeo attraversa una fase complessa, ma non priva di logica interna. Il conflitto iraniano ha alzato l’incertezza sul percorso dell’inflazione e della politica monetaria, ma ha anche prodotto rendimenti più elevati — a vantaggio di chi entra oggi sul mercato — e ha rafforzato la domanda di strumenti con caratteristiche difensive come gli inflation-linked e i titoli a breve scadenza.
Sul piano strutturale, la svolta fiscale tedesca, la crescita dell’emissione sovranazionale europea, la spesa in infrastrutture tecnologiche e difesa ampliano l’universo investibile e sostengono i fondamentali delle aziende europee. I dati di raccolta sugli ETF confermano che gli investitori istituzionali e retail hanno già incorporato queste considerazioni nelle loro scelte di portafoglio.
In questo scenario, gli ETF si confermano strumenti efficaci per accedere al mercato del reddito fisso europeo con flessibilità operativa, costi contenuti e possibilità di adottare approcci attivi o fattoriali senza rinunciare alla liquidità. La capacità di ribilanciare rapidamente l’esposizione tra segmenti, duration e geografie rimane il vantaggio competitivo principale in un mercato che — come dimostra la sequenza degli eventi del primo trimestre 2026 — può cambiare volto nel giro di poche settimane.
Se vuoi saperne di più : ETF cosa sono e come funzionano
Fonte: ETFWorld.it









