Pasini (Federacciai): «La produzione cresce più della media europea, ma al boom dei prodotti piani si contrappone il limitato aumento di quelli lunghi»….
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La siderurgia italiana cresce. A ritmi però diversi. Secondo gli ultimi dati diffusi da Federacciai, nel primo quadrimestre di quest’anno le fonderie nazionali hanno sfornato 9,41 milioni di tonnellate di acciaio battendo la crescita media europea limitata al 5,7% e segnando un incremento dell’8,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
«Tuttavia – avverte Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai – all’aumento del 26,3% registrato nei primi tre mesi dai prodotti piani (automotive, elettrodomestici, cantieristica navale, meccanica, ecc.) si contrappone l’incremento circoscritto al 7,4% mes-so a segno da quelli lunghi (edilizia civile e industriale, ecc.) a causa della debole do-manda da parte del settore delle costruzioni, a sua volta determinato dai ritardi nello sviluppo dei piani infrastrutturali, oltre che da una lenta ripresa economica».
Non solo. «Il no al nucleare di una serie di paesi europei – afferma Pasini – comporterà un maggior utilizzo di fonti tradizionali e alternative che farà lievitare ulteriormente i costi energetici, che in Italia già pesano per il 40% sul totale dei costi per produrre acciaio; inoltre per continuare ad essere competitivi è essenziale che qualunque inasprimento dei già pesanti vincoli ambientali unilaterali imposti dalla Commis sione Europea debba corrispondere ad eguali misure obbligatorie per nazioni qua-li Cina, India e Usa».
Che intanto continuano a crescere: da gennaio ad aprile l’Asia ha prodotto 319,4 milioni di tonnellate, quasi il 64% dell’intero output mondiale. Inoltre, nel Vecchio Continente fa sempre più paura la Turchia che nello stesso periodo di riferimento ha aumentato la produzione del 26 per cento.
Autore: Gianluigi Raimondi
Fonte: Borsa e Finanza del 18 giugno 2011









