ETF a rendimento definito: perché la gestione attiva conta secondo WisdomTree

Per gli ETF a rendimento definito, la gestione attiva rappresenta una condizione necessaria per preservare la prevedibilità dei risultati che gli investitori si attendono. È quanto sostiene Jack Roberts, fund manager di WisdomTree, in un commento diffuso dalla società.

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Articolo creato dalla Redazione di ETFWorld.it


Jack Roberts, fund manager di WisdomTree


Jack Roberts, fund manager della società, esamina i limiti dei prodotti strutturati e degli approcci passivi, soffermandosi sul ruolo degli swap con molteplici controparti

Secondo Roberts, l’impiego di indici azionari reali — come S&P 500, Euro Stoxx 50 e FTSE 100 — e il ricorso a più fornitori di swap impongono scelte di portafoglio continue. La questione interessa da vicino il mercato italiano: il 30 settembre 2026 WisdomTree ha quotato su Borsa Italiana e Xetra due ETF UCITS a gestione attiva basati su autocallable.

La natura dell’investimento a rendimento definito

Roberts muove dalla definizione stessa della strategia. «La filosofia dell’investimento a rendimento definito consiste nel dare priorità alla probabilità di raggiungere un target di rendimento piuttosto che alla massimizzazione del potenziale di rialzo», ha scritto.

Il gestore sottolinea che il risultato dipende in ultima analisi dalle modalità di attuazione della strategia. Per questa ragione passa in rassegna i diversi strumenti attraverso cui gli investitori hanno finora potuto accedere a questo tipo di investimento.

Prodotti strutturati singoli e portafogli di note

Storicamente, l’accesso è avvenuto tramite singoli prodotti strutturati. Secondo Roberts, i loro esiti sono prevedibili, ma un singolo prodotto in portafoglio espone l’investitore al rischio specifico di quel prodotto e al rischio di tempistica, tanto in entrata quanto in uscita.

Gli investitori più sofisticati hanno spesso preferito costruire portafogli composti da più prodotti strutturati. Questa soluzione offre un certo grado di diversificazione. Roberts rileva tuttavia che tali portafogli sono operativamente onerosi da gestire, presentano limiti di liquidità e rimangono esposti al rischio di credito dell’emittente e al rischio di concentrazione.

Il gestore descrive la scelta tra le diverse soluzioni come un compromesso tra complessità operativa e risultati per l’investitore. Lo stesso criterio, spiega, si applica ai fondi comuni e agli ETF a rendimento definito, sia passivi sia a gestione attiva.

I limiti degli ETF passivi a rendimento definito

Le soluzioni ETF passive basate su indici sono relativamente semplici da implementare. Roberts le considera però rigide. L’indice sottostante a cui sono collegate tende a essere costruito appositamente con tecniche di ingegneria finanziaria.

«Questo indice appositamente costruito può comportarsi in modo molto diverso dal mercato azionario, sacrificando la prevedibilità del mondo reale per gli investitori», ha affermato il gestore.

Roberts indica anche il vantaggio operativo di queste soluzioni per chi le gestisce. «Le soluzioni passive basate su ETF sono più semplici per il gestore degli investimenti, essendo generalmente costituite da un singolo swap con un unico provider di swap, ma ciò avviene probabilmente a scapito dei risultati per gli investitori», ha scritto.

Gestione attiva e indici azionari reali

Un ETF o un fondo comune a gestione attiva non replica un indice. Secondo Roberts, può quindi utilizzare indici azionari reali e mantenere la prevedibilità che gli investitori in strategie a rendimento definito si aspettano.

«Quando si utilizzano indici reali come S&P 500, Euro Stoxx 50 e FTSE 100 per costruire un portafoglio a rendimento definito, la gestione attiva diventa particolarmente importante», ha spiegato. «Ciò è dovuto al fatto che i parametri di determinazione dei prezzi per questi indici, come tassi di interesse, dividendi e volatilità implicita, cambiano continuamente.»

Il gestore aggiunge che ogni singolo investimento a rendimento definito presenta molte caratteristiche modificabili. Questo genera numerose possibili decisioni di investimento. La gestione attiva, secondo Roberts, offre al gestore la flessibilità necessaria per ottimizzare tali scelte.

Con l’evolversi delle condizioni di mercato cambia anche l’investimento che ha maggiori probabilità di aiutare il portafoglio a raggiungere il proprio obiettivo. In un portafoglio di investimenti a rendimento definito, ogni nuova operazione va valutata rispetto all’intero portafoglio. Roberts riconosce che questo approccio è più complesso dal punto di vista operativo.

Swap con più controparti e determinazione dei prezzi

Il secondo elemento indicato da Roberts è la possibilità di lavorare con più fornitori di swap. Negoziare gli investimenti a rendimento definito in modo istituzionale tramite swap, e non tramite note, consente secondo il gestore di ridurre al minimo l’esposizione alla controparte e di eliminare in larga misura il rischio di credito dalle considerazioni alla base della decisione di investimento.

Quando i fornitori di swap sono messi sullo stesso piano, spiega Roberts, le differenze di prezzo dipendono dalla loro propensione al rischio, che cambia nel tempo come le condizioni di mercato.

«Un provider di swap potrebbe offrire condizioni di prezzo favorevoli su un determinato indice sottostante, ma prezzi meno competitivi su un altro, oppure essere forte su strutture di barriera aggressive ma debole su strutture di barriera difensive», ha scritto. E ha aggiunto: «Spesso, il provider di swap che in un determinato mese offre il prezzo migliore potrebbe risultare il meno competitivo nel mese successivo.»

Per questo, secondo il gestore, occorre valutare contemporaneamente diverse strutture e chiedere i prezzi a più fornitori. Una volta ricevuti prezzi eseguibili, le operazioni vanno riesaminate nel contesto dell’intero portafoglio prima dell’esecuzione.

«Questo processo richiede un’ottimizzazione continua e, insieme a molteplici swap con molteplici provider, per il gestore è impegnativo dal punto di vista operativo; tuttavia, per l’investitore, è probabile che porti a risultati migliori a lungo termine», ha concluso Roberts su questo punto.

Conclusioni

Nel commento Roberts sostiene che il risultato di una strategia a rendimento definito dipende dalla qualità della sua attuazione. I prodotti strutturati singoli espongono a rischi specifici e di tempistica; i portafogli di note sono complessi da gestire e restano soggetti al rischio dell’emittente; gli ETF passivi sono semplici ma legati a indici costruiti ad hoc e, in genere, a un solo provider di swap.

La gestione attiva, secondo il gestore, consente di usare indici azionari reali, di adattare le scelte di portafoglio ai cambiamenti di tassi, dividendi e volatilità implicita e di confrontare i prezzi di più controparti. Il costo è una maggiore complessità operativa per il gestore. Con la quotazione di DRTN e DRTD a Piazza Affari, questo approccio è ora disponibile anche agli investitori italiani in formato ETF.

Note

Le opinioni riportate sono di Jack Roberts, Fund Manager di WisdomTree. I dati sugli ETF sono tratti dal comunicato stampa e dalle schede prodotto di WisdomTree.

Se vuoi saperne di più : Gli Exchange Traded Funds (ETF): Guida Completa – Funzionamento, Costi e Rischi

Fonte: ETFWorld.it