II boom delle quotazioni dell’argento, che ha caratterizzato il primo semestre dell’anno, era prevedibile?…
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Sì. Bastava leggere con attenzione le lettere dei più noti analisti e traine le dovute conseguenze. A fine gennaio Jason Hamlin ricordava l’entità macroscopica delle vendite di monete d’argento nel primo mese dell’anno (superavano i 5 milioni, eclissando il precedente record di 4,6 milioni del novembre 2010).
Nello stesso articolo si citava Bill Haynes, presidente di Cmi Gold & Silver, che parlava della cronica lentezza nella consegna di metallo, sintomo di problemi di liquidità. Il gestore Eric Sprott aveva dovuto attendere due mesi per ricevere 22 milioni di once necessarie per il funzionamento del suo nuovo Silver Fund.
Un ennesimo segnale proveniva dal fatto che le monete d’argento disponibili sul mercato erano trattate a premio del 20% rispetto al contenuto di metallo fine presente nelle stesse. Sempre Hamlin ricordava che il rialzo dell’argento non era episodico, ma giustificato dai fondamentali. Mentre l’oro infatti aveva visto sestuplicare la quantità di metallo presente sulla superficie dal 1980, l’argento in 30 anni aveva visto scomparire circa il 90% del metallo disponibile.
Hamlin concludeva la sua analisi dicendo che il rialzo dell’argento dell’80% del 2010 era solo l’inizio di un movimento rialzista consistente: «Mi attendo che l’argento tocchi quota 45 dollari per oncia nel 2011 e sorpassi il livello di 100 nel 2012. Il treno sta per partire in stazione. Siete a bordo?». Le previsioni si sono rivelate accurate per il 2011 con un prezzo massimo (finora) di 49 dollari.
Autore: Guido Bellosta
Fonte: Borsa e Finanza del 23 luglio 2011









